Caffè, Annamaria Bristot lascia: ceduta la torrefazione-gioiello di via Psaro

Venerdì 16 Aprile 2021 di Daniela De Donà
Annamaria Bristot nel bar di via Psaro a Belluno

BELLUNO - È una pagina di storia bellunese che si gira. Dopo 102 anni passa di mano l'azienda di vendita di caffè tostato fresco in via Psaro - fondata da Domenico Bristot. La nipote Annamaria Bristot, l'ultima a portare avanti il marchio di famiglia, dopo 40 anni dentro al negozio vuole dedicarsi alle sue passioni. Ieri la firma dal notaio, con le quote che sono state acquisite da Marilj Savaris che da lunedì terrà il timone del negozio di caffè, dolciumi e raffinata oggettistica. 

IL RAMMARICO

«C'è il dispiacere di finire una storia che nonno Domenico iniziò a scrivere nel 1919 - è l commento - dall'altra, a 65 anni, sono contenta di poter seguire i miei interessi». Ma è come lasciare una sua creatura, lo si capisce dallo sguardo. Sì, perchè lo stile, unico in città, del negozio lo si deve a lei, con le tazze a cui sono legati i cioccolatini e le decorazioni a tema, diverse per ogni festa, per ogni stagione. Per non dire dei fiori artificiali. Con la storica dipendente, la signora Nadia, che portò in vetrina le composizioni di rose o tulipani. «Siamo stati i primi a portare i fiori artificiali in città», ricorda Annamaria Bristot. Che può fregiarsi di essere stata una pioniera anche in altri ambiti: sua la prima tostatrice, nel 1984. E importò la macchina per le crepes, le prime sulla piazza. Fu lei, per il Caffè Manin, a voler acquistare il primo abbattitore di temperatura che serviva per creare mousse e semifreddi. Perchè Annamaria Bristot è stata anche direttrice del Caffè Manin. Laureata in statistica all'Università di Padova, iniziò a seguire la società distaccata dalla Torrefazione di via Vittorio Veneto: papà Mario le affidò la direzione della Pasticceria Caffè Manin, la gelateria sotto ai portici, oltre all'amministrazione del negozio di via Psaro. In quei dieci anni con lei alla guida - tra il 1984 e il 1994 il Manin visse una delle sue stagioni più fulgide. Il liston era affollatissimo: «Non c'erano i cellulari e per accordarsi si veniva in piazza, che fosse per l'aperitivo, nel dopocena, o alla fine del cinema. La nostra pasticceria era rinomata, venivano da fuori città per i cannoncini e le giuseppine». Bristot rivede quegli anni: «Era una piazza dei Martiri ordinata, nei caffè Deon, Goppion e Manin c'erano solo tavolini e fioriere tutte uguali». Nella gelateria, che chiuse nel 1994 per un contratto non rinnovato con la proprietà, cioè la Banca d'Italia, i bellunesi gustarono le prime crepes alla francese. «Fu un modo per ovviare al fatto che d'inverno non si vendevano molti gelati. Le sperimentammo, provando varie ricette». Per una clientela che era composta soprattutto da studenti.

LA SVOLTA

È il 1994 l'anno della svolta. Anche se c'era Giovanni Zubiolo ad aiutarla nella conduzione del Caffè Manin, la fatica era troppa. «Vendemmo il Manin a Riccardo Ricafina, e mi ritirai nel negozio, attività più semplice con tre figli». Ma la fantasia e la creatività non possono essere imbrigliate. Parte da allora l'idea di inventarsi un angolo per proporre regalini, piccole creazioni confezionate, con candele, caramelle, fiori. Annamaria rassicura la clientela: «Marilj è una bellunese piena di entusiasmo, la continuità è garantita. Sarà apprezzata dalla squadra. Io per un po' l'affiancherò». A proposito di squadra: «I prodotti contano poco se non si ha la fortuna, come ho avuto io in 40 anni, di personale all'altezza». Rimarranno, ora, indelebili i ricordi. Come quella gita, organizzata per tutti i dipendenti, a Passo San Pellegrino. «Per una staffetta con gli sci da fondo, noleggiati. Con la maggioranza di noi che li metteva ai piedi per la prima volta».

Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA