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Chiusa da 4 anni: la ferrata Sperti alla Schiara è bloccata dai fondi

Lunga agonia della via attrezzata vietata dal 2018. Progetto sul tavolo dell'Unione ma l'iter è fermo

Giovedì 11 Agosto 2022 di Daniela De Donà
La ferrata Sperti

BELLUNO - Un'ordinanza dei vigili urbani di Belluno (la numero 261 del 5.08.2022) si è trasformata in un vaso di Pandora: ha scatenato domande, dubbi e commenti anche sui social la comunicazione che in base all'indicazione date al Comune da parte dell'Unione montana di Belluno-Ponte, ente che ha competenza sulle vie ferrate - veniva rinnovata la chiusura per impraticabilità della ferrata Sperti alla Schiara.

Il paradosso

Da quattro anni la ferrata (in realtà, per chi frequenta la montagna, un sentiero impegnativo, attrezzato con corde) non è percorribile, mentre sono agibili la Zacchi, la Berti e la Marmol. La questione fa a pugni con il fatto che, nel luglio 2021, un elicottero ha elitrasportato sullo zoccolo panoramico della montagna cara a Dino Buzzati, il nuovo, rosso, confortevole bivacco con sei posti letto lo Sperti, per l'appunto - in sostituzione del vecchio che già da mezzo secolo aveva fatto la sua parte. Un gioiellino questo nuovo, voluto e installato dal Cai, sezione di Belluno, che avrebbe dovuto fungere da riferimento, anche nella logica della sicurezza, per la via ferrata.

Due enti, due iter

Proprio il Cai si chiama fuori dalla querelle: «Le ferrate sono di competenza dell'Unione montana - è la premessa di Paolo Barp, presidente della sezione cittadina che nel gruppo Schiara-Pelf cura la sentieristica - quando abbiamo installato il nuovo bivacco avevo chiesto lumi sulla ferrata all'Unione montana e mi avevano detto di stare tranquillo perché c'era un progetto in fase avanzata, tanto che sarebbe bastato solo procedere con l'appalto. Di fatto il loro iter burocratico si è bloccato. Noi, come Cai, la nostra parte l'abbiamo fatta, portata a termine con il bivacco nuovo. La speranza, a questo punto, è che l' Unione montana trovi i fondi». Una cifra che avrebbe dovuto pescare nel Fondo Comuni di confine. In un rimpallo, partito nel 2016, tra Provincia, Regione, Unione montana che non ha centrato l'obiettivo. Che sia, come avviene spesso, che ci si debba affidare ai volontari della zona?

Non è in sicurezza

Sta di fatto che la via ferrata Sperti non è in sicurezza: chiodi saltati, corde vetuste. Più, magari, la roccia che inevitabilmente in qualche punto si sgretola. «Sono in tanti, tra gli escursionisti che passano qui, a chiedere perché la Sperti risulti ancora inagibile e perché nessuno ci metta mano - è l'analisi da chi vede le cose in quota, cioè Lara e Marino, i gestori del rifugio VII Alpini alla Schiara - sarebbe da rifare completamente. Da quel che so il problema sta nella mancanza di finanziamento da parte dell'Unione montana bellunese. Un peccato, anche a livello turistico, perché la Sperti è la ferrata maggiormente gettonata, in quanto è la più facile, molto più facile delle altre sulla Schiara. Certo non è per tutti, ed occorre attenzione. Ma, praticamente, si tratta di un sentiero attrezzato». Il rifugio VII Alpini funge da campo base per il giro della Schiara lungo le ferrate: «Le vie Zacchi, Berti, Marmol sono a posto, agibili precisa ancora Lara l'unica difficoltà sta nella lunghezza, visto che per l'anello all'escursionista occorrono mediamente otto ore. Ci vuole tempo e allenamento: per questo motivo molti desistono».

Il retroscena

Una nota ancora: sul fatto che, nel comunicato ufficiale, si desse la colpa del peggioramento della percorribilità della Sperti, a detta dell'Unione montana, «alle copiose nevicate invernali e recenti eventi meteorologici con le intense precipitazioni atmosferiche» più di un frequentatore della montagna ha sorriso. Probabilmente è solo un refuso, la copiatura pari pari della motivazione della chiusura addotta quattro anni fa.

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