I poliziotti guariti dal coronavirus sono pronti a donare il plasma

Sabato 9 Maggio 2020 di Andrea Zambenedetti
La questura di Belluno pronta a dare il suo contributo contro il Covid

«Siamo a disposizione» così hanno risposto i poliziotti della questura di Belluno, guariti da coronavirus, all’ipotesi di donare il loro plasma a chi ancora lotta contro il virus. Una pagina di grande generosità quella che hanno intenzione di scrivere i poliziotti di Belluno che hanno già comunicato la loro disponibilità all’Usl 1 Dolomiti. Le strutture, come tutte le altre del Veneto, stanno già lavorando alla costruzione di una banca del plasma. Una cura che attende di passare da sperimentazione a protocollo ma sulla quale la macchina sanitaria sta indirizzando gli sforzi. Nell’attesa che l’utilizzo diventi uno standard, infatti, le Usl venete non vogliono farsi trovare impreparate ed è per questo che la disponibilità dei poliziotti bellunesi assume un grande significato. La polizia bellunese, in questi mesi, è stata messa a dura prova dal Covid. Una ventina, tra poliziotti e dirigenti, sono risultati positivi ai tamponi. Per quasi tutti ora l’incubo è alle spalle e, dopo aver superato la malattia e terminato la quarantena, hanno potuto fare ritorno al loro posto di lavoro. Fortunatamente nessuno avrebbe avuto la necessità di ricorrere al ricovero ma per molti di loro i sintomi sono stati estremamente debilitanti. Superata la malattia, per tutti, è stato poi necessario sottoporsi nuovamente a tampone per accertare di non essere più contagiosi. Proprio ieri c’è stato anche il ritorno sotto i riflettori, quello in questura risale alla scorsa settimana, del questore Lilia Fredella. Un rientro che ha permesso alla città di tirare un sospiro di sollievo.
L’IDEA
Da qualche giorno la possibilità di usare il plasma nella lotta contro il Covid è diventata un’ipotesi concreta. Usare, insomma, la parte più “liquida” del sangue, composta da acqua, proteine, nutrienti, ormoni, ma soprattutto contenente una quota di anticorpi che si sono formati dopo la battaglia contro il virus. L’infusione del plasma dei guariti, nei malati convalescenti da coronavirus determinerebbe infatti un miglioramento delle loro condizioni. Un risultato che vanta già i riscontri delle prime settimane di sperimentazione nell’Azienda ospedaliera di Padova. Dove i pazienti sottoposti alla cura hanno registrato un miglioramento del loro quadro clinico. 
IL RUOLO DEI GUARITI
La Regione ha già avviato il reclutamento dei donatori e i primi a farsi avanti sono stati gli operatori sanitari. La categoria che più di tutte ha pagato dazio alla malattia in questi mesi di emergenza. Uno dei più grandi limiti della cura con il plasma, spiegano gli esperti, è dato dalla necessità di avere un numero adeguato di donatori. Ed è proprio in questo contesto che va inquadrata la generosità dei poliziotti bellunesi. La regione ha già annunciato l’intenzione di estendere la sperimentazione anche alle altre province e quindi presto anche a Belluno potrebbe essere avviato il protocollo. In attesa del vaccino l’unica possibilità per ridurre l’impatto del coronavirus è infatti data dall’affinamento delle cure. Circa 600 i millilitri di plasma che possono essere prelevati da un donatore, tre dosi da quattrocento quelle necessarie per il trattamento del paziente sintomatico.
L’OBIETTIVO
L’obiettivo dichiarato dal Veneto è quello di immagazzinare già da adesso fino a 3600 sacche ematiche per essere pronti nel momento in cui le trasfusioni, ricche di anticorpi neutralizzanti, passeranno dalla fase di sperimentazione allo standard di protocollo. E ad effettuare la richiesta di farsi avanti è stata la stessa Regione. Palazzo Balbi, sede della giunta regionale, ha scritto ai direttori generali di tutte le Ulss, affinché attivino i rispettivi centri trasfusionali, perché raccolgano in via prudenziale il plasma del maggiore numero possibile di persone che hanno sconfitto il Covid-19. 
DISPONIBILITÀ
Ciò che è certo è che non appena sarà possibile farlo, ci saranno le strutture in grado di ricevere il plasma, i poliziotti bellunesi saranno a disposizione per donare questa parte nobile del sangue che contiene gli anticorpi a chi ne avrà bisogno. Un gesto di generosità e sensibilità che porterebbe alla lotta al coronavirus un buon numero di persone che è già riuscito a superare la malattia. Un gesto che racchiude in sé l’intero concetto di comunità.

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