Il re delle borsette Salce 197: medicina mollata a 4 esami dalla laurea e quel fienile dove cominciò tutto

Venerdì 25 Giugno 2021 di Daniela De Donà
Il re delle borsette Salce 197: medicina mollata a 4 esami dalla laurea e quel fienile dove cominciò tutto

BELLUNO - Sono ripartite le sfilate di moda. E sorride chi al settore gira intorno. Come la Cafiero srl che, oltre ad oggettistica collegata all'occhiale, ha la sua nicchia in borsette e pochette con il brand Salce 197 (in città un solo negozio ne ha l'esclusiva ndr). E proprio da qui vuol partire la storia di un imprenditore partito nel 1988 da un fienile che, a Salce, prima periferia di Belluno, per l'appunto portava il numero civico 197. Di famiglia genovese Aldo Cafiero dopo il diploma, nel 1979, al liceo-ginnasio Tiziano di Belluno, si era iscritto a medicina all'Università di Genova, fino a quando, al sesto anno e con soli quattro esami mancanti per toccare la laurea, ha mollato tutto. Tanto da definirsi oggi un «quasi medico» con «un padre che non mi parlò per due anni». Seguì l'intuizione della mamma che, nel fienile a 200 metri da casa, aveva avviato un'attività di oggettistica promozionale: dal portachiavi particolare al tagliacarte a forma di automobilina. Cafiero, insomma, si buttò sulla creatività. Ora è titolare unico di un'azienda con 50 dipendenti in Italia, a Cesa di Limana, più una fabbrica in Cina. A Belluno ci arrivò non per scelta propria, ma seguendo il padre Guido, antropologo culturale che era alla ricerca di un buen retiro.


La Cafiero srl vede rosa nel futuro? Cosa si prevede nel settore?
«Buoni i segnali. La ripartenza, nel settore della moda a cui appartengo, è iniziata nel dicembre 2020, dopo un calo dovuto alla pandemia stimato tra il 30% e il 40%. Questo sarà un anno di transizione, con il ritorno ai livelli del 2019 che si vedranno solo nel 2022. Dunque vedo rosa, certamente. Anche perché i miei più stretti collaboratori sono donne».


Cosa è per lei la moda?
«Esprime il modo di vestire la vita. Rispecchia la mia visione del bello. Premesso che all'interno dell'azienda la linea di accessori, soprattutto borse, rappresenta una nicchia, per noi è espressione della voglia di essere liberi. Di fatto il grosso del fatturato arriva dagli astucci portaocchiali». Anche qui, comunque, c'entra la moda?
«Si lavora con i grandi marchi, dai quali ci arrivano design o proposte che vengono realizzate. Ma a volte siamo noi a vestire il prodotto del brand».


Lei oggi ha come committenti Dior, Fendi, Mont Blanc, Bottega Veneta. Ma il primo astuccio non si scorda mai.
«Fu con il marchio Benetton. In verità il mio inizio da imprenditore è da collegarsi alla famiglia di papà, tutti navigatori. Fu lo zio, comandante di nave, infatti, a mettermi in contatto con la Ligabue Group, azienda di forniture navali. Produssi, per esempio, borse sportive personalizzate per Costa Crociere e Tirrenia».


A proposito di trend: di sicuro sa già quali saranno i colori moda del 2022. Ce li anticipa?
«Avremo i gialli, i blu, probabilmente anche il mattone».


Lei a Heyuan, nella regione di Guangdong, ci ha vissuto, ci ha costruito una fabbrica. Da imprenditore, iscritto a Confindustria Belluno Dolomiti: che differenza vede tra cinesi e italiani?
«Il primo loro interesse è il business, poi viene la vita privata, famiglia compresa. Un fatto agli italiani pare stridente. Perché al primo posto per noi c'è il piacere della vita, con la serietà di onesti lavoratori. Una cosa, peraltro, è sicura: i cinesi invidiano il nostro istintivo saper riconosce la bellezza».


Ultima curiosità: pare strano anagraficamente, ma è vero che lei ha studiato a Roma con Mario Draghi?
«No. Abbiamo dieci anni di differenza. E' vero, però, che prima del trasferimento a Belluno ho frequentato la stessa sua scuola, a Roma: l'istituto Massimiliano Massimo».

Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 09:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA