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«Cervo divorato dai lupi vicino al supermercato a Castion: abbiamo paura»

Lunedì 1 Agosto 2022 di Davide Piol
Il recupero della carcassa del cervo sbranato dal lupo a Castion
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BELLUNO - Un branco di lupi che banchetta con la carcassa di un cervo in mezzo alle abitazioni. Un altro episodio, l’ennesimo, che questa volta scuote Castion: «I lupi ormai cacciano tranquillamente tra le nostre case». La segnalazione arriva da un residente, che abita vicino al supermercato Despar, e che nella notte tra lunedì e martedì scorso ha assistito a qualcosa che avrebbe preferito non vedere. 

LA TESTIMONIANZA

«Un cervo è stato divorato da un branco di lupi – racconta il residente – e la carcassa è stata lasciata nel prato. Nel tentativo di fuggire ai predatori l’animale ha danneggiato un tratto di recinzione della mia proprietà. Il giorno successivo abbiamo chiamato la polizia provinciale che ha provveduto a recuperarne la carcassa». Ora la polizia provinciale effettuerà tutte le indagini del caso: ulteriori accertamenti con i tamponi per un’analisi genetica e la ricerca della presenza di altre tracce, in particolare escrementi, nella zona circostante. Va ricordato che fin da inizio 2017 è stata accertata la presenza in Visentin di un branco di lupi; inizialmente si trattava solo di una coppia, a cui poi si sono aggiunti i cuccioli. L’area di riferimento del gruppo spazia dal Nevegal e dalle Ronce fino a Valmorel e le zone alte della Valbelluna. 

LA DESERTIFICAZIONE
Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno spiega che non è una novità: «Il fatto che i lupi siano ai margini dei paesi è normale e dipende dal degrado del territorio. Sono spariti migliaia di ettari a prato, vuoi perché non c’era interesse a tenerli così, ma anche per i costi del fare foraggio così alti che conveniva acquistarli in pianura, e per la difficoltà a farli per la pioggia». Attività di pascolo, in prati piccoli, non conviene farla. Abbandonare gli animali in montagna, nemmeno. Di conseguenza, con l’erba alta sono tornati gli animali. «Almeno fino a una certa altezza – continua Donazzolo – l’erba deve essere tagliata. Ora i prati sono spariti e la selvaggina è arrivata a valle, seguita dal lupo. Se non troveranno più da mangiare se ne andranno. Se il cittadino vuole che il lupo torni nelle nostre valli ci dobbiamo adeguare e difendere». 

«LA POLITICA?»
Adeguarsi al lupo, tuttavia, può voler dire abbandonare un’attività per la quale erano stati fatti sacrifici. «Questi episodi li abbiamo segnalati diverse volte – evidenzia Gimmy Dal Farra, di Belluno Alpina – Alla fine ognuno ha rimediato eliminando gli animali da pascolo con il risultato che il bosco cresce anche dove prima c’era prato». Per Dal Farra manca un intervento concreto della politica: «Non abbiamo visto nessuna presa di posizione. Nessuno ha preso per mano il problema e tanto di trovare soluzioni. Il recinto di tot metri non serve a nulla. Li sbranano comunque. A un certo punto elimini gli animali e non ci pensi più. Ti lasciano col cerino in mano. Il lupo deve rimanere perché è protetto e tu ti adegui, il che significa eliminare gli animali da pascolo». A risentirne, però, è l’intero territorio. «Fa ridere che si vuole far ripartire agricoltura e turismo – aggiunge Dal Farra – Se non pulisci i prati e non tieni in ordine il territorio è difficile che la gente venga a camminare. È triste: nessuno, dallo Stato alla Regione, ai singoli amministratori, ha preso in mano in modo concreto il problema, trovando soluzioni concrete per chi vuole ancora cercare di contrastare l’abbandono del territorio». 

Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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