Alessandro Benetton: «Ecco i miei mondiali, un gioco di squadra. A questa terra sono intensamente legato»

Venerdì 5 Febbraio 2021 di Angela Pederiva
Alessandro Benetton, 56 anni
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CORTINA - La sua Cortina è qui, davanti a una finestra che spalanca lo sguardo sulla Conca d'Ampezzo, superbo colpo d'occhio che va dal trampolino alle Tofane, passando per il campanile e le 5 Torri. «I campetti di Pierosà, dove ho iniziato a fare le prime discese e da cui tornavo a casa con gli sci in spalla. La chiesetta di Chiave, perché rappresenta la Cortina non di corso Italia ma del borgo, quella più mia. Il bar Sport, dove nelle prime serate da ragazzi ci ritrovavamo a bere una grigioverde: la grappa con la menta, servita dalla signora Emma in abito tirolese, altro che spritz...». Maglioncino, pantaloni di velluto e pantofole, Alessandro Benetton sfoglia l'album dei ricordi, sorseggiando una tazza di tè con le spalle al Pomagagnon. Sono gli ultimi attimi di quiete, prima della tempesta di gare, spettacoli, interviste. Dal 7 al 21 febbraio, la Regina delle Dolomiti ospiterà i Mondiali di sci alpino, organizzati dalla Fondazione Cortina 2021 di cui l'imprenditore trevigiano è il presidente. 
Oltre 600 atleti da 70 nazioni, 13 titoli iridati in palio, 6.000 addetti ai lavori, 500 milioni di giro d'affari. E mezzo miliardo di telespettatori, ma niente pubblico sugli spalti, a causa dell'emergenza Covid. Si è già chiesto chi gliel'ha fatto fare?
«Ho dovuto superare quel momento tanto presto... Tutti appunto me lo domandavano e io volevo dimostrare che non avevo sbagliato ad accettare. Cortina per me è ben più che una seconda casa, ho rapporti molto intensi con questo territorio. Mi ritengo fortunato, perché è impagabile la soddisfazione di poter seguire la propria passione, dandole il senso della restituzione per quello che si è ricevuto. Oltretutto intorno a me ho una squadra che ci ha veramente creduto. Ora che il traguardo si avvicina, sentiamo tutti una grande adrenalina». 
Con tutta la scaramanzia del caso, è una scommessa vinta?
«Da una parte, non dobbiamo perdere la concentrazione, perché le considerazioni finali si fanno quando arriva il risultato dell'esame. Per ora possiamo dire che abbiamo fatto i compiti per casa in maniera diligente e seria, dimostrando una grande determinazione anche di fronte a imprevisti che non potevano essere immaginati da nessuno. Dall'altra, abbiamo voluto sfatare i tabù del passato, quelli secondo cui un grande evento avrebbe necessariamente aperto un buco finanziario e lasciato in eredità degli ecomostri. Ecco, così non sarà, grazie all'allineamento degli interessi da parte di tutti gli stakeholder. In questo senso sì, possiamo già dire che la scommessa è stata vinta».
Quanto pesa l'assenza dei tifosi?
«Indubbiamente c'è dispiacere per non poter far vivere al pubblico in presenza lo spettacolo che andrà in scena su questo palco straordinario. E c'è rammarico per non poter far sentire agli atleti la partecipazione degli spettatori. Ma in montagna si dice che bisogna fare fuoco con la legna che si ha. Perciò in quest'ultimo anno ci siamo mossi con la massima flessibilità. Quando è stato deciso che l'evento sarebbe stato a porte chiuse, abbiamo colto l'occasione per guardare al problema da un'altra angolatura, quella di chi notava che le gare di Coppa del mondo hanno un'audience mai avuta nella storia. Quindi punteremo molto sulla tivù e sui nuovi media. In questo ci sono venute in mente le Olimpiadi di Cortina 56, simbolo della rinascita nel Dopoguerra e primo evento sportivo televisivo di caratura mondiale». 
Invece questi Mondiali saranno il primo in epoca Covid: preoccupati per la sicurezza?
«Incrociamo le dita, ma le abbiamo pensate tutte, in maniera maniacale. Mascherine, gel, tamponi, distanze. E poi il sistema delle bolle, che in Coppa del mondo ha funzionato».
L'equilibrio economico è a rischio, come paventava a maggio, sostenendo la necessità di un rinvio al 2022?
«No, anzi. È vero, abbiamo dovuto fare i conti con l'assenza della biglietteria, ma vi abbiamo sopperito grazie al gioco di squadra tra Fisi, Comune, Provincia, Regione, Governo, sponsor e privati come impiantisti e albergatori. Un ringraziamento particolare? Un plauso va riconosciuto al presidente Luca Zaia».
Visto il mancato completamento della viabilità, forse alla fine è quasi un sollievo la mancanza del pubblico?
«Con la Fondazione siamo stati un facilitatore rispetto all'azione del commissario straordinario e di Anas. Certo, sarebbe stato bello se tutte le infrastrutture di collegamento fossero state ultimate. Però dobbiamo pensare che tutto ciò che non è stato fatto, verrà fatto, il che non è di poco conto. È quello amo chiamare l'effetto palla di neve: bisogna cominciare a farla rotolare, perché diventi grande. Un ragionamento a parte va poi alla viabilità di Cortina, una ferita che non è possibile guarire in via definitiva. Ma grazie ad alcuni sponsor come Audi, Enel e Telepass, che non sono scappati di fronte a una minore visibilità, è stato disegnato un sistema a compartimenti, per cui potremo pensare di partire da corso Italia con gli sci sulle spalle per usare gli impianti con cui salire in Tofana o Faloria».
Quale eredità lasceranno i Mondiali 2021 alle Olimpiadi 2026?
«Un territorio che era nello sconforto e ora è in pieno rilancio, con 25 alberghi in rifacimento, nuovi impianti e piste, una piscina. Una squadra di giovani, due su tutti Alberto Ghezze e Michele Di Gallo, che hanno maturato un grande patrimonio di esperienza: sarebbe sciocco non valorizzarli. L'idea che la sostenibilità sociale e ambientale non è un costo, né un'attenzione da contrapporre ad altre, ma un investimento che crea valore imprenditoriale. La disponibilità di Cortina, con le proprie individualità, ad essere abbracciata da tutti quelli che le vogliono bene. L'esempio per il Paese di un evento, passato attraverso tre Governi, in cui lo sport, con il Coni e la Fisi, ha lavorato insieme alla politica locale, regionale e nazionale, in un sistema dove la struttura giuridica della Fondazione è il massimo livello di garanzia su legalità, pareggio di bilancio, sicurezza, gioco di squadra».
A Milano-Cortina 2026 ci sarà spazio per Alessandro Benetton, presidente di Cortina 2021?
«No, mi accontento di aver fatto rotolare la palla di neve...».
Angela Pederiva
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