Causa alla Cina per la pandemia: i precedenti che fanno sperare gli albergatori di Cortina

Martedì 7 Dicembre 2021 di Davide Piol
L'Hotel de la Poste di Cortina
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CORTINA - È ancora aperta la partita contro la Cina. Dopo la decisione dei tribunali di Parma e di Viterbo, secondo la quale si può procedere nella richiesta dei danni al Ministero della sanità cinese per non aver segnalato tempestivamente all’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) lo stato del diffondersi del virus, l’avvocato Marco Vignola spera che possa accadere lo stesso a Belluno nell’udienza del 14 dicembre prossimo.

«TRASPARENZA»
Il legale assiste Gherardo Manaigo, vice-presidente di Movimento imprese ospitalità (Mio) Italia e proprietario dell’Hotel de La Poste di Cortina, che un anno e mezzo fa motivò in questo modo l’azione giudiziaria: «Appare evidente la pericolosa mancanza di trasparenza che ha caratterizzato la prima fase, sottaciuta, dell’emergenza, e ho sentito la necessità di agire in prima persona per chiedere, anzi, esigere, un’assunzione di responsabilità».



IL PRECEDENTE DI PARMA
Al momento il tribunale che si trova più avanti, nella causa contro la Cina, è quello di Parma che già dichiarato la contumacia del Ministero della sanità cinese. Una società petrolifera, con un atto di citazione del 16 settembre 2020, l’aveva citato in giudizio non solo per accertare le gravi responsabilità riguardanti la tardiva comunicazione all’Oms su quanto stava accadendo nel paese a causa del virus e dei suoi effetti. Ma anche per non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo negli aeroporti cinesi. Si vuole cioè dimostrare che queste omissioni abbiano impedito al governo italiano di adottare le misure indispensabili per contenere il diffondersi del covid e limitare i disagi. E si chiede che il Ministero della Sanità Della Repubblica Popolare Cinese venga condannato al risarcimento di tutti i danni patrimoniali, causati dalla perdita di guadagno, e quelli non patrimoniali, dovuti alla propagazione della pandemia. L’atto è arrivato a destinazione, quindi è stato notificato, ma c’è stato un rigetto da parte del destinatario, giustificato dal fatto che tale notifica sarebbe lesiva della sovranità della Cina. Eccezione che però il tribunale di Parma ha superato implicitamente dichiarando la contumacia del Ministero (cioè la sua volontà a non costituirsi parte civile) e invitando gli avvocati a procedere.

E QUELLO DI VITERBO
È quanto ha chiesto a Viterbo anche l’avvocato Marco Vignola che assiste il presidente di Mio Italia Paolo Bianchini. Nella memoria depositata dal legale sono state prodotte le attestazioni di avvenuta e regolare notifica dell’atto di citazione, la prova di consegna avvenuta tramite corriere DHL, e la nota del Ministero della Giustizia della Repubblica Popolare Cinese in cui si legge che «il contenuto violerebbe la sovranità della Cina». Nella conclusione si chiede di dichiarare la contumacia dell’Ente sulla quale però il giudice non si è ancora espresso, pur avendo di fatto accolto le istanze dell’avvocato.
SUPERATI I VIZI DI NOTIFICA
«Abbiamo superato i vizi di notifica – spiega Vignola – il tribunale di Parma è addirittura entrato nel merito della giurisdizione dei principi costituzionali. Vedo che la partita si sta mettendo dalla parte degli attori che siamo noi, quindi mi auspico che il provvedimento della dottoressa Chiara Sandini (giudice a Belluno) sarà in linea con gli altri due tribunali». Il vice presidente di Mio, Gherardo Manaigo aveva sottolineato che ad appesantire i danni a Cortina era stata «l’assegnazione dei Mondiali di sci alpino 2021 e in previsione delle Olimpiadi invernali 2026», due eventi per cui erano stati programmati (e penalizzati dalla pandemia) diversi appuntamenti di caratura internazionale, «con il conseguente investimento di ingenti risorse economiche ed organizzative della rete d’imprese». La questione tornerà in aula, nel palazzo di giustizia, il prossimo 14 dicembre.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 07:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA