Napoli, scempio continuo
nel nome del babyrapinatore ucciso

Sabato 9 Ottobre 2021 di Leandro Del Gaudio
Napoli, scempio continuo nel nome del babyrapinatore ucciso

Una sfida che va avanti nonostante tutto. Di notte, sulle mura degli edifici monumentali, dieci, venti volte Luigi Caiafa, per le vie del centro storico. Nel primo anniversario della morte del babyrapinatore colpito nel corso di una rapina in via Duomo (era il 4 ottobre del 2020), qualcuno ha voluto celebrare l'evento nel peggiore dei modi. Riproducendo la scritta Luigi Caiafa vive su mura, pilastri, pareti. A partire dal graffito lasciato - a mo' di sfregio - in vico Sedil Capuano, il luogo dove il minorenne abitava e dove la sua famiglia aveva fatto riprodurre il suo volto. Brutta storia, come sempre avviene quando si parla di minori protagonisti di fatti di violenza.

Ucciso da un agente di polizia, mentre consumava una rapina a mano armata assieme a un complice maggiorenne. Poi il murale, poi l'intervento del prefetto Marco Valentini, con la disposizione della rimozione di quella gigantografia (ma anche di altri murales, santini e altarini in odore di camorra), fino alla sfida degli ultimi giorni. Un anno dopo si ricomincia. E c'è anche chi è stato immortalato con spray in mano a imbrattare nel nome di Luigi Caiafa. È una denuncia del consigliere regionale Francesco Borrelli (Verdi), che ha allertato le istituzioni sulla presenza di una donna vestita di nero nei pressi dei graffiti illegali. Un caso doloroso, anche alla luce di quanto avvenuto un paio di mesi dopo la morte di Luigi Caiafa.

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Poche ore prima di capodanno, il padre del ragazzino - si chiamava Ciro Caiafa, aveva 40 anni - venne ucciso all'interno del suo basso. I killer spararono dall'unica finestra, mentre l'uomo si stava facendo tatuare la scritta del figlio sul braccio. A marzo la svolta che si consuma in una riunione del comitato per l'ordine pubblico e per la sicurezza, nel corso della quale il prefetto chiede una svolta a proposito di altarini e murales. Stop alla tolleranza.

E l'attenzione si concentra proprio su vico Sedil Capuano, anche alla luce di una richiesta di intervento pubblicata dal nostro giornale da parte di un gruppo di residenti. Erano i proprietari delle abitazioni nell'edificio imbrattato dal murale, costretti per mesi a subire in silenzio, di fronte all'impossibilità di contenere la processione quotidiana di fronte a un dipinto illegale. È stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine, per contenere le minacce contro i giornalisti nel corso dell'intervento di rimozione. In questi giorni, nuovo sfregio, ad un anno dalla morte di Luigi Caiafa.

Ultimo aggiornamento: 16:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA