Bloccata la centralina nel Parco: la società chiedeva 39 milioni di danni e il giudice la stanga

Sabato 18 Gennaio 2020
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BELLUNO - «Era a conoscenza della potenziale illegittimità delle autorizzazioni della centralina in Val del Mis, ma ha costruito lo stesso: non va risarcita». Una batosta per Eva Valsabbia la sentenza di primo grado del Tribunale di Venezia, emessa ieri. Era stata proprio la società, che avrebbe dovuto realizzare la centralina, a far ricorso al giudice chiedendo un maxi-risarcimento danni di quasi 39 milioni di euro per lo stop al cantiere, imposto dalla Cassazione nel novembre 2012. Ebbene, dopo un’odissea di 7 anni iniziata nel 2013, passata per una sospensione, un’ordinanza della Cassazione, ieri è arrivata la decisione del giudice veneziano Giovanni Francesco Perilongo.
IL CASO 
Tutto ebbe inizio nel 2008 quando Eva Valsabbia ottenne le autorizzazioni per una centralina idroelettrica nel parco delle Dolomiti bellunesi, in Val del Mis, tra i comuni di Gosaldo e Sospirolo. Iniziati i lavori, dopo varie manifestazioni di protesta degli ambientalisti, nel novembre 2012 la Cassazione dichiarò l’impianto illegittimo. Gli Usi civici di Gosaldo fecero emergere anche il rilievo penale della vicenda. Ma la società non si è arresa e ha chiesto i danni perché era stata fermata. La sentenza di ieri respinge in toto le richieste di Eva Valsabbia e anzi la condanna a pagare le spese legali per totali 200mila euro tra i comuni di Gosaldo, Sospirolo, Ente Parco, Regione e vari assicuratori degli enti. Ma siamo ancora al primo grado di giudizio. A pesare sulla decisione civile sicuramente il processo penale che aveva condannato Eva Valsabbia per l’opera abusiva, costruita in difformità dal progetto. Ma questo è un altro capitolo: è fermo al primo grado e si avvia verso la prescrizione. Più grossa la partita che si giocava nel civile: gli enti pubblici, compresi i piccoli comuni di Gosaldo e Sospirolo, chiamati in causa da Valsabbia rischiavano di dover sborsare milioni. Il conto danni richiesto dalla società era pesantissimo: 8.691.370,56 euro per i costi sostenuti, 29.704.00,00 euro per il mancato (che sarebbe derivato dalla messa in funzione della centrale) e l’ulteriore somma di 500mila euro a titolo di perdita di chance.
IL PROCESSO 
Eva Valsabbia si è affidata agli avvocati Giorgio Orsini e Maurizio Paniz. Tutti gli enti si sono costituiti nel giudizio, tra questi l’Ente Parco che si affida all’avvocato Livio Viel e Maurizio Visconti, il Comune di Gosaldo difeso dagli avvocati Elisa Tomasella e Alfredo Bianchini e quello di Sospirolo, rappresentato dall’avvocato Enrico Ganz. Il giudice, in sostanza, sottolinea come di fatto Eva Valsabbia abbia approfittato di affidamenti e provvedimenti che in realtà sapeva essere illegittimi. «Era a conoscenza dei profili di potenziale illegittimità delle autorizzazioni e dei nulla osta emessi dalle amministrazioni convenute - dice il giudice nella sentenza -, avendo specificamente controdedotto alle osservazioni formulate nel procedimento amministrativo dal Wwf». «È inoltre pacifico – prosegue il giudice - che la società attrice abbia avviato i lavori di realizzazione dell’impianto a seguito della notifica del ricorso per Cassazione da parte del Wwf». Insomma la società ha iniziato i lavori, tra l’altro facendo una centrale in mezzo a un Parco nazionale, dopo il ricorso. Ciononostante ha chiesto i danni per lo stop all’opera, tra l’altro dopo aver fatto lavori abusivi, visto che non avevano il permesso di occupare gli usi civici. Insomma sapeva che avrebbe potuto perdere tutto. Ora ha perso anche la causa. 
Dario Fontanive  © RIPRODUZIONE RISERVATA