Ucraina, "niet" di Mosca all'allargamento della Nato a Est, ecco chi vorrebbe entrare. Il caso Finlandia

In Georgia venne invece persino fatto un referendum per decidere se aderire o meno

Domenica 13 Marzo 2022 di Giampiero Valenza
Ucraina, "niet" di Mosca all'allargamento della Nato a Est, ecco chi vorrebbe entrare. Il caso Finlandia

Gli ultimi Stati ad entrare nella Nato, l’Alleanza militare del Patto Atlantico, sono stati Montenegro (nel 2017) e Macedonia del Nord (nel 2020). Ma la richiesta di adesione dell’Ucraina (che si trascina dal 2014, anno della propria rivoluzione) conferma che sono diversi i Paesi che hanno chiesto di farne parte. Altri due hanno le trattative in corso: Bosnia-Erzegovina e Georgia.

La Bosnia-Erzegovina all’inizio degli anni Novanta fu al centro di una guerra interetnica. L’Onu chiese lì proprio l’intervento della Nato che condusse un'operazione militare (la prima nella sua storia). Nel 2006 la Bosnia-Erzegovina ha firmato con la Nato il Partenariato per la pace e ha intensifica un dialogo con il Patto a cominciare dal 2008.

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In Georgia venne invece persino fatto un referendum per decidere se aderire o meno. Era il gennaio 2008 quando il 77% degli elettori disse “sì” a questa prospettiva, però osteggiata dalla Russia. In questo caso il Paese sente forte il peso delle truppe di Mosca che hanno in casa: le armate infatti, si trovano nell’Ossezia del Sud dal 2008. Un'operazione che l’allora presidente russo Dimitri Medvedev motivò spiegando come la guerra abbia impedito l’allargamento della Nato nella sfera ex sovietica.

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Nonostante questo, la Georgia non si è fermata e ha sempre strizzato l'occhio all'Ovest. Ma il Patto Atlantico, vista la situazione geopolitica che si è venuta a creare, ha preferito spostare i programmi dal piano di azione per l’adesione a una cooperazione rafforzata.

Chi compone oggi la Nato? Due Paesi sono in Nord America (Usa e Canada), uno in Asia (Turchia) e gli altri 27 in Europa. Solo tre Stati sono dotati di armi nucleari: Francia, Regno Unito e Stati Uniti.

Fu lo scioglimento dell’Unione sovietica a portare i Paesi dell’ex blocco dell’Est ad aderire (con non poche opposizioni da parte di Mosca). Le danze iniziarono nel 1990 con la Germania riunificata. Quindi, anche i territori con capitale Berlino Est. Grazie anche a una politica di allargamento sostenuta dal presidente Usa Bill Clinton si avviano quei processi che hanno portato, nel 1999, a far entrare Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Poi è stata la volta di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Nel 2004 è il turno di Albania e Croazia. Le ultime due nazioni prima di Montenegro e Macedonia del Nord.

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Altri tre Paesi stanno avendo un dibattito interno sulla loro partecipazione: Svezia, Finlandia e Serbia.

Sui due paesi nordici della Svezia e della Finlandia la Russia ha già chiaramente espresso il suo “no” all’adesione. Ma la Nato, considerata anche la questione ucraina e l’atteggiamento di Mosca, ha proprio di recente deciso di seguire una strada diversa, un po' sul modello georgiano, rafforzando con loro i percorsi di collaborazione. Come ha ribadito di recente il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, Finlandia e Svezia saranno associate a tutte le consultazioni del Patto.

Il rapporto tra i due Paesi con la Nato non è comunque nato ieri. La Finlandia (che ha 1.340 km di confine con la Russia) ha partecipato già ad alcune missioni di pace nell’ambito dei programmi di partenariato. Altrettanto ha fatto la Svezia, Paese che da lungo tempo ha questo dibattito aperto (nel 1949 scelse di non essere tra i Paesi fondatori dell’Alleanza, nonostante le spinte filo statunitensi della politica dell'epoca).

Un capitolo si apre nei Balcani. Il Kosovo ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia nel 2008 e il suo ministro degli Affari Esteri, Enver Hoxhaj, non mancò subito di dichiarare la volontà di adesione alla Nato proprio entro il 2022.

Ma lo Stato non è riconosciuto da tutti i Paesi del mondo (tra questi, Grecia, Romania, Spagna e Slovacchia, ognuno per ragioni diverse, tra cui anche la paura spagnola di dare spazio alle spinte indipendentiste nel suo Paese). Questo è uno degli ostacoli più grandi per rafforzare il riconoscimento internazionale del Kosovo. A fine 2018 fu il premier kosovaro Ramush Haradinai a dichiarare di voler presentare una domanda ufficiale di adesione alla Nato con la formazione delle forze armate kosovare. Lo scorso 3 marzo, con i venti di guerra che spiravano dall'Ucraina, il parlamento di Pristina ha approvato una risoluzione per chiedere al governo di adottare le misure necessarie per aderire a Nato, Ue e Consiglio d’Europa. C’è da tener presente come proprio il Kosovo, in questi suoi primi anni di indipendenza, ha seguito una politica molto vicina ai Paesi dell’Ovest, tanto che ha adottato (unilateralmente) l’euro come propria moneta.

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La situazione kosovara è una ferita aperta per la Serbia, che nonostante il suo territorio fu al centro della missione dei militari Nato, ha comunque poi deciso di aderire al Partenariato per la pace nel vertice di Riga del 2006. L’anno dopo il Parlamento di Belgrado, con una risoluzione, ha approvato la sua neutralità militare, ma per lo Stato (che comunque rimane nell’orbita filorussa) forse si fa più semplice l’adesione all’Unione europea (di cui avviò formalmente la richiesta di adesione).

Certo è che la situazione che si è venuta a creare tra Russia e Ucraina ha indebolito il programma Partenariato per la pace, creato dalla Nato con i Paesi ex Urss. O, almeno, questo è vero proprio per la Russia. L'accordo nacque in occasione del vertice Nato del 1994, nel corso del quale venne affermato l'impegno di "sviluppare una relazione di vasta portata, corrispondente alle dimensioni, alla capacità e all'importanza della Russia" sia all'interno sia all'esterno dei programmi del Partenariato per la pace, bsandosi sull'amicizia, sul rispetto e sul beneficio reciproco. 

Allora, Nato e Russia concordarono nel dire: «Attribuiamo notevole importanza allo sviluppo della nostra relazione con l'Ucraina. Un'Ucraina indipendente, democratica e stabile è di grande importanza per la sicurezza e la stabilità europea».

 

Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 11:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA