Dottoressa morta sotto una frana a Cortina: la Procura generale riapre l'inchiesta, un'altra indagata

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Davide Piol
Il recupero dell'auto di Carla Catturani

CORTINA D’AMPEZZO Dopo 4 anni e mezzo di battaglie legali, trascorsi attraverso richieste di archiviazione da parte del pubblico ministero, opposizione degli avvocati di parte civile e rinvio a giudizio per omicidio colposo del dirigente di Veneto Strade Sandro D’Agostini, la famiglia Catturani è riuscita a ottenere nuove indagini. Questa volta, ad aver aperto un fascicolo, è stata la Procura generale di Venezia. L’obiettivo è capire se la morte di Carla Catturani potesse essere evitata. Parliamo del medico che, nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2017, perse la vita a Cortina d’Ampezzo a causa di una colata detritica staccatasi dal Monte Cristallo che la trascinò via con sé mentre cercava di tornare a casa a bordo della sua auto. 

GLI INDAGATI
È una costola del filone principale. Nuova inchiesta e nuovi indagati. Il sostituto procuratore generale Maristella Cerato ha chiesto una consulenza a Rosa Maria Di Maggio, uno dei massimi esperti di geologia forense in Italia, con le seguenti domande: com’è stato attuato, quel giorno, il piano di protezione civile? Chi era coinvolto dall’allerta meteo e chi, di conseguenza, avrebbe dovuto prevenire eventi tragici come quello che è accaduto? Al momento c’è una sola indagata, cioè la dirigente di Veneto Strade Lara Stefani (avvocato Marco Vassallo) che sostituì Sandro D’Agostini a partire dai primi mesi del 2017. Ma la consulente della pubblica accusa addosserebbe le responsabilità penali ad altre tre persone: l’allora sindaco di Cortina d’Ampezzo Gianpietro Ghedina (eletto due mesi prima della tragedia), l’assessore comunale Luigi Alverà e il responsabile dell’ufficio Opere pubbliche Stefano Zardini Lacedelli. È l’indicazione che emerge dalla consulenza ma per ora Ghedina, Alverà e Lacedelli non compaiono nel registro degli indagati. 

«INDAGINI LACUNOSE»
Per capire come mai il fascicolo abbia raggiunto Venezia dalle Dolomiti occorre fare un passo indietro. Nell’inchiesta bellunese, affidata al pubblico ministero Roberta Gallego, c’erano inizialmente quattro indagati: il dirigente di Veneto Strade Sandro D’Agostini, l’ex sindaco di Cortina Andrea Franceschi, l’ex assessore ai lavori Pubblici Stefano Verocai e il tecnico comunale Stefano Zardini Lacedelli. Tutte le posizioni – eccetto quella di D’Agostini – erano state archiviate su richiesta del pm secondo cui il Comune di Cortina non aveva alcun potere su quel tratto di strada. Il giudice delle indagini preliminari Elisabetta Scolozzi aveva accolto l’istanza sottolineando però che le indagini presentavano alcune lacune e che la Procura di Belluno avrebbe dovuto indagare altri enti, dalle Regole d’Ampezzo, proprietarie dei terreni gestiti dalla società Faloria spa, al Genio Civile. 

LA PARTE CIVILE
La famiglia Catturani, composta dalla sorella Vittoria, il fratello Walter, la mamma Anna Maria (ora non più in vita) e il nipote Rocco, si erano costituiti parte civile con gli avvocati Carlotta e Giuseppe Campeis. C’era stata un’offerta di risarcimento di 250mila euro, rifiutata dai parenti della vittima che ne chiedevano quasi un milione. Vista l’ordinanza del gip i legali della famiglia avevano presentato una seconda denuncia chiedendo nuove indagini ma il pm ne aveva chiesto l’archiviazione. Nella successiva opposizione gli avvocati Campeis hanno fatto istanza di “avocazione” ed è per questo che il fascicolo è stato trasferito a Venezia. Si tratta di una funzione del procuratore generale che si fa carico di un procedimento gestito da un procuratore della repubblica, nel momento in cui o il pubblico ministero ha omesso di compiere un’attività doverosa o il procedimento penale rischia una paralisi per inerzia dello stesso. I presupposti per aprire una nuova indagine c’erano e il caso è stato riaperto. 

Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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