L'autopsia conferma il suicidio di Giacomo, ma resta il mistero sul perché

Domenica 26 Settembre 2021 di Eleonora Scarton
Giacomo Sartori
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BORGO VALBELLUNA - L’esame sul corpo di Giacomo Sartori, il 29enne di Borgo Valbelluna (Belluno) scomparso venerdì 17 settembre e ritrovato una settimana dopo impiccato ad un albero, conferma il suicidio. Dall’autopsia infatti non risultano segni che facciano pensare all’intervento di terze persone. La notizia ha lasciato sconcertati tutti coloro che conoscevano il giovane e che ancor oggi stentano ad accettare questa versione della tragedia. 


Le ricerche del giovane erano iniziate mercoledì dopo che il proprietario di una cascina a Casorate Primo, nel Pavese, aveva segnalato alle forze dell’ordine la presenza di un’auto vicino all’edificio. Quella era la Volkswagen Polo aziendale assegnata a Giacomo Sartori, sparito il venerdì precedente da Milano. Dentro l’auto c’era il ticket di un mancato pagamento del pedaggio autostradale al casello di Binasco, stampato alle 2.20 di notte. È quindi immediatamente partito il piano per la ricerca delle persone scomparse, con un largo dispiegamento di volontari, tra forze dell’ordine, vigili del fuoco e protezione civile. In supporto, i cani molecolari ed i droni. Venerdì, intorno alle 10.30, la tragica scoperta. Il corpo di Giacomo era appeso a una grande quercia, dai rami molto fitti. Privo di vita. Era a 100 metri dal punto in cui era parcheggiata l’auto: era stata battuta la zona nel raggio di un chilometro attorno, ma il corpo era nascosto dalle fronde. 


Ieri, a Pavia, è stato eseguito l’esame autoptico sul corpo di Giacomo. Dall’approfondimento sul cadavere è arrivata la conferma della morte per asfissia da impiccagione. Sul corpo non sono stati trovati segni di colluttazione che facciano pensare al coinvolgimento di altri. Una delle ipotesi fatte durante le ore immediatamente successive al ritrovamento è che Giacomo avesse provato a risalire al computer aziendale che aveva nello zaino che gli era stato rubato attraverso un’applicazione, imbattendosi nel ladro. Potrebbe esserne scaturito un diverbio finito male. L’autopsia sembra escludere definitivamente questa possibilità.


Giacomo, venerdì 17 sera, si trova in un locale a Porta Venezia nel cuore di Milano con degli amici. Nel corso della serata gli venne sottratto lo zaino con dentro il portafoglio, documenti, le chiavi di casa, il computer aziendale e quello personale. Alle 23.30 circa Giacomo ha lasciato il locale, da solo. È salito a bordo della Polo grigia aziendale, girando per Milano e dopo tre ore ha imboccato l’autostrada Milano-Genova. Ha percorso le strade di Motta Visconti, come emerso dalle riprese di alcune telecamere. Poi ha parcheggiato la macchina in una cascina di Casorate Primo. Una volta posteggiata la vettura, Giacomo avrebbe recuperato nel casolare dei cavi elettrici e una catena che avrebbe poi utilizzato per compiere il gesto estremo. Una ricostruzione che, nonostante sia compatibile con quanto emerso dall’autopsia, lascia dubbi aperti. In primis il luogo. Perché il ragazzo avrebbe scelto proprio questo posto, in cui, secondo i familiari e gli amici non era mai stato? Aveva forse tentato di recuperare il suo computer attraverso un’app di geolocalizzazione che aveva installato imbattendosi in qualcuno? Un altro interrogativo riguarda quella sera. Da quando Giacomo lascia la vineria a Porta Venezia a quando prende l’autostrada passano tre ore: cosa ha fatto nel frattempo? Ci vorranno ancora alcuni giorni prima di conoscere la data del funerale a Mel.

Ultimo aggiornamento: 17:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA