Si finge cliente vip per rubare nelle boutique di lusso: ladro stangato, salva la complice

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Davide Piol
Furti nelle boutique di Cortina: ladro finto vip stangato

CORTINA - Due pellicce, una di cincillà e una di zibellino, del valore totale di circa 17mila euro. Questo il bottino su cui Almir Dapo, 49enne originario della Bosnia Erzegovina (avvocato Paolo Mazzoni), era riuscito a mettere le mani insieme a una complice trafugandolo in due negozi diversi di Cortina d’Ampezzo all’inizio del 2018. Il giudice l’ha condannato a tre anni e due mesi di reclusione oltre a 800 euro di multa. Era imputata dello stesso reato anche Julita Kozyra, 46enne polacca (avvocato Massimiliano Xaiz) intestataria dell’auto con cui si muoveva la coppia, ma è stata assolta per non aver commesso il fatto. 

LE TELECAMERA
Almir Dapo aveva una complice. Su questo non c’è alcun dubbio: le telecamere di videosorveglianza dei negozi e la testimonianza delle dipendenti hanno dimostrato che i ladri si muovevano in coppia. Uno distraeva la commessa, l’altra rubava le pellicce. Le indagini, però, non hanno permesso di risalire alla sua identità. Oltre a Dapo era stata individuata una donna, Julita Kozyra, intestataria della Mercedes nera ripresa dalle telecamere di Cortina d’Ampezzo. Tuttavia, secondo la difesa, era emerso fin da subito la sua totale estraneità ai fatti e il giudice infatti l’ha assolta. Il primo furto risale al 13 gennaio 2018. 

LA TESTIMONIANZA
La coppia di malviventi raggiunge il negozio “Micaela Italian Charme”, entra e si finge interessata ai capi di pelliccia. Dapo ha il ruolo principale: è colui che preleva la refurtiva e la nasconde sotto gli abiti. «Io sono la titolare – ha raccontato ieri l’ultimo teste dell’accusa – Quel giorno non ero presente, c’era la commessa. Tutto ciò che so, l’ho visto dalle telecamere del negozio: due persone, un uomo e una donna, si sono avvicinati agli stand. Una faceva scudo con il corpo, l’altro ha preso il capo di cincillà». Il valore della pelliccia è di 7.900 euro. Per questo primo episodio la Procura ha contestato diverse aggravanti (presenti in parte anche nel successivo). Intanto l’aver commesso il fatto con destrezza. Questo emerge dalle azioni compiute dalla coppia e spiegate anche dalla titolare del negozio. E poi l’averlo fatto su cosa esposta alla pubblica fede, non essendovi una sorveglianza continua. Il secondo furto avviene cinque giorni dopo al negozio “Demodè”, sempre a Cortina d’Ampezzo. Il modus operandi è lo stesso. Mentre la donna distrae la commessa, Dapo riesce a impossessarsi di una pelliccia di zibellino del valore di 9mila euro. 

LA CONCLUSIONE
Il pm, nella sua requisitoria, ha ripercorso quanto detto dai testimoni in aula. In particolare, il racconto fatto da una delle dipendenti del primo negozio grazie a cui erano emersi dettagli ulteriori sulla vicenda. La donna aveva indossato una pelliccia e attirato l’attenzione della commessa. Si era quindi rivolta a lei dicendo che aveva trovato una scucitura sotto la spalla (l’ipotesi è che fosse stata lei a rovinare il capo) e che la zip risultava difettosa. Imperfezioni inventate con l’unico scopo di distrarre la dipendente da quanto stava avvenendo alle sue spalle dove l’uomo, con destrezza, stava mettendo le mani sul capo più prezioso del negozio, come testimoniano le telecamere. Quindi, secondo, il pm non c’è dubbio sulla condotta degli imputati. Nel secondo, invece, mancava il sistema di video-sorveglianza ma c’erano comunque indizi chiari e concordanti. Almeno secondo la pubblica accusa che ha chiesto per entrambi la condanna a due anni e tre mesi di reclusione e 1200 euro di multa. La difesa ha cercato di dimostrare che non era stata raggiunta la prova definitiva per collegare gli imputati alla coppia di malviventi. Questo ha funzionato per Kozyra, ma non per Dapo condannato a oltre 3 anni. 

Ultimo aggiornamento: 22:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA