Alpago, la frana resiste alla dinamite. Pronti altri quintali di esplosivo /Video

Sabato 15 Giugno 2019 di Lauredana Marsiglia
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ALPAGO - Tre colpi di sirena poi la detonazione scuote il silenzio di Schiucaz. Sono le 14.45 quando il fianco della montagna, gravido di un quintale di esplosivo, si alza come in un profondo respiro per poi riadagiarsi in frantumi esattamente là dove si trovava prima. Solo una nuvola di polvere avverte che il distacco è avvenuto. Sull'altro versante, invece, nascosto alla vista delle centinaia di curiosi accorsi per assistere all'evento, salta un ampio strato di copertura vegetale che finisce in parte sulla strada. Ma è proprio qui che servirà un secondo intervento.
 

La testa della frana da 6mila metri cubi che dal 12 maggio minaccia l'abitato di Schiucaz, è stata aggredita, ma non decapita completamente come si sperava. Serviranno altre cariche per ultimare l'opera e aprire quindi il varco all'intervento via terra. Già ieri si è iniziato a preparare le nuove perforazioni con l'ipotesi di un secondo scoppio entro martedì o mercoledì.

 
La prima stima di mister Dinamite, ovvero Danilo Coppe, il fuochino che si occupa anche della demolizione del ponte Morandi di Genova, è che si siano staccati 1000-1200 metri cubi di materiale contro i 1500 previsti inizialmente. «Abbiamo agito con la massima cautela nel dosare l'esplosivo - spiega Michele Artusato, dirigente provinciale di Veneto Strade -, perché l'obiettivo era quello di non danneggiare le abitazioni. E ci siamo riusciti. Meglio procedere con un secondo scoppio per profilare meglio la frana».

Il sindaco di Alpago, Umberto Soccal, appare un po' preoccupato mentre osserva il gigante ferito, ma non crollato: «Restiamo ancora con un po' d'ansia». Il timore è di un possibile allungamento dei tempi, passaggio che tuttavia non sembra preoccupare Veneto Strade. «Credo che entro un mese e mezzo al massimo - spiega l'amministratore delegato Silvano Vernizzi - si possa concludere il cantiere e far rientrare a casa la gente». Ma se per la grande folla accorsa per osservare da vicino il botto si è trattato di una sorta di spettacolo mai visto, per i proprietari delle case sono stati momenti di adrenalina pura. L'ingaggio dei migliori professionisti non ha tolto dalla testa l'incubo di veder crollare la propria casa. Si sa che qualcosa può sempre andare storto. L'ansia era palpabile tra i residenti, tutti ancora alloggiati altrove, chi in affitto, chi da parenti. Solo uno di loro resta ancora ospite in albergo. Dal 12 maggio non possono nemmeno varcare la zona rossa. SFOLLATI E SENZA LAVORO C'è chi ha dovuto fermare anche la propria attività di commercio di mangimi e bevande e di un'azienda agricola. Come Simone De Pizzol: «Il Comune ci aveva promesso subito un capannone ai Paludi - spiega sconsolato - ma non è successo nulla. Dice che ci sono problemi per l'affitto. Intanto noi siamo completamente fermi. Non solo non guadagnamo, ma perdiamo anche la clientela. Se non ci danno soluzioni dovrò anche restituire i contributi per l'attività agricola». Elogio invece a Veneto Strade e ovviamente alla Regione Veneto di cui la società è diretta emanazione, per la velocità e la professionalità con cui si sta muovendo. Giovanni Torelli e moglie, con i loro tre figli, sono fuori casa ormai otto mesi, vorrebbero più certezze sulla tempistica, ma concordano sul fatto che ci sia stato un intervento energico e rapido: «Diciamo - affermano - che sono andati incontro alla gente, ci hanno dimostrato la loro presenza. Ora non ci resta che aspettare il secondo botto». Costo complessivo dell'opera: 200mila euro. Lauredana Marsiglia

Ultimo aggiornamento: 14:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA