Ceramica Dolomite, il rilancio è realtà: assunzioni e balzo del fatturato nel 2023

Presentato il progetto di ripresa industriale dell'azienda che era stata sull'orlo della chiusura

Martedì 8 Novembre 2022 di Federica Fant
Ceramica Dolomite, il rilancio è realtà: assunzioni e balzo del fatturato nel 2023

BORGO VALBELLUNA - I rulli, le presse, i nastri trasportatori con i pezzi da essiccare, da smaltare e da mettere in forno hanno fatto da sottofondo alla presentazione del progetto di rilancio industriale dello stabilimento produttivo della Ceramica Dolomite. Inaugurata, quindi, la nuova società nata dal progetto di una cordata formata da quattro soci: Banca Finint di Enrico Marchi, la Delfin di Leonardo Del Vecchio, Luigi Rossi Luciani Sapa di Luigi Rossi Lucani e Za Fi di Bruno Zago, espressione della migliore imprenditoria del nord-est e da Invitalia attraverso il fondo di Salvaguardia Imprese.


NEL MIRINO
L'obiettivo è riportare la Ceramica Dolomite ad essere il riferimento della ceramica sanitaria di design Made in Italy, salvaguardando l'occupazione locale e valorizzando le competenze, la maestria e la specializzazione dei dipendenti. Una storia che parte da lontano, che prese l'avvio grazie ai 433 milioni di lire dei finanziamenti speciali per il Vajont, con cui Attilio Bandiera, Angelo De Paoli e Aldo Pessotto, tre giovani che lavoravano insieme in una fabbrica di sanitari di Pordenone, crearono la Ceramica Dolomite. Ieri era presente anche la figlia di Bandiera, Patrizia, che si è detta molto emozionata, «la Ceramica Dolomite era la seconda casa di mio padre». Ma l'emozione era palpabile nei volti dei più, in particolar modo in quelli di due ex dipendenti che non hanno però mai lasciato il proprio impegno per salvare le sorti di quello che è stato definito il laboratorio della Ceramica: c'erano, tra molti altri, Vittorio Bonetta e Gianni Segat. A fare gli onori di casa il rappresentante della cordata, Luciano Favero. Tra gli ospiti l'assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan che ha elogiato il metodo utilizzato, quello di un lavoro di squadra, e ha ringraziano il direttore dell'Unità di crisi aziendali, Mattia Losego. C'era Federico D'Incà, che in qualità di parlamentare prima e di ministro poi si era attivato nel lavoro di tessitura di un'operazione complessa, che ha confidato con orgoglio «nel 1989 lavavo macchinari. È una grandissima soddisfazione sentire il rumore delle macchine: è una marcia trionfale», ribadendo, poi, le vicende che si sono alternate, la crisi e poi la via d'uscita per creare qualcosa di nuovo.


IL PRESIDENTE
Hanno quindi preso la parola il presidente del gruppo Banca Finint, Enrico Marchi, promotore della cordata di imprenditori che hanno sostenuto l'iniziativa: «L'impresa -ha detto- oggi dovrebbe riportare nel territorio la testa pensante dell'industria, per crescere e creare nuove opportunità di sviluppo». Il progetto della Ceramica Dolomite è stato possibile anche grazie all'impegno dei sindacati, lo ha sottolineato il rappresentante Bruno Deola di Femca Cisl, ma erano presenti anche il segretario provinciale Cgil, Mauro De Carli, quello della Cisl, Massimiliano Paglini mentre per la Uil, Michele Ferrero. Anche i vescovi delle Diocesi di Belluno- Feltre (Renato Marangoni) e di Vittorio Veneto (Corrado Pizziolo), oltre al parroco di Trichiana, don Egidio Dal Magro erano presenti per benedire dipendenti, macchinari e i presenti.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Novembre, 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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