Faloria, «non siamo facchini», scoppia la rissa a 2.000 metri davanti ai turisti e il socio denuncia l'ad

Venerdì 23 Dicembre 2022 di Giovanni Longhi
funivia sul rifugio Faloria
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CORTINA - Prima parole grosse, poi il diverbio si accende, qualche spintone, pugni che volano, i contendenti separati a fatica. Non siamo davanti a una bettola di periferia, ma ai 2120 metri di quota del rifugio Faloria, punta di diamante del turismo ampezzano e la scena si svolge davanti a una cinquantina di turisti allibiti: il punto esatto è la stazione in quota della funivia, è martedì pomeriggio.


IL CARICO
Il macchinista appena arrivato vicino al rifugio sta scaricando pesanti scatoloni con bottiglie di vino e altri generi alimentari per il bar del locale che in questi giorni è in piena attività. Lui protesta dopo la disposizione emanata dalla società che impone al personale che effettua le corse dalla stazione di partenza a quella in quota di provvedere al trasbordo dei numerosi colli che servono al rifornimento del rifugio. L'operazione fino a pochi anni fa veniva svolta dal personale del rifugio che si incaricava di portare i pacchi senza gravare sul personale di cabina. Poi, negli anni, il numero dei dipendenti del rifugio è calato e così anche le braccia per caricare la merce in cabina dalla partenza a Cortina alla stazione intermedia, da quella intermedia al tronco finale e da qui al rifugio sono diventate sempre meno fino a scomparire del tutto, sostituite da quelle dei macchinisti che ogni giorno salgono e scendono decine di volte dal Faloria a fondo valle e viceversa. Un andazzo che si traduce in malumori, con carichi di lavoro sempre più pesanti. Martedì, la rabbia sorda sopita per settimane, è esplosa. L'addetto ha dato sfogo alla sua protesta dicendo «non è giusto», il direttore del rifugio Michele Trevisan (che ieri, pur cercato a lungo al telefono, ha preferito non dare la sua versione dei fatti) non avrebbe gradito, tra i due sono volate prima parole grosse, i toni si sono accesi, poi pugni e spintoni.


L'AMMINISTRATORE
Nel parapiglia sarebbe intervenuto anche Enrico Ghezze, ad della società.

Soltanto l'intervento di alcuni colleghi del macchinista, descritto da tutti come persona mite e pacifica, ha evitato il peggio. I tre sono stati separati a forza, mentre il parapiglia ha richiamato una cinquantina di turisti e sciatori allibiti, uno avrebbe anche minacciato «vi denuncio tutti, non si fa così, vergognatevi».


IL DISSENSO
E la denuncia dell'episodio, sebbene informale e non ai carabinieri, in effetti è arrivata dall'ex presidente della società Faloria, Alberico Zardini, oggi detentore delle quote di maggioranza. In sostanza in un messaggio di posta elettronica ai giornali ha chiamato in causa, con toni non esattamente concilianti, l'amministratore delegato della stessa società, quell'Enrico Ghezze cui fino a pochi anni fa lo legava uno stretto rapporto di amicizia e collaborazione. Non è chiaro cosa sia successo dopo, fatto sta che nel 2019 lo stesso Ghezze ha guidato una cordata per sostituire Alberico Zardini con il suo quasi omonimo e molto più giovane Luca Zardini. Ieri, richiesto di un commento sul diverbio al Faloria, ha minimizzato. Scelta comprensibile visto che era implicato uno degli artefici della sua nomina.


IL SILENZIO
Anche gli altri esponenti della società ieri hanno preferito non dare seguito al litigio, alzando un muro di silenzio intorno ad Enrico Ghezze. Al di là del merito della questione in sé, che in questi giorni sta tenendo banco nei discorsi in paese e legata al trasbordo di colli dalla cabina della funivia al rifugio, problema organizzativo che deve essere affrontato e risolto, resta il bizzarro contesto in cui è maturata: un socio di maggioranza, ma di fatto in minoranza, che denuncia il suo amministratore delegato implicato in un litigio con un dipendente davanti a decine di turisti in un panorama tra i più suggestivi al mondo.

 

Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 10:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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