Acc Wanbao, dopo il bando di vendita a vuoto spirano venti di chiusura

Sabato 9 Ottobre 2021 di Lauredana Marsiglia
La lunga protesta dei lavoratori Acc

BORGO VALBELLUNA - Spirano venti di chiusura su Acc. Un fine corsa che sta mettendo benzina sulla rabbia, finora trattenuta, degli oltre 300 lavoratori. C’è timore per la tenuta sociale. Lunedì alle 14 saranno sotto il municipio di Mel dove si riunirà il Consiglio di sorveglianza socio istituzionale con lo scopo di richiamare per l’ennesima volta l’attenzione del Ministero dello Sviluppo economico dal quale Acc dipende essendo in amministrazione straordinaria.
Nessuna delle due manifestazioni di interesse per l’acquisto del sito, la Secop (fondo tedesco Orlando) e il gruppo giapponese Nidec, si è concretizzata in offerta vincolante per l’acquisto. Con Nidec, a dire il vero, sembrava ormai cosa fatta, ma lo stop al Ceo Valter Taranzano, sarebbe arrivato dai massimi vertici nipponici che ancora attenderebbero pieni risultati sulla precedente acquisizione di Embraco.
E così anche la promessa del Governo di concedere aiuti finanziari ad Acc, attivando il famigerato articolo 37 del Decreto sostegni, è saltata. Senza acquirenti vengono infatti meno, per lo Stato, le garanzie di rientro del prestito. 
Il Ministero dello Sviluppo economico starebbe insomma per abbandonare la nave al proprio destino. La linea del ministro Giorgetti è sempre stata quella del mercato, non degli aiuti di Stato. Ma nel Governo si sarebbe formata una cordata, vicina a 5Stelle, Forza Italia e Pd, che propone una soluzione ponte cedendo il ramo di azienda di Acc a una partecipata dello Stato, quale potrebbe essere Fincantieri che peraltro non avrebbe mai espresso parere negativo su Acc. Il commissario straordinario Maurizio Castro ha rendicontato con precisione e tempestività, entro i termini di legge, l’esito della gara scaduta il 5 ottobre. Tra la manifestazioni di interesse c’erano anche Arcelik e Walton esclusi però dalle successive fasi di gara in quanto la prospettiva di delocalizzare rispettivamente in Turchia e in Bangladesh non erano in linea con i criteri di valutazione fissati dal Programma di vendita.
Ovviamente, anche l’eventuale acquisizione da parte dei due gruppi interessati, avrebbe avuto risvolti sull’attuale assetto della fabbrica zumellese produttrice di compressori per la refrigerazione domestica. Il Mise, che il 28 settembre aveva annunciato una riconvocazione del tavolo subito dopo il 5 ottobre, ovvero a termine gara, ancora non si è fatto sentire. Nel frattempo la produzione resta al minimo e per dicembre sarà quasi azzerata. In questo quadro se non saranno trovate soluzioni straordinarie, come ad esempio quella di una cessione temporanea a Fincantieri, non resteranno che il tentativo di trovare altri acquirenti, ma sarà una vendita al ribasso, oppure la dichiarazione di fallimento entro il 16 marzo 2022, termine entro il quale scadono i primi 12 mesi concessi dalla Prodi-bis. In realtà c’è la possibilità di una proroga di altri tre ai quali se ne possono aggiungere altri 12. Ma questa possibilità, caldeggiata in queste ore per prendere tempo, non sarebbe stata presa in considerazione del Mise. Un tramonto innescato da un Governo che non è riuscito a garantire un prestito da 12,5 milioni di euro e che mette in difficoltà anche in casa leghista con il governatore del Veneto, Luca Zaia, che difficilmente potrà scagliarsi contro il ministro Giorgetti. E tra i due ci sta l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan (Fdi) che non ci sta a buttare via un immane lavoro per tenere in vita Acc.
 

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