Dolomiti Bellunesi finalmente allo stadio polisportivo di Belluno: oggi alle 15 l'anticipo con l'Este

Sabato 16 Ottobre 2021 di Alessandro De Bon
Alex Cossalter e, a destra, Simone Corbanese, feltrino il primo, bellunese il secondo, entrambi attaccanti della Dolomiti Bellunesi

Ecco la Dolomiti. Dopo 5 incontri ufficiali è arrivato il giorno del debutto nel capoluogo. Dopo settimane di lavori per mettere le stampelle al polisportivo, con i Bianchi protagonisti a Feltre, alle 15 di questo pomeriggio, sabato 16 ottobre, agli ordini della direttrice di gara Arianna Bazzo di Bolzano, la Dolomiti Bellunesi esordirà a Belluno, dove aveva giusto giocato un’amichevole estiva, vinta con il Lia Piave. Due tribune laterali, nuovi seggiolini su quelle centrali, un bar e un chiosco, capienza totale portata al 75 per cento dal nuovo decreto: tutto è pronto per accogliere l’Este in campo e fino a 750 spettatori sugli spalti. Cercando, perché no, di bagnare casa “nuova” con una vittoria. «Vincerà la miglior strategia - attacca Renato Lauria alla vigilia - l’Este ha faticato perché ha cambiato tanto, ma è in crescita e tosta. E ha appena 2 punti meno di noi (6 vs 4, ndr). Noi però abbiamo l’ottimo lavoro di un’intera settimana da portare in campo. Facciamolo, possibilmente meglio di loro».
La Dolomiti come cresce?
«Bene, con voglia, entusiasmo e il piacere di essere le facce e i protagonisti di un progetto così ambizioso».
A proposito di ambizioni: come siamo a pressioni?
«Nello sport la pressione è essenziale. Solo così ambisci al meglio, al dettaglio da curare, a quella perfezione che non esiste, ma a cui bisogna tendere. Chiaro, dev’essere una pressione stimolante e costruttiva; deve avere un nome, una meta, non un “tanto per dire”. Deve porre un obiettivo e la strada su cui perseguirlo. Se è così allora sì che puoi, anzi deve premere».
Quali gli obiettivi?
«Pratici e concreti, visibili e raggiungibili. Se dico che devi arrivare in Sicilia di corsa, e possibilmente in fretta, non ci arriverai mai. Se dividi il percorso in piccole tappe, programmando il lavoro, le distanze e il ritmo, allora la Sicilia si avvicina. Tutti devono sapere dove devono arrivare, in quali tempi e modi. E soprattutto che se lo fanno insieme il risultato è garantito».
Qual è la Sicilia della Dolomiti?
«A lungo termine per il progetto e la nuova realtà del calcio bellunese è la serie C. Per quest’anno invece non lo dico (sorride, ndr)».
La pressione esterna?
«Non mi ostacola. Avessi una squadra che non funziona, che non mi segue e non è dedita al lavoro allora sarei in difficoltà, ma è il contrario. Con la qualità tecnica non arrivi da nessuna parte. Con la qualità umana e con la volontà invece...».
Come intuisce che siete sulla strada giusta?
«Dalle domande che mi fanno in allenamento; da come reagiscono a un risultato storto; da come lottano negli ultimi 30 secondi di una partita».
A brevissimo termine in cosa si deve migliorare?
«Nella determinazione e nella cattiveria del singolo in determinate situazioni difensive. Nel capire cosa sta dicendo l’azione, sapere come e dove intervenire, per esempio interrompendola, se è quello che serve. Anche il Barcellona butta la palla in tribuna, se capisce che è quello che ci vuole. Se vogliamo essere ambiziosi bisogna essere più determinati in questo. Nelle prime partite abbiamo regalato troppi gol, troppo in generale».
La classifica è corta.
«E lo rimarrà. Mi dà fastidio l’Arzignano a punteggio pieno, sapendo quanto filo da torcere gli abbiamo dato in 9 contro 11».
La fusione come procede?
«Per me è finita al primo allenamento. La prima volta che abbiamo varcato il cancello ho visto il mio gruppo, la mia squadra, nient’altro. Dentro le righe del campo non c’è nessun “tre”, ma un’unica intenzione. Chiaro, per tutto il resto, per la struttura, la società sta lavorando e il processo sarà lungo, ma vedo unità e entusiasmo rari».
Eppure chi in primavera avrebbe mai immaginato quell’abbraccio “cugino” tra Corbanese e Cossalter per la doppietta decisiva di Alex a Cattolica?
«È stato un bellissimo abbraccio, una sintesi perfetta. Due giocatori forti, figli dello stesso territorio, nella stessa squadra. È il passato che è diventato presente e allo stesso tempo lo sguardo con cui guardare il futuro: bisogna coltivare i nostri talenti».
Il Cossalter di Cattolica è tanta roba.
«Alex deve continuare così. In settimana si era allenato in maniera esemplare, domenica ha riscosso il suo premio per come aveva lavorato. Deve continuare a mettere l’umiltà al servizio del suo talento, con la voglia di rubare il posto a qualcuno. Aggiungendo alla bella giocata rincorse, contrasti, voglia di aiutare un compagno; per esserci sempre, in tutti i momenti di una partita».
Giocherà titolare?
«Lo vedrete alle 15». Ma somiglia tanto a un “sì”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA