Ucraina, il diplomatico turco Ildem: «Mosca vuole un nuovo ordine mondiale, i Paesi europei trattino sulla sicurezza»

"La Turchia può ricoprire un ruolo decisivo per la soluzione della crisi"

Sabato 19 Febbraio 2022 di Gianluca Perino
Ucraina, il diplomatico turco: «Mosca vuole un nuovo ordine mondiale, i Paesi europei trattino sulla sicurezza»

dal nostro inviato
ANKARA

Tacan Ildem è un diplomatico turco che conosce bene gli equilibri mondiali. È stato assistente del Segretario Generale della Nato ed ha lavorato a lungo nell'Alleanza Atlantica. Ora è presidente di Edam, un think tank di Istanbul che si occupa di scenari esteri ed economia.
Ambasciatore, quali pensa che siano le cause più profonde della grande tensione ai confini dell'Ucraina?
«Per comprendere la situazione attuale è necessario guardare le cose in una prospettiva storica. In questo contesto vale la pena ricordare che Putin, all'inizio degli anni Duemila e subito dopo il suo insediamento, ha definito la caduta dell'Impero Sovietico come la catastrofe del secolo. Una dichiarazione che evidenziava il suo disappunto riguardo all'ordine mondiale stabilito dopo la Guerra Fredda. Era quindi evidente da subito che avrebbe perseguito una politica estera e di sicurezza revisionista per capovolgere questo ordine globale. E lo si è visto chiaramente con la guerra con la Georgia nel 2008, della quale ha violato l'integrità territoriale e la sovranità: quella è stata una prova che non avrebbe lasciato che le cose si evolvessero contrariamente alla sua volontà e alle sue aspettative».
Quindi è arrivata l'Ucraina.
«Il 2014 è diventato un anno spartiacque quando la Russia ha prima invaso e poi annesso illegittimamente la Crimea, che faceva parte del territorio dell'Ucraina. Ha anche iniziato ad attuare politiche aggressive per destabilizzare la regione del Donbass nella parte orientale del Paese attuando tattiche ibride. La Russia è riuscita a creare le circostanze necessarie per l'ennesimo conflitto prolungato con un vicino, oltre a quelli in Georgia, Moldova e Nagorno-Karabakh».
Ma quali sono le vere ragioni dietro queste mosse di Mosca?
«Dobbiamo dire subito che queste azioni russe rappresentano una violazione di tutti gli accordi internazionali di cui la Russia è anche firmataria, compresi l'Atto finale di Helsinki del 1975, la Carta di Parigi del 1990 e la Carta della sicurezza di Istanbul del 1999. Detto questo, quello che oggi la Russia sta cercando di fare è usare la crisi dentro e intorno all'Ucraina per costringere l'Occidente a rinegoziare le regole del gioco per la sicurezza europea. Dalle proposte che Mosca ha trasmesso sia alla Nato che agli Stati Uniti è chiaro che le sue aspettative sono altamente massimaliste. In sostanza, ciò a cui mira è definire un nuovo ordine mondiale nel quale gli Stati che gli sono vicini o quelli che rientrano nella sua area di influenza godrebbero della loro sovranità in una misura di fatto decisa da Mosca».

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Pensa che la guerra sia imminente?
«Essendo un diplomatico, credo che la diplomazia abbia ancora un ruolo importante da svolgere per prevenire qualsiasi confronto militare che sarebbe devastante per tutti, inclusa la Russia. Dalle risposte alle proposte russe da parte degli Stati Uniti e della Nato è chiaro che l'Occidente è pronto a impegnarsi con la Russia in un dialogo propositivo e a discutere questioni rilevanti per la trasparenza, la riduzione del rischio e il controllo degli armamenti. Tutti gli stati europei, inclusa la Russia, devono iniziare a negoziare una nuova architettura di sicurezza europea al fine di affrontare le preoccupazioni e i requisiti di sicurezza di tutti».
Quindi, secondo lei, all'interno delle mire della Russia è fattibile la realizzazione di un'architettura di sicurezza europea?
«Quello che posso dire è che gli strumenti che sono serviti allo scopo in passato, come il Trattato INF, il Trattato sul controllo degli armamenti convenzionali e il Trattato sui cieli aperti, che sono strumenti giuridicamente vincolanti e le misure dell'OSCE per la trasparenza, la riduzione dei rischi e il rafforzamento della fiducia note come il Documento di Vienna, potrebbero servire come base per qualsiasi lavoro futuro. Tuttavia, deve essere chiaro che alcuni principi non possono comunque essere messi in discussione. Mi riferisco al rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati. Su questo non si può negoziare. Altrimenti andremo incontro al caos».
La Turchia è uno dei più importanti alleati della Nato e il presidente Erdogan ha parlato con molti leader per trovare un modo di ridurre l'escalation. Che ruolo può svolgere la Turchia in questa situazione?
«È vero. Nelle ultime settimane ci sono state iniziative della Turchia per allentare la tensione in atto. Ankara è in una buona posizione per dare il suo contributo perché ha buone relazioni sia con la Russia che con l'Ucraina. In ogni caso, come dice lei, la Turchia è un importante alleato della Nato e continuerà a prendere parte agli sforzi comuni per rafforzare la deterrenza e la difesa. Un altro punto importante da sottolineare è che la Turchia, essendo la custode, se così posso dire, della Convenzione di Montreux, cruciale per l'accesso allo Stretto di Turchia, emergerà come attore chiave attuandola, come ha fatto storicamente, attenendosi pienamente alla lettera e allo spirito di questo fondamentale strumento internazionale».

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Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA