Gli artigiani: «Le nostre aziende hanno più bisogno di banda larga che di autostrada»

Sabato 16 Ottobre 2021 di Giovanni Santin
Autostrada a Pian di Vedoia

BELLUNO - C’è un zoccolo duro che oscilla fra il 55% ed il 73% che ritiene che per la propria azienda cambierebbe poco se la provincia di Belluno avesse un’autostrada con lo sbocco a Nord (55%); o se lo sbocco a Nord fosse ferroviario (73%) o se addirittura quest’ultimo fosse costituito dal cosiddetto Treno delle Dolomiti (ancora 73%). Sono alcune delle risposte – i cui esiti sono stati presentati ieri in Provincia – che i soci di Confartigianato della provincia di Belluno hanno dato ad un questionario proposto dalla stessa associazione di categoria circa le opere infrastrutturali e il futuro del territorio bellunese. 

Il questionario a 7 categorie

Sette le categorie sondate: costruzioni (17%), impianti (14%), benessere (12%), meccanica (11%), legno (9%), trasporto (8%) ed altre categorie (29%). Maggiore la fiducia che gli imprenditori assegnano alla possibilità di sviluppo che si aprirebbero per le proprie attività se vi fosse l’opportunità di utilizzare la banda larga; in questo caso infatti al 48% che dichiara che ciò inciderebbe molto, va aggiunto un 24% di chi ritiene che essa servirebbe tantissimo. Ma c’è ancora chi gli affida poco (25%) o nullo (3%) credito. Ma se la domanda viene modificata e si pensa allo sviluppo dell’intera provincia, allora le priorità cambiano: fra le infrastrutture è ritenuto indispensabile lo sbocco a nord, sia esso su rotaia o su gomma (72%), che precede la banda larga (25%) e il Treno delle Dolomiti (6,5%). Gli esiti del questionario sono stati presentati dal direttore di Confartigianato Michele Basso che ha detto come esso si offra quale utile strumento di discussione, una base di partenza per parlare del futuro del territorio. “Lo poniamo come strumento di lavoro anche per il piano strategico provinciale, perché ci teniamo a dare un contributo fattivo e concreto”. Da parte sua la presidente di Confartigianato Claudia Scarzanella ha osservato: «Il questionario è stato posto in maniera semplice perché volevamo che fosse facilmente compilabile e fruibile. Quello delle infrastrutture è uno dei grandi temi e le risposte mostrano che in esso ne rientrano altri: a partire dalla sostenibilità e dalla vivibilità del territorio provinciale. C’è una necessità di vivere e fruire il territorio indipendentemente dalle scelte strategiche di turismo e economia. Ma siccome le infrastrutture non possono essere slegate e prescindere dalla progettualità e dalla programmazione, presentiamo i dati alla Provincia. Partiamo dunque dalle infrastrutture, ma senza dimenticare che insieme dobbiamo programmare una strategia a 360 gradi. Per esempio la fiscalità di vantaggio o la possibilità di stare in montagna vivendo e facendo impresa. C’è poi il tema dello spopolamento con la paura legata al fatto che in montagna stanno venendo meno i servizi». 

Connessioni fondamentali per chi vuol restare

Infine un riflessione sulla banda larga: «Il dato del questionario relativo a questo punto ci dà la misura di quanto sia importante essere connessi. Covid ha portato questo all’estremo, ma l’esigenza è fortissima e riteniamo sia particolarmente importante fare un piano strategico, sondando le imprese che vogliono rimanere sul territorio. Ora si apre una possibilità che non tornerà». Provocazioni e richieste cui non si è sottratto il presidente della Provincia Roberto Padrin: «Entro la fine dell’anno dobbiamo arrivare alla bozza finale del Piano strategico che rappresenta l’aggiornamento di quel piano che fu lanciato nel 2008 e mai approvato. Noi stiamo coinvolgendo tutti. Questo di oggi è un contributo molto importante». E sulla banda larga: «Covid ne ha acuito l’esigenza ed oggi la gente può spostarsi in montagna anche per lavorare. Il lockdown ha fatto capire che in montagna si vive meglio, ma dobbiamo parallelamente garantire servizi per far spostare la gente. E se le imprese preferiscono la gomma alla rotaia, io dico che abbiamo bisogno di tutto. Non nascondo la mia preoccupazione in questo momento in cui l’esigenza di lavoro è tanta, ma l’offerta non appare adeguata e ci sono tanti posti liberi. Dobbiamo supportare i Centri di formazione professionale perché stiamo rischiando di perdere alcune professionalità. Bisogna far incontrare le esigenze delle imprese con le possibilità formative delle scuole.

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