Torna nel bunker antiaereo in cui si rifugiò quando aveva 6 anni: «Paura di restare senza cibo»

Lunedì 16 Maggio 2022 di Federica Fant
Il rifugio antiaereo di Borgo Piave a Belluno

BELLUNO Si era rifugiato in quel bunker quando aveva 6 anni, con la sua mamma, per sfuggire alle bombe. Sabato ci è tornato, dopo 78 anni e non è riuscito a trattenere l’emozione mentre riaffioravano quei ricordi terribili. Giuseppe Marchetti era uno dei partecipanti alle visite “Borgo Piave sotterranea”, ovvero l’evento con la riapertura del rifugio antiaereo del Borgo. Una iniziativa che nella giornata di sabato ha ospitato 215 persone in 10 turni gestiti e organizzati da Borgo Piave Etc, in collaborazione con la Protezione civile di Paolo Zaltron. Di bunker si sta sentendo parlare molto dall’inizio dell’anno in conseguenza al conflitto scoppiato in Ucraina dove migliaia di persone sono costrette per ore o giorni a rimanere in gallerie e cunicoli per salvarsi dai bombardamenti ed è curioso come anche in Italia un patrimonio che abbiamo disseminato sotto al terreno nazionale da circa ottant’anni proprio ora stia riscuotendo così tanto interesse. 

LA TESTIMONIANZA
Giuseppe Marchetti, di 83 anni, nel marzo del 1945 trascorse una notte intera in quel bunker. Non ha nascosto le sue emozioni raccontandone l’esperienza: «Mi ricordo che era il momento in cui gli invasori avevamo hanno bombardato il deposito davanti alla stazione, avevano sbagliato un tiro e la bomba era caduta vicina alla casa di riposo. In quell’occasione erano morti dei giovani di Cavarzano - racconta Marchetti, classe 1939, figlio di uno zattiere (ecco il collegamento con Borgo Piave) -. Noi a Borgo Piave avevamo sentito la sirena e dovevano andare al riparo, al sicuro. Così anche mia madre mi ha preso e portato dentro il rifugio fino al mattino. Quando abitavo lì, da ragazzo, i miei amici andavano dentro e fuori al bunker, ma io non ci sono più voluto entrare». «Ad essere sincero – le sue parole - anche ieri, quando ci ho rimesso piede dopo così tanti anni, mi è venuta un po’ di angoscia. A quel tempo, nel ’45, c’erano delle panche di larice belle larghe fatte molto bene, fontanelle per l’acqua. Probabilmente io ho anche dormito quella notte, di sicuro non lo fece mia madre e tutte le mamme che mi ricordo erano in nostra compagnia. Noi bambini stavamo fermi, in silenzio. La paura, però, era quella di restare senza mangiare. Non si sapeva quanto tempo si sarebbe dovuti rimanere lì. Ricordiamoci che il cibo già era poco a quei tempi. E infatti fino al giorno dopo non abbiamo più assaggiato nulla: la paura era quella, di morire di fame». 

L’EMOZIONE
Una testimonianza diretta che ha colpito i gruppi delle 15 e delle 15.30 che hanno potuto ascoltare la viva voce di chi nel bunker ci era entrato per davvero. «La cosa che mi ha sorpreso maggiormente – racconta il presidente dell’Associazione, Antonio Gheno – è che c’è stato chi ha prenotato per 15 posti. La ritengo una cosa bella, perché molti arrivavano in gruppo. Molti anche i ragazzi delle scuole superiori che si sono organizzati per vedere questi spazi di Belluno. All’inizio di ogni turno abbiamo presentato la nostra associazione, spiegando che la storia che si concentra a Borgo Piave è anche quella dei 400 anni della Serenissima, una storia legata al porto fluviale cittadino, luogo centrale e che rende questa storia spendibile oggi e domani». 

LA BELLUNO SOTTERRANEA
A condurre i gruppi ci hanno pensato Arianna Gheno e Vincenzo Russotto, che avevano il ruolo di essere i narratori della giornata. L’evento, grazie all’autorizzazione del Comune di Belluno e alla collaborazione della Protezione civile comunale, ha consentito ai cittadini di scoprire un altro angolo nascosto della città. «L’architetto Russotto, che aveva fatto la tesi su Belluno sotterranea, ovvero come renderli spazi museali per questa città, probabilmente sarà l’ospite di un incontro dedicato – spiega Gheno -. L’auspicio è che questi luoghi di difesa possano diventare spazi culturali dove ripercorrere una parte della storia di Belluno. Diventerebbe un modo per rendere la proposta bellunese più inclusiva anche di quelle parti di centro storico che attualmente sono citate in maniera marginale nel turismo della città».

Ultimo aggiornamento: 07:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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