Cane scheletrico e legato al freddo: la proprietaria va a processo per maltrattamenti

Martedì 16 Novembre 2021 di Davide Piol
Un'immagine terrificante di un povero cane
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SANTO STEFANO DI CADORE - Quando erano entrati in quella casa, a Santo Stefano di Cadore, i volontari avevano trovato un cane scheletrico, incapace di alzarsi in piedi e costretto a dormire sopra la sua pipì perché legato a un guinzaglio. Una situazione che hanno poi definito «agghiacciante». Ora Alishii (questo il nome del meticcio) sta bene. È stato curato, nutrito e affidato a una persona in grado di prendersene cura. Ma Alessandra Cottrer, la 48enne del Comelico che aveva chiamato il veterinario per farlo sopprimere, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di maltrattamento di animali. 
Il suo avvocato, Raffaella Mario, ha chiesto la messa alla prova che il giudice ha accolto. Ora bisogna attendere la risposta dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna (Uepe). Nell’udienza interlocutoria di ieri mattina, in tribunale a Belluno, si è parlato anche di risarcimento del danno. L’associazione Zampe che danno una mano onlus, che ha seguito la storia da vicino, si è costituita parte civile con l’avvocato Alvise Antinucci. Ma la cifra proposta ieri dalla difesa non ha messo d’accordo nessuno: appena 50 euro. Insomma oltre il danno, la beffa. «Una presa in giro» ha commentato l’avvocato di parte civile, che ha rilanciato con 500 euro.
L’imputata però è disoccupata e in attesa del reddito di cittadinanza. Quindi la questione è rimasta sospesa (si valuterà, ad esempio, un pagamento rateale a seguito dell’ottenimento del reddito di cittadinanza). L’incubo viene a galla nell’aprile del 2019. Alessandra Cottrer, di Santo Stefano di Cadore, chiama il veterinario spiegando che vuole sopprimere il suo meticcio. Il professionista le risponde che è necessaria una visita per accertarsi di patologie o di uno stato di salute tali da giustificare quell’operazione e non potendola fare lui stesso, vista la distanza tra l’ambulatorio e la residenza della donna, la invita a contattare veterinari più vicini. La richiesta però lo insospettisce, così contatta una volontaria del posto. Incomincia un giro di telefonate che si conclude con la decisione di intervenire al più presto a casa di Alessandra Cottrer.
Con la scusa di portare il cane dal veterinario per una visita, riescono a farsi aprire la porta e quello che trovano è «agghiacciante». In un corridoio freddo, legato con il guinzaglio e ormai privo di forze si trova Aliishi. Quello che emerge subito, a una primo sguardo, è il grave stato di denutrizione e ipotermia in cui si trova. Inoltre, non riesce a camminare. La Procura, nell’imputazione, sottolinea «l’importante depressione del sensorio (le attività psichiche coscienti, ndr) e il grave stato cachettico (la cachessia è la perdita sia di tessuto adiposo che di muscolo scheletrico ed è uno stato tipico dei pazienti oncologici ndr)». 
Il cane, scheletrico, non riesce nemmeno ad alzarsi in piedi ed è costretto a farsi i bisogni addosso. La veterinaria che lo visita quel giorno, incaricata di eseguire le analisi necessarie a capire lo stato di salute dell’animale, parla di «un profondo stato di sofferenza generale dovuto a grave malnutrizione» e conclude la sua annotazione in questo modo: «Si può affermare che il soggetto è stato per lungo tempo privato di un’alimentazione adeguata e nel complesso gestito in modo assolutamente non idoneo». Sembra, inoltre, che sia stato maltrattato anche fisicamente. L’associazione “Zampe che danno una mano” decide quindi di prenderlo sotto la sua ala protettiva e avvia un periodo di cure e terapie con il quale Aliishi si riprende. Per tutti questi motivi la donna è stata rinviata a giudizio con l’accusa di maltrattamento di animali. Ieri mattina il suo avvocato ha chiesto la messa alla prova e tutto ora passa nelle mani dell’Uepe. 
 

Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 10:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA