Gino lascia il suo cinema dopo 67 anni di lavoro: va in pensione a 92 anni

Martedì 2 Aprile 2019 di Lucio Eicher Clere
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SANTO STEFANO - L'ultimo film di Gino Tonon. Domenica sera il Cinema Piave di Santo Stefano ha visto chiudersi un'avventura durata 67 anni. Il gestore della sala, il novantaduenne Luigi Tonon, detto Gino, ha passato la mano al figlio Paolo, perché continui quello che è stato il suo impegno dal 1952 in poi. Nessuna cerimonia, nessun clamore, solo la conclusione, con il 31 marzo 2019, di una titolarità d'impresa che sicuramente è da guinnes dei primati. Gino, con il fratello gemello Mario, era salito da Carpesica a Padola per aprire una attività di bar e ristorante, nel retro dell'edificio una sala da cinema. Una novità assoluta per un territorio che non aveva mai conosciuto le proiezioni su grande schermo. Erano gli anni dei film di De Sica, Visconti, del primo Fellini, dei colossal americani quali Ben Hur, del commovente Marcellino pane e vino. La sala di Padola si riempiva soprattutto nei fine settimana. Nel 1954 il Comune di Santo Stefano bandiva una gara per la gestione del bar e cinema Piave e così Gino scese da Padola a Santo Stefano iniziando l'avventura che ha segnato la vita sociale del centro comeliano. 
 
VULCANICO
Gli spazi del bar Piave, attiguo alla sala del cinema, erano punto di incontro per la gioventù della vallata, per pomeriggi e serate di ballo, per ascoltare la musica pop interpretata da cantanti di fama nazionale ma anche luogo di epiche sfide a biliardo e poi, con i primi videoproiettori, sala di tifo per le partite delle squadre del cuore. Gino Tonon è sempre stato un appassionato di calcio ed ha sostenuto l'attività del Comelico Calcio, come presidente, per decenni. Anche adesso è sempre presente agli incontri che si disputano a Lacuna di San Nicolò, gioendo per le vittorie (quest'anno soltanto una in tutto il campionato) e soffrendo per le sconfitte. Una vecchiaia lunga e attiva la sua, non certo da pensionato inerte.

DIGITALE
Dopo aver lasciato il bar Piave, dovendo seguire la moglie inferma, non ha rinunciato alla gestione del cinema, investendo non solo impegno per le lunghe serate, magari con pochissimi spettatori ma anche risorse finanziarie, pur di non dover rinunciare ad una passione che è stata coltivata e trasmessa al figlio Paolo. Quando c'è stata la modifica del sistema di proiezione, dalle pellicole in 36 millimetri al digitale, Gino ha voluto investire, in pratica a fondo perduto, per sostituire la grande macchina da proiezione con un sistema computerizzato che ha imparato a usare dopo gli 80 anni. Il suo rammarico riguarda la scarsa frequentazione delle sale e la difficoltà a far capire quanto sia diversa, qualitativamente, la visione di un film su grande schermo rispetto ai televisori o ai computer. Nelle rare serate in cui il Piave si riempie, all'uscita c'era il sorriso compiaciuto di Gino ad attendere tutti. Anche domenica sera non c'era tristezza nel suo sguardo, perché dal 1 aprile il Piave continua a proiettare film oltre i suoi 67 anni di amore e fedeltà al cinema. 

Lucio Eicher Clere  Ultimo aggiornamento: 3 Aprile, 10:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA