Autolesionismo in carcere, 63 casi nell'ultimo anno

Sabato 1 Febbraio 2020 di Andrea Zambenedetti
La casa circondariale di Belluno

Il problema, sgombriamo subito il campo, non è il sovraffollamento. Le cause vanno cercate altrove. Ma andiamo con ordine. Stando ai numeri che emergono dalla relazione del Presidente della corte di appello di Venezia, sull’amministrazione della giustizia nel distretto, è che a fronte di 73 detenuti della Casa circondariale di Belluno a fine giugno 2019 (presenza media nei 12 mesi precedenti 81 persone, tollerabile di 134 e regolamentare di 90), sono 63 quelli che hanno compiuto atti autolesionistici. Addirittura tre quelli che hanno provato a togliersi la vita. Insomma, se ci si limita a guardare i numeri e le proporzioni, è come se in media ogni quattro detenuti tre si fossero intenzionalmente feriti. 
I NUMERI
Si tratta di una percentuale decisamente più elevata rispetto ai numeri delle altre province. A Venezia ci sono stati 84 casi di autolesionismo a fronte di una presenza media di 263 detenuti, a Rovigo 69 episodi con una presenza media doppia che è il doppio rispetto a quella della struttura di Belluno. La corte d’Appello spiega il fenomeno puntando il dito contro il sovraffollamento e la carenza di risorse umane specializzate. In particolare a mancare sarebbero le «competenze per la gestione dei detenuti con problematiche psicologiche o psichiatriche e nelle situazioni di disagio derivanti dalla limitata offerta di lavoro e di altre attività formative».
SINDACATI CONCORDI
Un’ipotesi che vede d’accordo anche i sindacati. Leo Angiulli, segretario Triveneto della Uspp (Unione sindacale Polizia Penitenziaria) spiega che la carenza di organico nel penitenziario di Belluno pesa per il 35 per cento. «La legge Madia - spiega il sindacalista - ha portato a un impoverimento del personale. Su Belluno ha pesato in modo rilevante anche una particolare coincidenza: l’apertura della sezione psichiatrica proprio nel momento in cui veniva ridotto il personale. C’è una difficoltà oggettiva - prosegue Angiulli - che non dipende dalla direzione ma proprio dallo Stato». 
NEL DETTAGLIO
Robert Da Re, della segreteria provinciale della Cisl Belluno-Treviso, spiega che gli episodi di autolesionismo sono avvenuti spesso tra i detenuti transessuali. «Mentre nel reparto “comuni” il clima è sereno e ci sono le cooperative che lavorano, nella sezione dedicata ai transessuali e alla salute mentale la situazione è più complessa. Abbiamo subito segnalato il problema - prosegue - anche perché nel territorio le strutture sanitarie non si occupano abitualmente di transessuali, visto l’esiguo numero nel territorio. Qualcosa dovrebbe cambiare con l’applicazione di una nuova delibera della giunta regionale ma al momento siamo in attesa. E fortunatamente le cose sono molto migliorate rispetto a quello che accadeva qualche anno fa quando in dodici mesi eravamo arrivati a quasi 200 aggressioni ai danni degli addetti». Ora quel genere di episodi si è ridotto ma il numero dei casi di autolesionismo indica che è presto per abbassare l’attenzione.

Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 18:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA