Incendio di Canazei, il poliziotto in pensione: «Maso distrutto, mi resta solo il crocefisso, cosa farò adesso?»

Sabato 5 Giugno 2021 di Raffaella Gabrieli
Aldo Stefano Sief

COLLE SANTA LUCIA  - «Ho perso tutto. Ciò che mi rimane sono gli abiti che indosso, un pacco di documenti che sono riuscito a mettere in salvo e il crocifisso a cui è sempre stata devota la mia famiglia. E a questo punto, come diceva sempre mia mamma, sarà quel che Dio vuole». È sconvolto Aldo Stefano Sief, 63enne celibe e poliziotto in pensione, di fronte a ciò che resta del suo maso di fine Ottocento dove viveva da solo. Un edificio, quello che dà sulla piazzetta del paese, assolutamente non agibile e che difficilmente potrà tornare a essere abitabile. Egli occupava il piano terra e il primo mentre il secondo era di proprietà di una famiglia, anch'essi Sief, residente in provincia di Verona.


L'INIZIO DI TUTTO
«Stavo guardando la televisione - racconta Sief - quando, all'improvviso, è andata via la corrente elettrica. Inoltre ho iniziato a sentire dei rumori strani, un crepitìo forte e continuativo che mi ha fatto pensare a una grandinata. Ero seduto sulla poltrona e ho guardato l'orologio: erano le 14.40. Mi sono quindi affacciato alla finestra e ho visto la vicina di casa che correva da una parte all'altra della strada, tutta agitata con il cellulare in mano. Allora sono uscito in giardino per capire cosa stesse accadendo e mi sono accorto che dal fienile accanto alla mia abitazione uscivano fiamme altissime. Allora ho compreso che quel particolare scoppiettio derivava dal legno centenario del rustico che stava andando a fuoco». Pur terrorizzato dagli eventi, Sief ha cercato di affrontare la circostanza. Per prima cosa, temendo che il fuoco raggiungesse la sua abitazione, egli ha portato fuori dalla cucina, in giardino, la bombola del gas. «E poi sono corso al piano terra, dove c'erano altri oggetti infiammabili - ricorda - ma ho capito ben presto che la situazione stava precipitando. Allora sono risalito in casa a prendere qualche effetto personale. E quindi due cassetti dove conservavo documenti e un cestino a portata di mano con della biancheria intima. Poi, grazie alla sensibilità dei vigili del fuoco che mi hanno dato una mano a recuperarlo, sono riuscito a salvare lo storico crocifisso ligneo a cui la mia famiglia è sempre stata devota».
LA PREOCCUPAZIONE
«Da una parte sono contento perché almeno mi sono salvato - sottolinea Sief - ma dall'altra mi abbatto perché sono rimasto senza nulla. Cosa farò ora? Mia nipote mi ha invitato a trascorrere la notte con la sua famiglia ma non posso certo trasferirmi da lei. Spero di riuscire a venirne a capo perché la situazione è tutt'altro che semplice». In realtà la solidarietà del paese è già scattata con più persone che gli hanno offerto ospitalità e con il sindaco che già da oggi lavorerà per trovare un alloggio da destinargli. «Nella disgrazia - afferma - ci sono due cose positive: che non ci siano stati morti o feriti gravi e che l'episodio sia accaduto di giorno consentendo ai soccorritori di contenere i danni. E poi, per fortuna, c'era poco vento e che soffiava a monte. Se fosse stato il contrario, forte e verso valle, il paese di Canazei non esisterebbe più».
LA PARTECIPAZIONE
Con i pantaloni zuppi di acqua e le scarpe ancora di più, Sief ha seguito passo passo le operazioni di spegnimento delle fiamme. Ha collaborato con i vigili del fuoco e ha cercato di recuperare il recuperabile. «Ma ora sono stanco e provato - diceva ieri in serata - Spero di trovare la lucidità per affrontare al meglio una situazione che mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a vivere. In 35 anni in Polizia ne ho viste di situazioni tristi e tutte in salita e questa rientra sicuramente nella categoria. Per darmi forza continuo a ripetere dentro di me, sposando la sua profonda fede, ciò che diceva sempre mia mamma. E cioè: sarà quel che Dio vuole».
 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA