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Addio Del Vecchio. L'avvocato e amico Paniz: quella volta con Armani, i rimorsi e gli insegnamenti di Leonardo

Giovedì 30 Giugno 2022 di Raffaella Gabrieli
Maurizio Paniz e Leonardo Del Vecchio
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AGORDO - «Ci sono persone per le quali il tempo non dovrebbe passare mai: scorre una vita scandita assieme nelle gioie e nelle amarezze, ma da oggi 180.000 collaboratori di EssilorLuxottica nel mondo, ma soprattutto di Agordo e Belluno, si sentono più soli: io con loro, con una tristezza infinita». Parole dette di getto, pochi minuti dopo aver appreso la notizia della morte del compagno di lavoro e dell'amico Leonardo Del Vecchio, dall'avvocato Maurizio Paniz, uno dei primi giunti ieri al PalaLuxottica per rendere omaggio al feretro. Sarà presente anche oggi ai funerali perché, come afferma, «ci sono appuntamenti nella vita a cui, cascasse il mondo, non rinuncerei mai».


IL MESSAGGIO
«Ci siamo sentiti l'ultima volta via messaggio lo scorso 22 maggio, in occasione del suo 87esimo compleanno - racconta Paniz - ed era in ospedale. Ma i giorni successivi si era ripreso bene tant'è che da una settimana aveva iniziato a dare indicazioni aziendali. Poi, il crollo improvviso. E la notizia che non avrei mai voluto ricevere».
Il legame tra Paniz e Del Vecchio ha radici datate. «Io ero un giovane avvocato e lui era alla guida di un'impresa già ad alti livelli - ricorda - e da allora l'ho assistito in tante vicende legali sue personali, della famiglia e dell'azienda». Tra le più importanti c'è sicuramente quella relativa al matrimonio con il marchio Armani. «Fu il papà della moglie di Leonardo, uno dei primi rappresentanti di occhiali Luxottica per Milano e la Lombardia - spiega - a lanciarmi l'idea: Proponi a Del Vecchio di siglare un rapporto con Armani: sarebbe un marchio di grandissima attrattiva per il pubblico. Erano i primi anni del boom degli occhiali griffati e girai l'idea a Leonardo. Lui ci pensò su e dopo due giorni mi diede l'incarico di avviare i rapporti con Armani». Detto, fatto. Poco tempo dopo l'elicottero di Luxottica fa salire l'avvocato Paniz all'aeroporto di Belluno per portarlo a Milano a confrontarsi con l'ufficio legale della maison dell'alta moda. «All'epoca Luxottica e Del Vecchio non erano ancora così famosi - spiega - e mi presero un po' sotto gamba, ironizzando sul fatto, ad esempio, che la sede fosse tra le montagne. Ma bastò lasciargli i bilanci, in cui appariva la disponibilità di un'aereo e di un elicottero, per fargli cambiare idea». Pochi giorni dopo i vertici di Armani richiamarono Paniz: il percorso per l'accordo poteva partire. Era il 1988 quando le due aziende firmarono il patto che farà impennare in maniera vertiginosa la produzione di Luxottica. «Fu l'inizio dell'epopea», sottolinea l'avvocato.


GLI ANEDDOTI
«Proprio in quegli anni stavo valutando di allargare gli orizzonti - racconta il legale bellunese - e tra le idee al vaglio c'era quella di aprire uno studio a Milano che mi pareva il top per crescere professionalmente. Confrontandomi con Del Vecchio, forse anche un po' ingenuamente, un giorno gli chiesi se si sentisse un po' limitato nelle sue ambizioni avendo l'azienda ad Agordo. La risposta, secca, mi gelò: Non c'è scritto da nessuna parte che stando ad Agordo non si possa essere i primi del mondo. Così riflettei su quelle parole e decisi di restare a Belluno dicendomi che avrei dovuto diventare così bravo da far venire ai piedi dello Schiara clienti da tutta Italia. In effetti, ci sono riuscito. Per citare l'ultimo esempio, di recente ho portato avanti la partita ricorsi tantissimi ex parlamentari i quali tutti, nessuno escluso, hanno dovuto venire a Belluno per firmarmi il mandato. Tutto questo, in qualche modo, è frutto del messaggio che mi trasmise allora Del Vecchio». «Nei suoi confronti ho un grosso rimorso - fa un passo indietro nel tempo Paniz - L'anno in cui, da presidente della società Pallavolo Belluno, lo convinsi a sponsorizzarci la squadra giocò male e retrocesse pure: che gran delusione. Mentre tra le soddisfazioni posso invece citare le trattative andate in porto per l'acquisizione della prima collezione, di proprietà dell'ottico genovese Rathschuler, che avrebbe poi dato vita al Museo dell'occhiale». Infine, il dono più grande. «L'aver voluto ricevere l'ultimo saluto ad Agordo, tra la sua gente e le sue montagne - conclude Paniz - è un atto di un amore immenso, che non ha prezzo. L'ultimo regalo che ha fatto a questa terra».

Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 10:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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