Hotel chiusi per covid: il proprietario non licenzia e gli chef diventano imbianchini

Sabato 23 Gennaio 2021 di Raffaella Gabrieli
L'hotel si reinventa e impiega i lavoratori come tuttofare
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Agli hotel “Alla Posta” ed “Europa” aperti i “cantieri manutenzione”. Chef e maitre trasformati in imbianchini. Segretari e pasticceri che diventano degli “aggiusta tutto”. Oppure, ancora, cameriere e bariste impegnate nelle pulizie. Un cambio di ruoli, quello avvenuto tra la quindicina di dipendenti fissi degli alberghi della famiglia Pra a Caprile e ad Alleghe, dovuto alla chiusura per pandemia. Un accordo reciproco, tra personale e i titolari, pensato per avere un tornaconto per entrambe le parti: per i primi la possibilità di evitare la cassa integrazione e mantenere il proprio stipendio, per i secondi l’opportunità di dare una rinfrescata ai locali. «Ci è sembrato un gesto doveroso - il commento del titolare Sergio Pra - verso chi da tanti anni lavora nelle nostre strutture se lo sono proprio meritato». 


SCAMBIO DI RUOLI 
«Nonostante facciano di tutto per impedirci di riaprire le nostre attività, creando così tante difficoltà in tutti gli ambiti - afferma Pra - ci siamo “inventati” dall’oggi al domani un’operazione di restyling dei due alberghi. Questo è ciò che siamo stati costretti a fare per concedere un mese e mezzo di lavoro in più ai nostri dipendenti che si sono peraltro dimostrati assolutamente flessibili a cambiare mansione. Nella situazione drammatica, quindi, un aspetto positivo: un grande lavoro di squadra condiviso all’insegna di forza e unione. Siamo felici di ritrovare tra noi così tanta allegria. Ma questo è anche un modo per alzare la nostra voce: si crede davvero che si possa continuare così?». 


IN CAMPO 
Al “Posta” di Caprile da 23 anni, Sokol “Soki” è il responsabile di sala. Mentre da 16 anni Tommaso “Tommy” è il maitre. Barbara “Barbie” e Michele “Michi” da 15 anni svolgono i ruoli, rispettivamente, di governante e responsabile della reception. Daniele invece da 14 anni, in qualità di chef, è il re della cucina: i membri dello staff lo chiamano affettuosamente “il capo”. I dipendenti più giovani sono Fabio “Fabietto” e Daniele “Lele” che da 5 anni lavorano come pasticcere e sous-chef. La new entry è Rosanna “Rosy-Rosita”, che da una stagione fa la barista. E poi c’è Mario che ha lavorato per la famiglia Pra per 49 anni ed ora, nonostante la quiescenza, ha offerto volentieri la disponibilità a dare una mano agli ex colleghi. «Alla pensione ormai non ci credevo più - afferma simpaticamente - e infatti sono ancora qua». Per quanto riguarda lo “Sporthotel Europa”, Fabrizio “Fabri” detiene il record di longevità: in riva al lago, infatti, lo chef lavora da ben 31 anni. Lungo anche il percorso professionale di Nicola “Nik”, 25 anni, che è responsabile della reception. Neo “maggiorenni”, con 18 anni di servizio, sono Massimo “Max” (segretario) e Cristina “Cri” (maitre). Da 10 anni Viorika è la governante dell’hotel, al motto “muso duro e bareta fracada”. E poi, da 4 anni, nel ruolo di sous-chef c’è Alessandro “Ale”. «Siamo come una famiglia - sottolineano i Pra - che spera all’unìsono di poter riprendere la nostra normalità: il lavoro». 
LE PREVISIONI 
«Per com’è la situazione - conclude Sergio Pra - tutto pare remare contro a una prossima riapertura. A cominciare dagli impianti di risalita, per i quali non c’è nemmeno ancora un protocollo gestionale condiviso. Per proseguire con il blocco tra regioni: i confini devono riaprire altrimenti la montagna potrà accogliere magari qualche pendolare veneto nel weekend ma gli alberghi di sicuro resterebbero vuoti. Una situazione generale, questa, che ci fa essere tutt’altro che ottimisti. Al contempo, con spese e tasse che continuano a incalzare, non arrivano nemmeno i ristori promessi».
 

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 14:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA