Miramonti, due giorni per mettersi in regola: «Altrimenti lo chiudiamo completamente»

Martedì 24 Gennaio 2023 di Olivia Bonetti
Vigili del fuoco davanti al Miramonti di Cortina

CORTINA D'AMPEZZO - Tra due giorni l’hotel Miramonti Majestic di Peziè potrebbe chiudere. L’ultimatum è stato dato ieri dalle autorità al termine del tavolo di confronto che si è tenuto in Prefettura a Belluno. Ricordiamo che sulla struttura pende l’ordinanza di sospensione della licenza alberghiera emessa dal sindaco Gianluca Lorenzi il 18 gennaio scorso. È quindi una corsa contro il tempo quello che sta compiendo la proprietà, ovvero la società Geturhotels che fa riferimento alla famiglia dell’imprenditore trevigiano dell’abbigliamento Efrem Zanchetta. Dovranno produrre al Comune tutta la documentazione per attestare che non vi è pericolo per gli occupanti della storica struttura. Un pericolo che era stato chiesto di verificare nel dettaglio ai vigili del fuoco dal cliente Matteo Corsini, immobiliarista romano che non si ferma. Mentre si sta cercando di gestire il caso Miramonti infatti sulla scrivania di prefetto e procuratore stanno arrivano esposti a raffica su altre strutture di Cortina. Ma nuove segnalazioni anche sullo stesso albergo di Peziè: Corsini sta passando ai raggi X gli aumenti di superficie «su cui si chiede una verifica della documentazione amministrativa quali i titoli edilizi o condoni concessioni in sanatoria che ne abbiamo legittimato lo stato di fatto e la disponibilità dei certificati di agibilità speciale, sempre secondo quanto stabilito del Comune di Cortina d’Ampezzo».

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IL TAVOLO
I primi ad arrivare ieri a Palazzo dei Rettori i vigili del fuoco con due faldoni in cui sono contenuti gli accertamenti effettuati al Miramonti. Due i sopralluoghi: quello del 2 settembre scorso quando l’albergo era chiuso e quello del 3 gennaio, richiesto da Corsini. Al tavolo, coordinato dal prefetto Marianmo Savastano, i funzionari dei pompieri e il comandante provinciale Antonio Del Gallo, il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi. Poi la proprietà che è arrivata assistita dai suoi tecnici e con al fianco l’avvocato Bruno Barel dello studio trevigiano BM&A. L’incontro è durato quasi 3 ore e mezza e non era aperto al pubblico. Al termine quasi nessuna dichiarazione: lo stesso prefetto, pur pressato dalla stampa, ha ritenuto di non rilasciare interviste.

IL SINDACO
A spiegare quello che sta accadendo all’uscita il sindaco Gianluca Lorenzi. «La proprietà ha chiesto ancora due giorni - ha detto - d’altronde parliamo di un albergo non di un negozio dove si tira giù la saracinesca ed è finita. Nel frattempo loro hanno raccolto tutta una serie di documentazioni in merito a quelle che erano state le prescrizioni dei vigili del fuoco. Stanno adempiendo anche dal punto di vista strutturale, ridimensionando alcune aree che potevano essere a rischio. E in questi due giorni ci hanno garantito che ci produrranno tutta quella documentazione necessaria per valutare che sia la sicurezza per i clienti». «Da parte nostra - prosegue il primo cittadino - c’è la volontà di non mettere nessuno in crisi, però rimane sempre la salvaguardia delle persone». La documentazione verrà presentata all’ufficio in Comune e sarà poi valutata con vigili del fuoco e prefetto. Lorenzi è categorico: «Se tra due giorni verrà accertato che non c’è la sicurezza per i clienti l’albergo chiuderà». Il sindaco ha spiegato che tra le ipotesi per ridurre il rischio c’è quella di chiudere alcune sale o le autorimesse, o alcune parti. 

LA DIFESA
Il legale della famiglia Zanchetta, avvocato Bruno Barel si è detto soddisfatto: «È stato un incontro molto utile, ringrazio il prefetto e la sua iniziativa che per la prima volta è stato creato un tavolo di dialogo tra tutte le parti». E ha spiegato: «Si è deciso di fare un approfondimento: in questi giorni condivideremo dei documenti tecnici in modo tale che sia possibile fare chiarezza. Completeremo la documentazione dando ulteriori elementi di valutazione». Non ha nascosto che «ci stiamo comunque organizziamo per chiudere nel rispetto dell’ordinanza, ma non si può fare in 24 ore. È una macchina con 60 dipendenti». Ma è convinto che all’esito dei chiarimenti «emergerà quello che noi pensiamo» e che quindi la struttura sarebbe in regola e sicura. 

Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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