Hotel Corinna, chiesti 11 anni per bancarotta ed evasione fiscale

Mercoledì 15 Gennaio 2020

È proseguito ieri mattina, davanti ai giudici del Tribunale collegiale, il processo in merito alla ristrutturazione dell'hotel Corinna di Forno di Zoldo, nel bellunese, con la trasformazione urbanistica in sei unità di tipo residenziale. Il pubblico ministero Marco Peraro, ha chiesto 8 anni di reclusione per Paolo De Rossi 63 anni di Padova, e tre anni e sei mesi per Antonio Finato 65 anni di Padova. Ha invece chiesto l'assoluzione per Emilio Soligo, 62 anni di Vedelago in provincia di Treviso, Renato Allegro, 69 anni di Saccolongo, Valter Nardo 69 anni residente in città, Ezio Carlon, 82 anni di Villa del Conte, ed Enzo Olivotto, 81 anni di Longarone in provincia di Belluno.
I sette erano stati accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta per distrazione, evasione fiscale, truffa e falso materiale in certificazioni amministrative. L'operazione immobiliare a Forno di Zoldo era iniziata male e finita ancor peggio, con una sentenza di fallimento. Allegro e De Rossi sarebbero stati gli ideatori dell'affare attraverso la società Collina del Sole Srl, con sede a Padova, in via Tazzoli, dichiarata fallita il 24 febbraio del 2016, su richiesta della stesso magistrato. Utilizzando una serie di documenti falsificati con timbri del Comune di Forno di Zoldo e della Provincia di Belluno sarebbero riusciti, con la complicità degli altri imputati, a ottenere nel 2011 da Banca Antonveneta un mutuo fondiario di 2,6 milioni di euro, di cui la gran parte erogati dopo la stesura del contratto di compravendita dell'immobile in ristrutturazione da parte della società Immobiliare Europea Srl. Per quel finanziamento Antonveneta non ha mai ottenuto il pagamento dei ratei. L'operazione immobiliare non è poi stata perfezionata. E gli amministratori di Collina del Sole sono stati travolti da una montagna di guai. Secondo l'accusa avrebbero occultato i libri contabili della società facendo sparire quasi mezzo milione di euro ed evadendo, sempre nel 2011, l'imposta Ires per un ammontare di 632 mila euro. Al processo si è costituita parte civile anche la Monte dei Paschi di Siena, che ha chiesto un danno di 2 milioni e 250 mila euro.

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