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No ai grandi eventi sportivi, ambientalisti sulle Dolomiti: «Non nel mio nome»

Lunedì 6 Giugno 2022 di Marco Dibona
Un momento della manifestazione ambientalista di ieri sulle Dolomiti
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SAN VITO DI CADORE “Non nel mio nome” è lo slogan della manifestazione che diverse associazioni ambientaliste hanno portato per la terza volta sulle Dolomiti, per protestare contro l’impatto dei grandi eventi sportivi sul delicato territorio montano. Ieri sono saliti al passo Giau, a confine fra Colle Santa Lucia e San Vito di Cadore, ma con lo sguardo puntato sulla conca d’Ampezzo e sui Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026. Erano già venuti il 19 luglio 2020, per una camminata nel bosco dove poi è stata realizzata la cabinovia Cortina Skyline, e il 24 ottobre 2021, per risalire il tracciato della vecchia pista di bob Eugenio Monti, che va rifatta per le Olimpiadi ed è considerata il simbolo degli sprechi di denaro e di territorio. «Ci troviamo qui perché il passo Giau è un luogo emblematico, per la sua straordinaria bellezza e integrità, che rischiano di venire snaturate da una struttura turistica da 40mila metri cubi e dall’inserimento in un carosello di impianti, che trasformerebbe l’area in un lunapark per il turismo di massa», ha detto Giovanna Deppi, in rappresentanza del coordinamento Peraltrestade. «Come avevamo previsto, Mondiali di sci 2021 e Olimpiadi invernali 2026 non sono altro che la scusa per far passare progetti che, in condizioni normali, non avrebbero mai potuto venire approvati, senza neanche la Valutazione ambientale strategica, prevista per legge», ha incalzato Deppi.

MONTAGNE ALLEATE
Luigi Casanova di Mountain Wilderness ha ricordato il recente incontro di Ginevra, fra le associazioni ambientaliste, per coordinare il contrasto alle Olimpiadi invernali: «Per il 2030 si prospetta la candidatura di Barcellona, con i Pirenei, e siamo già in contatto con gli spagnoli. Tutte le montagne del mondo devono essere alleate, per difendersi». Al passo Giau sono arrivati dalla Valtellina, per denunciare le devastazioni previste nella piana di Bormio, per realizzare una strada ritenuta del tutto inutile. Gli interventi delle diverse associazioni si sono susseguite per un’ora e mezza, con testimonianze da diverse aree del Veneto, dalle contermini province autonome di Bolzano e Trento, accomunate dalle stesse problematiche ambientali. «Siamo indignati per l’uso ingannevole di parole come sostenibilità, verde, green, impatto zero, usate per coprire progetti essenzialmente speculativi. Sono parole svuotate di significato. Abbiamo perso l’opportunità di organizzare Olimpiadi realmente sostenibili, di esempio per il mondo intero. Mentre la riduzione di servizi accentua lo spopolamento della montagna e le attività chiudono, milioni di euro stanno per essere investiti in una colata di cemento, che lascerà i territori più poveri di prima, oltre che profondamente sfregiati».

Ultimo aggiornamento: 08:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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