Ideal Standard chiude lo stabilimento di Trichiana: 500 persone senza lavoro. Subito due giorni di sciopero. Il ministro D'Incà: «Decisione gravissima»

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Redazione Web
I lavoratori dell'Ideal Standard sotto la prefettura di Belluno
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TRICHIANA - «Nell'incontro tenutosi oggi mercoledì 27 ottobre al Ministero dello Sviluppo economico, Ideal Standard ha comunicato quanto già deciso e pianificato da tempo e che sino ad oggi si era ben guardata dal confermare. Nessun piano industriale per il sito di Trichiana, ma anzi la comunicazione di voler cessare le attività produttive nell’arco dei prossimi mesi. L'azienda e i dirigenti - mercenari che la rappresentano mostrano il loro vero volto e dopo mesi di menzogne sono costretti ad ammettere la verità di quanto denunciato più volte dal Sindacato e dalle Istituzioni tutte. Abbiano chiaro più di sempre che Trichiana non si chiude e deve iniziare una trattativa che deve portare alla continuità del sito come chiesto già oggi dal Sindacato, dalla Regione Veneto e dal Governo». Così le segreterie territoriali di Femca, Filctem e Uiltec che proclamano come prima iniziativa 16 ore di sciopero nei giorni 28 e 29 ottobre (giovedì e venerdì con picchetto all'entrata) con assemblea unica e generale per giovedì 28 alle ore 11.30 nel piazzale interno alla fabbrica. Idel Standard (ex Ceramiche Dolomiti) dà lavoro a circa 500 persone nel Bellunese.

Il ministro d'Incà

«La decisione di volere terminare le attività dello stabilimento Ideal Standard di Trichiana è gravissima: sono estremamente deluso dall’atteggiamento adottato da parte della proprietà a cui, in molte occasioni formali, era stata chiesta chiarezza sul futuro dei lavoratori del sito. E proprio alla proprietà, a partire dal tavolo ministeriale che si era svolto lo scorso mese di marzo, era anche stato chiesto di non volere dismettere il marchio Ceramica Dolomite. Non solo: anche durante l’ultimo incontro che si è tenuto nel mese di agosto, ci si aspettava un passo in avanti da parte della stessa azienda che si sarebbe dovuta pronunciare sul piano industriale entro la data odierna».

Lo dichiara Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, intervenendo al termine del tavolo su Ideal Standard. «Questa decisione non è accettabile: non tiene conto delle capacità dei dipendenti dell’unico sito produttivo rimasto in Italia e non tiene conto dell’opportunità di rilancio, in un momento di grande ripersa dell’economia, in particolare nel settore edile», osserva D’Incà. Secondo il Ministro per i Rapporti con il Parlamento “«l vero grande obiettivo da parte del Governo è quello di intervenire per la salvaguardia della produzione e per dare continuità al sito: gli sforzi andranno nella tutela degli operai che da tempo dimostrano dedizione per un’azienda storica del bellunese. Sono in costante contatto con le organizzazioni sindacali di cui mi farò portavoce con il Ministero dello Sviluppo economico per trovare una soluzione».

Ugl Chimici 

«La cessazione delle attività produttive nel sito veneto – sottolineano Enzo Valente delle Segreteria Nazionale Chimici ed il Segretario regionale Veneto Chimici Alberto Pietropoli – è qualcosa che arriva da molto lontano. I tanti sacrifici che sono stati chiesti ai lavoratori in questi ultimi anni non sono serviti, a dimostrazione di una decisione che il gruppo industriale aveva già preso da tempo e che oggi, purtroppo, si concretizza». Il sindacato chiede una presa di posizione forte da parte delle istituzioni affinché il sito possa continuare a mantenere la propria vocazione industriale e che non si disperda un patrimonio produttivo storico: «Chiediamo che l’Ideal Standard, qualora non ci fosse un ripensamento, permetta quantomeno una reindustrializzazione del sito e consenta ad eventuali imprenditori interessati a subentrare e produrre ceramica mettendo a disposizione anche lo storico marchio Dolomiti che riteniamo patrimonio del territorio. Per tale operazione abbiamo bisogno di più tempo e di conseguenza non possiamo permettere che si dichiari la cessazione produttiva e che si apra la procedura di mobilità. Chiediamo che già a partite dai prossimi incontri, quello regionale e quello nazionale, ci si arrivi con impegni concreti e che l’Ideal Standard non si presenti al tavolo con ultimatum. In ballo c’è il futuro di circa 500 famiglie e di un pezzo di storia del manifatturiero italiano».

