Fusione tra Union Feltre, San Giorgio e Belluno: il ministro dice "sì"

Lunedì 14 Giugno 2021 di Egidio Pasuch
Il progetto di fusione tra Union San Giorgio, Union Feltre e Belluno è stato presentato in Provincia al ministro D'Incà

In attesa di sottoporsi al cruciale giudizio dei tifosi e delle rispettive basi (stasera a Seren il confronto del Cda feltrino con soci e simpatizzanti), il progetto di fusione messo a punto dai vertici delle tre società di serie D incassa altri consensi, almeno a livello istituzionale. In un nuovo incontro tenutosi a palazzo Piloni, dove già lunedì scorso i rappresentanti di Belluno, Union Feltre e San Giorgio Sedico avevano presentato l’iniziativa al presidente della Provincia Roberto Padrin, il progetto è stato illustrato anche al ministro per i rapporti col Parlamento Federico D’Incà. Che lo ha apprezzato perché «rappresenta un’opportunità per lo sport, per i giovani e per il territorio». A illustrare l’operazione al ministro sono andati in 7: 3 dell’anima feltrina (i fratelli Alessio e Dario Cremonese, sponsor dell’Union in cui però non hanno incarichi formali a differenza dell’avvocato Fent, che ne è il vicepresidente), 2 di Sedico (Paolo “Jeki” De Cian e Caio Fant) e 2 del capoluogo (il presidente in pectore del nuovo club, Livio Gallio, con Gianluigi Della Vecchia, membro del Cda). «La possibile fusione – ha commentato il ministro – è indubbiamente positiva per la crescita dello sport bellunese. Un progetto con una visione importante per il calcio della nostra provincia». Ai responsabili delle tre società, D’Incà ha ribadito però una questione: l’importanza dei settori giovanili. «Un aspetto decisivo, infatti – sottolinea il membro dell’esecutivo Draghi - sarà quello degli investimenti nei confronti dei giovani, rafforzando i vivai anche attraverso strutture moderne e all’avanguardia per favorire la preparazione. Si tratterebbe, quindi, di costruire un nuovo percorso per il calcio locale, senza campanilismi ma con forti valori sportivi».


LE INFRASTRUTTURE
Sotto la lente dell’incontro voluto dal presidente della Provincia, Padrin, ex calciatore, è stato soprattutto il tema degli impianti sportivi, per il quale domani è in programma un ulteriore incontro con i sindaci dei Comuni coinvolti. L’obiettivo? Intercettare risorse nazionali e comunitarie per migliorare la dotazione infrastrutturale. «Sono convinto – ha affermato Padrin - che la fusione possa essere la strada giusta per dare al nostro territorio una società sportiva forte, in grado di affrontare un salto di qualità non solo a livello agonistico, ma anche sociale. Per questo ho voluto mettere tutti attorno allo stesso tavolo, nella convinzione che il gioco di squadra è uno dei motori irrinunciabili per la nostra provincia, nello sport come nella vita amministrativa. Ringrazio il ministro D’Incà per aver subito colto l’invito e soprattutto per aver capito l’importanza di questa iniziativa che ha una valenza promozionale, di valorizzazione del territorio e di crescita delle nostre comunità, attraverso lo sport». «A partire dal calcio – ha sottolineato ancora D’Incà - è possibile ragionare su un modello di aggregazione anche per il mondo imprenditoriale e nei confronti dei piccoli Comuni, come è già avvenuto in passato: aggregarsi, significa affrontare al meglio le prossime sfide, come quella del Pnrr che riveste un’assoluta importanza».


L’OK DI CASONI
La fusione incassa anche l’approvazione dell’assessore allo sport di Sedico, Sebastiano Casoni: «Bisogna cercare di superare le logiche dei campanili; quindi la fusione di queste tre importanti realtà in un nuovo soggetto di stampo provinciale e fortemente caratterizzante (basti pensare al nome Dolomiti) dev’essere vista come un’opportunità per ambire a crescere sul piano sportivo e per la conoscibilità del nostro territorio. Al netto comunque della prima squadra e delle relative partite, che fin tanto saranno valevoli per il campionato di serie D potranno essere ospitate in tutti e tre gli stadi, sarà fondamentale, e dai colloqui avuti fin qui è un sentire comune, mantenere e continuare a implementare nei territori tutte quelle attività minori come categorie ma importanti come i settori giovanili, imprescindibili per la vita delle comunità».

 

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