Terza corsia in A4. Paniz: «Lo Stato dica se questa è un'opera prioritaria»

Giovedì 30 Settembre 2021
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BELLUNO - Maurizio Paniz è professionalmente di casa nelle aule di tribunale. Ma l'avvocato bellunese non ci sta a finire con Autovie Venete sul banco degli imputati per le tragedie che continuano a susseguirsi sul tratto dell'A4 Venezia-Trieste ancora a due corsie. «Gli incidenti dipendono esclusivamente dalla disattenzione dei conducenti, comunque rispetto al 2018-2019 registriamo un sostanziale crollo dei sinistri, calcolato intorno al 25%: merito della terza corsia», afferma il presidente della concessionaria autostradale.


Appunto, è un'opera necessaria: è possibile accelerarla?
«Noi siamo addirittura in anticipo rispetto ai tempi fissati nel cronoprogramma del 2006, quando è stato stabilito un percorso per l'esecuzione dei vari cantieri. Quello che manca, da San Donà di Piave a Portogruaro, è programmato per il 2023-2026, ma noi ci siamo portati avanti realizzando già cavalcava e sovrappassi, così come avevamo consegnato anzitempo i tratti previsti alla confluenza con la direttrice di Tarvisio».


È un problema di soldi?
«Rispetto ai 2 miliardi complessivi, lo Stato ha messo solo 156 milioni, tutto il resto è frutto dei pedaggi e dell'abilità della struttura. Pensiamo solo che il ponte sul Tagliamento è lungo il doppio, ma è costato la metà, di quello di Genova. Sono molto grato alle maestranze di Autovie, un esempio che mi onora e che porterei in giro per l'Italia, per mostrare come si lavora mettendoci impegno e cuore. Finora abbiamo speso circa 1 miliardo, considerando il completamento del tratto Portogruaro-Alvisopoli attualmente in esecuzione. Mancano circa 700-800 milioni, tutti provenienti dai pedaggi. Il problema è che fra gennaio 2020 e la primavera 2021 abbiamo rilevato un calo dell'80% nei transiti, con le relative conseguenze».


Pensa che servirebbe un intervento del ministero?
«L'ho detto anche ai sindaci, quando li ho incontrati quest'estate: se lo Stato dovesse intervenire, noi saremmo in grado di partire prima e di finire prima. Ma con le risorse ora disponibili, non possiamo ordinare i lavori e non pagarli».


È in corso un'interlocuzione con il Mit?
«Sono state fatte le richieste a suo tempo. Noi più che chiedere non possiamo fare, devono intervenire i parlamentari della zona e le rappresentanze del territorio. Registro con favore la presa di posizione di Unioncamere Veneto. Ora spetta al ministero delle Infrastrutture e alla presidenza del Consiglio decidere quali opere sono primarie e quali no. Noi abbiamo tutto l'interesse a chiudere un'opera che è un fiore all'occhiello per l'Italia, se pensiamo al volume di traffico in A4 verso Est».


Quanto pesa il mancato rinnovo della concessione nei rapporti con le banche?
«Sicuramente è un problema, peraltro non solo per Autovie, si pensi solo ad Autobrennero. Ma anche su questo, non siamo noi a decidere. Abbiamo ripetutamente fatto quello che ci è stato richiesto, come l'adeguamento dei costi e altri tipi di aggiornamento. Noi siamo pronti. Abbiamo anche detto al ministero che, se ci dà una proroga per qualche anno, siamo disponibili a farci carico del completamento dei lavori in anticipo, pur di garantire il risultato».


La nuova Società Autostrade Alto Adriatico, fondata da Veneto e Friuli Venezia Giulia, potrebbe avere un ruolo in questa partita?
«Quella è pronta. Ma temo che se il ministero decidesse di trasferire la concessione alla newco, farebbe perdere tempo ed energie nel trasferimento delle strutture e delle maestranze. Ad ogni modo noi rispetteremo la volontà statale». 
A.Pe.
 

Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA