Attenti al fungo che distrugge i reni: "C'è una crescita abnorme"

Venerdì 28 Agosto 2020 di Daniela De Donà
Il fungo velenosissimo che sta crescendo in modo abnorme nei boschi bellunesi
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BELLUNO -  Attenti al fungo. Perchè è mortale. Da una ventina di giorni sta fruttificando, in maniera particolarmente abnorme, nei boschi di conifere e nei boschi misti di tutta la nostra provincia. Questo il suo nome: Cortinarius orellanoides (C. speciosissimus). A lanciare l’allarme è Fabio Padovan, micologo bellunese, consulente di varie Ulss, nonchè presidente del Gruppo Micologico “G.Bresadola” di Belluno.
LUNGA LATENZA
«Abbiamo assistito ad una buttata di questo fungo che demolisce i reni. Se lo si consuma permette poche possibilità di sopravvivenza, il futuro di chi lo ingerisce prevede il trapianto di rene o la dialisi».
Il pericolo, tra l’altro, sta nel fatto che questo fungo ha la caratteristica della lunghissima latenza: «Lo si mangia oggi, insomma, e i sintomi si evidenziano fino a 5-10 giorni dopo l’ingestione». Fabio Padovan – annoverato tra i massimi esperti micologi italiani – non ha ricordi di recenti situazioni con esito tragico che abbiano avuto come protagonisti degli appassionati cercatori di funghi bellunesi, dovuti a questa specie. 
PREVENIRE INFORMANDO
«Ma so di casi di avvelenamento avvenuti, in passato, in Trentino. Problemi molto seri tra i bellunesi hanno riguardato l’ingestione di Amanita phalloides». Di fatto è meglio prevenire, informando. Questo il senso dell’appello all’attenzione portato a chi in terra bellunese ama andar per funghi. Anche perchè non sempre, in questa stagione, non sono solo i conoscitori a godere nel tornare a casa con il cestino pieno. In generale è soprattutto chi si improvvisa – l’esperienza insegna – a rischiare il vomito e la diarrea da intossicazione. 
DESCRIZIONE 
Ecco, quindi, la descrizione del fungo da evitare accuratamente. Il Cortinarius orellanoides è di taglia medio-piccola, con diametro del cappello che va dai 4 ai 7 centimetri. Lo si riconosce per la tipica forma a pagoda con umbone acuto, superficie asciutta e feltrata, le lamelle spaziate ed il gambo rivestito da un velo giallastro dissociato in bande. «Cappello, lamelle e gambo sono di colore aranciato-fulvo mentre la carne è crema giallastra con odore rafanoide – precisa Padovan - la cortina, cioè il velo filamentoso caratteristico di tutto il genere Cortinarius, scompare completamente nell’adulto. Lo si può trovare con frequenza nei boschi di conifere, occasionalmente sotto il faggio».
MAZZE DI TAMBURO E GIALLETTI 
Ma il nostro sottobosco non è così terribile. Luglio ed agosto si stanno mostrando mesi abbastanza generosi per i mangerecci. «Attualmente a quote basse ha fatto troppo caldo e le buttate devono ancora arrivare – spiega Padovan – bisogna salire tra gli 800 e i 1500 metri di quota per i porcini, le russule e i gialletti. Ma non si può parlare ancora di abbondanza. Solamente per le mazze di tamburo si può essere soddisfatti, ce ne sono».
Molto dipende dalla situazione meteorologica: «Ci sono i presupposti per una buttata significativa di funghi edibili a breve, visto che stiamo assistendo ad una estate senza quella siccità che bloccherebbe l’espandersi dei miceli nel legno o sottoterra. E, poi, c’è stata buona alternanza di caldo e di pioggia». In modo particolare è mancato il vento che è il nemico numero uno dei funghi. La stagione, corre, comunque su binari più favorevoli rispetto al 2019. Solo che quest’anno non ci sarà la possibilità di ammirare le centinaia di specie, come è tradizione, grazie alla Mostra micologica che va di scena nel chiostro dei Serviti, accanto alla chiesa di Santo Stefano a Belluno. «Il coronavirus ci obbliga a cancellare alcuni appuntamenti che sono programmati ogni anno da decenni – conclude Padovan - abbiamo da poco organizzato una esposizione alla Stanga e confidiamo di poter partecipare, a metà ottobre, alla mostra che si tiene a Seren del Grappa».
 

Ultimo aggiornamento: 09:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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