Ladri di fiori nella storica chiesetta, il custode affigge un cartello: «Vergognatevi»

Venerdì 26 Novembre 2021 di Marco Dibona
I fiori rubati che adornavano gli altari

CORTINA D’AMPEZZO - «Ma non ti vergogni a rubare in chiesa?» è il cartello apparso ieri nella cappella della beata Vergine di Lourdes, a Grava, una delle numerose chiesette che costellano la conca d’Ampezzo. Ad esporre la scritta, amareggiato per l’ennesimo episodio di inciviltà, è stato Dino Zardini “Sgneco”, nel soprannome ampezzano di famiglia. A suscitare il suo sdegno è il furto di decorazioni floreali, realizzate da alcune volontarie del paese, per abbellire l’edificio sacro.
«Un paio di anni fa queste donne donarono alla nostra chiesa mazzi di fiori, composizioni elaborate, per abbellire l’altare maggiore e gli altari laterali dedicati a San Luca e a San Michele – racconta Dino – e alcuni di questi ornamenti sono spariti nel corso di quest’anno. L’altro giorno è andato un altro e ora è stata portata via anche l’ultima decorazione. Mi meraviglio molto che ci siano persone che fanno questi gesti, che vengono a rubare in chiesa. Questa gente deve avere dei problemi. Così ho esposto quel cartello, sperando che almeno si ravveda, chi è stato». 
Dino è dal 2009 il sacrestano di quella chiesa, che fu costruita da una confraternita di valligiani all’inizio del secolo scorso, consacrata il 4 novembre 1909 e dedicata alla Madonna di Lourdes, nel periodo di progressiva diffusione di quel culto mariano ma realizzata sulla base di una religiosità ben più antica. Secondo don Pietro Alverà, nella sua cronaca di Ampezzo, la presenza di un luogo per raccogliersi in preghiera, in quel villaggio, risale a metà del XVIII secolo, allestito dal parroco di allora don Antonio Verocai, nella sua casa natia. Oggi l’edificio è curato dai discendenti di quei fondatori, ancora riuniti in confraternita, che convoca periodicamente il capitolo, retto dal “gastaldo”, l’amministratore. La ricorrenza viene celebrata solennemente ogni anno l’11 febbraio, in una giornata di festa, che prosegue nelle abitazioni di quella contrada. 

La tradizionale devozione induce diverse persone ad affiancare il sacrestano Dino Zardini, che svolge la sua attività a dispetto dell’anagrafe: è nato infatti nel 1937 ed è stimato e ammirato, fra i suoi compaesani, per l’inesauribile energia che ha sempre messo nel suo lavoro di contadino e allevatore. «Ci piace darci da fare per la chiesa – dice una delle volontarie – e in particolare per gli addobbi, le composizioni di fiori di stoffa, che realizziamo da noi. Richiedono tempo, comportano un certo costo, ma siamo contente così: per la Madonna si fa questo e altro. Però ci dispiace vedere che c’è gente che non rispetta nemmeno un luogo sacro». 
 

Ultimo aggiornamento: 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA