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Belluno terzultima città d'Italia per sprechi d'acqua. E la situazione peggiora

Domenica 3 Luglio 2022 di Davide Piol
Tubi dell'acquedotto continuano ad aver bisogno di riparazioni
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BELLUNO Dovete immaginare 17 bottigliette da un litro svuotate in un secondo. Anzi, al secondo. È quando accade a Pieve di Cadore dove gran parte dell’acqua che dovrebbe arrivare nelle case si perde “da qualche parte”. «Siamo ancora nella fase – spiega il presidente di Bim Gsp Attilio Sommavilla - in cui dobbiamo individuare le principali perdite. Sappiamo che ci sono – stiamo perdendo l’80% dell’acqua che prendiamo dalle sorgenti – ma non sappiamo dove sono». Il problema non riguarda solo Pieve di Cadore, ma l’intera provincia con 250 perdite in totale a causa di tubature di oltre 40 anni. A Belluno lo sperpero d’acqua oscilla tra i 12 e i 14 litri al secondo. E la situazione peggiora: secondo i dati dell’Istat, nel 2018 la città di Belluno perdeva il 43,26 per cento dell’acqua immessa nella rete; nel 2020 quella percentuale, sempre secondo l’Istat, è salita al 68,1, facendo di Belluno la terzultima città d’Italia dopo Chieti (71,7) e Latina (70,1). È un paradosso. Sono settimane di intensa siccità con i fiumi a secco. Ma se da una parte la situazione è allarmante, dall’altra gli errori umani si accavallano. 

LA SITUAZIONE
Sommavilla, a capo del Bim da circa un anno e mezzo, dice di aver messo in atto una rivoluzione per cercare di sistemare l’eredità che si è trovato tra le mani. Il problema delle perdite d’acqua dipende dal fatto che per anni «l’obiettivo è stato quello di ridurre il debito della società» a discapito della programmazione e degli interventi necessari per sistemare i sistemi idrici e fognari bellunesi. In altre parole, per tamponare il buco finanziario si è deciso di chiudere gli occhi verso gli altri di buchi, quelli nei tubi sparsi sul territorio che in alcuni punti pompano acqua verso l’esterno sprecando ingenti risorse idriche. «Speriamo che la siccità faccia emergere meglio questa problematica – continua Sommavilla – Da noi c’è anche il problema del costo. È vero che qui l’acqua corre, ma solo per portare un tubo in Agordino con l’elicottero ci vogliono 20mila euro. Sto facendo una rivoluzione, ma ci vorranno anni. Non stiamo pompando acqua da depositi sotterranei, ma questa corre dalla montagna e ne perdiamo circa l’80%. Con una rete idrica funzionante non ci sarebbe il problema della siccità e potremmo darne anche alla pianura». Se l’acqua esce dai tubi, è possibile che qualcosa entri. Ed è per questo che l’acqua è spesso torbida o non potabile. L’idea di Sommavilla è di creare dei distretti e posizionare dei misuratori di pressione per individuare dove sono le perdite e dove bisogna intervenire: «L’acqua è il problema principale da risolvere e sono necessarie risorse che non siano solo quelle derivanti dalla tariffa. Abbiamo fondi di confine che vengono spesi in modo schizofrenico o addirittura non spesi. Programmiamo che una fetta vada agli acquedotti perché possono anche essere belli i marciapiedi, ma se non arriva l’acqua è peggio». Servono risorse finanziarie, quindi, ma anche umane.

L’OBIETTIVO
Sommavilla sta riorganizzando la società acquisendo ingegneri, tecnici, «professionisti in grado di fare nei prossimi 10 anni quello che non è stato fatto negli ultimi 50». Un aiuto dovrà darlo anche la politica, a partire dal nuovo sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin. «Una brava persona, lo conosco bene – commenta il presidente di Bim Gsp – è abituato ad affrontare le difficoltà e forse più di altri ha la sensibilità per capire che questi problemi devono essere risolti al più presto». E conclude: «Serve una programmazione di interventi che guardi a quello che dovranno fare i nostri figli. Se non cominceremo adesso, i nostri nipoti andranno a prendere l’acqua a 10 euro per poter farsi una doccia o peggio non ci sarà più. Si parla sempre delle Dolomiti come di un luogo in cui si vive bene, si beve bene… impegniamoci perché lo diventi». 
 

Ultimo aggiornamento: 16:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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