La Regione Veneto

«Giornata drammatica oggi per l’intera industria veneta. La dichiarazione della chiusura dello stabilimento di Ideal Standard a Trichiana ci lascia sotto shock perché è molto grave. I lavoratori, da tempo, avevano mostrato preoccupazione e ipotizzato che le decisioni della multinazionale andassero in questa direzione e, purtroppo, è accaduto ciò che temevano». Questo il primo commento dell’Assessore regionale al lavoro Elena Donazzan che oggi, assistita dall’Unità di Crisi Aziendali della Regione del Veneto, ha partecipato al tavolo convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico a Roma per trattare del futuro dello stabilimento di Trichiana, in comune di Borgo Valbelluna: «La Regione del Veneto è sempre stata presente, in tutti i tavoli, e si è battuta strenuamente a fianco dei lavoratori e del sindacato, ma oggi pare che le scelte siano definite - continua l’assessore Donazzan –. Non è accettabile che i costi finanziari determinino la chiusura di uno stabilimento, realtà dove nel 2015, rinunciando a 170 euro al mese, cifra che nella busta paga di un operaio pesano moltissimo, determinarono un risparmio di circa 8 milioni di euro. Il costo dell’investimento che venne fatto di un nuovo forno di ultima generazione. Quel forno che oggi permette la produzione di ceramica di altissima qualità».

«Oggi sono circa 500 famiglie che rischiano di non avere più un posto di lavoro in Ideal Standard ma si calcola che i lavoratori coinvolti nell’indotto siano il doppio – sottolinea l’Assessore al lavoro del Veneto -. Cifre alle quali vanno aggiunti gli oltre 300 lavoratori di ACC, in un territorio Borgo Valbelluna che oggi è sottoposto a gravi problematiche occupazionali». La Regione del Veneto, su richiesta delle parti sindacali, ha formalizzato al MISE la disponibilità ad essere parte attiva nella gestione dei tavoli di trattativa. La proposta è stata accettata anche dall’azienda, fissando l’appuntamento al 5 novembre in sede regionale per una trattativa, che si annuncia intensa e molto articolata. L’azienda al tavolo si è detta disponibile a ragionare su tutte le richieste che il sindacato, unitamente alla Regione, ha avanzato in termini di continuità industriale, anche con eventuale acquisizione da parte di competitor, cessione del marchio Ceramica Dolomite e tutto ciò che potrà servire per attirare un nuovo investitore industriale.

“La situazione è tutt’altro che semplice – precisa ancora Donazzan -, nonostante la disponibilità dell’azienda a ragionare, non possiamo dimenticare che quel territorio è gravemente sottoposto a stress da impatto occupazionale e crisi produttiva, che i costi delle materie prime e quelli energetici hanno raggiunto livelli di insostenibilità. Sarà necessario mettere in campo anche tutte le forze della cosa pubblica”.

“Abbiamo cercato di convincere la multinazionale a rimanere, mettendo a disposizione tutti gli strumenti della Regione del Veneto, di cui, per altro, Ideal Standard in passato ha beneficiato – dichiara in conclusione Elena Donazzan -. Il mio auspicio continuino ad investire nel nostro territorio ma con rispetto della filiera e dell’indotto generato. Mi aspetto che un territorio oggi così duramente colpito qual è Borgo Valbelluna, in considerazione delle crisi di Ideal Standard e ACC, divenga uno dei primi punti dell’agenda di Governo in materia di rilancio produttivo e difesa occupazionale”.

 

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA