Cortina, sui danni Covid la Cina si chiama fuori e chiede l'immunità. Pechino: «Lesa sovranità»

Domenica 10 Ottobre 2021 di Angela Pederiva
Una veduta di Cortina
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CORTINA - Entra nel vivo lo scontro giudiziario con la Cina sui danni del Covid provocati a Cortina d'Ampezzo e dintorni. Il ministero della Giustizia della Repubblica popolare ha invocato la propria sovranità, e dunque il rifiuto di entrare nel contenzioso, rispetto alla causa intentata dal Distretto turistico delle Dolomiti bellunesi contro il dicastero della Sanità di Pechino. Per questo adesso la difesa dell'ente veneto chiede al Tribunale di Belluno di dichiarare la contumacia della controparte, come ha recentemente fatto il giudice di Parma in un giudizio analogo, promosso da uno studio legale per conto di due società petrolifere, di cui una operante a Nordest.


LE CONTESTAZIONI

L'azione giudiziaria era stata voluta un anno e mezzo fa da Gherardo Manaigo, direttore dell'Hôtel de la Poste, in quanto legale rappresentante dell'associazione che raggruppa 263 fra albergatori, ristoratori e operatori della provincia montana. Il settore turistico contesta alla Cina di non aver segnalato «tempestivamente all'Oms lo stato del diffondersi del virus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019» e comunque «di non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina». 
Ad appesantire i danni subiti dal distretto sarebbe stata anche «l'assegnazione dei Mondiali di sci alpino 2021 e in previsione delle Olimpiadi invernali 2026», due eventi per cui erano stati programmati (e penalizzati dalla pandemia) diversi appuntamenti di caratura internazionale, «con il conseguente investimento di ingenti risorse economiche ed organizzative della rete d'imprese». 


IL CARTEGGIO

Ora spunta il carteggio tra il ministero della Giustizia italiano e l'omologo cinese, reso necessario dall'accordo del 1994 che regola la notifica degli atti nei procedimenti che riguardano i due Paesi. Tradotta dall'inglese, la risposta di Pechino a Roma è picche: «Ai sensi dell'articolo 19 del Trattato sull'assistenza giudiziaria in materia civile tra la Repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese, la parte cinese ritiene che l'esecuzione della richiesta violi la sovranità della Cina e, con la presente, respinge la richiesta e restituisce tutto il materiale al vostro stimato Ministero. La parte cinese coglie anche l'occasione per ribadire che, secondo il diritto internazionale, il convenuto indicato nella suddetta richiesta (il ministero della Sanità, ndr.) gode dell'immunità di sovranità e non è soggetto ad alcuna giurisdizione straniera».


IL PRECEDENTE

Nell'ultima udienza l'avvocato Marco Vignola, che assiste il Distretto, ha fatto presente che in questo modo «si è superata la conoscenza legale» dell'atto di citazione, in quanto la controparte ha addirittura replicato «con una eccezione di merito». La giudice Chiara Sandini ha però rinviato la causa al 14 dicembre, per verificare ulteriormente l'avvenuta notifica delle carte. «Nel totale rispetto della magistratura commenta l'avvocato Vignola spero realmente che il Tribunale di Belluno si allinei alle scelte del Tribunale di Parma per causa parallela ed identica nel merito, dichiarando la contumacia della Cina ed abbracciando in pieno i principi costituzionali: non vi è difetto di giurisdizione quando vengono lesi, come in questo caso, i diritti costituzionali graniticamente garantiti dall'articolo 32 sulla salute e dall'articolo 41 sulla libera iniziativa economica. Le responsabilità cinesi a mio modestissimo parere sono incontestabili per aver infranto i regolamenti sanitari internazionali». 
Il precedente menzionato riguarda una delle due imprese, attive nella distribuzione del carburante, che a settembre ha ottenuto la dichiarazione di contumacia della Cina nel procedimento incardinato a Parma. In questo modo il processo viene celebrato comunque, anche in assenza di una delle due parti.

 

Ultimo aggiornamento: 17:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA