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Ucraina, sangue nel Donbass. E nei test di Putin i missili ipersonici

Uccisi due militari ucraini. Sotto tiro il ministro in visita alle truppe al confine. Il monito della Cina: «Si ascoltino le richieste di sicurezza di Mosca»

Domenica 20 Febbraio 2022 di Anna Guaita
Ucraina, sangue nel Donbass. E nei test di Putin i missili ipersonici

Mentre il mondo era riunito a Monaco a discutere di diplomazia, Vladimir Putin è andato ad assistere alle esercitazioni nucleari strategiche, portando con sé come ospite l’uomo forte della Bielorussia, Alexander Lukashenko. Il lancio di missili balistici ipersonici e altre armi con capacità nucleare ha voluto essere uno spettacolo di forza in un momento di tensione acuta con l’Occidente. Probabilmente non è una coincidenza che sempre ieri Putin abbia anche firmato il richiamo dei riservisti, migliaia di cittadini russi che dovranno sottoporsi ad allenamento militare. E che nelle aree separatiste sia già partita la chiamata alle armi per tutti gli uomini. Invece che il dialogo, dunque, ieri Putin ha preferito flettere i muscoli. E la Cina si è schierata al suo fianco: «Tutte le parti hanno diritto a esprimere le proprie preoccupazioni – ha commentato il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi - E le preoccupazioni della Russia devono essere rispettate».

ARTIGLIERIA IN CAMPO

Ma sulle speranze della diplomazia incombono gli attacchi. Dei colpi di mortaio sono stati esplosi nei pressi dell’area dove era in visita il ministro degli Interni di Kiev, Denys Monastyrsky, che si trovava nel villaggio di Novo Lugansk, proprio sulla linea del fronte con i separatisti filo-russi. Mentre su quello che oramai è diventato un vero fronte, la regione ucraina del Donbass, dal 2014 in parte sotto il controllo dei ribelli filorussi, sono stati sparati colpi di mortaio e di artiglieria leggera. Due ufficiali ucraini sono scampati a una scarica di artiglieria, ma due soldati sono stati uccisi e quattro sono rimasti feriti. I bombardamenti sono avvenuti lungo tutta la linea di contatto e i proiettili sono caduti nelle due località ancora sotto il governo ucraino, Stanytsia e Shchastia. Nella prima sono state danneggiate alcune case, nella seconda è stato preso di mira un convoglio umanitario dell’Onu. Dall’altro lato, nel settore russo, sarebbe caduta un bomba nella regione di Rostov, dove stanno arrivando i profughi del Donbass. Gli ucraini negano che la bomba sia loro e insistono che si tratti di un copione preparato da Putin per lanciare un’invasione con la scusa di dover proteggere i cittadini di lingua russa del Donbass.

I VIDEO

La teoria secondo la quale il “copione” russo prevede falsi filmati avrebbe avuto un primo esempio nei video diramati dai due leader che guidano le zone filorusse del Donbass, che hanno annunciato «un rischio immediato di un’invasione ucraina». E hanno convinto almeno 41 mila cittadini locali a salire su autobus, requisiti per la bisogna, che li hanno portati in Russia, proprio a Rostov. Un’indagine tecnica dei due video ha dimostrato però che erano stati preparati due giorni prima, confermando quindi la teoria del «copione» preparato in anticipo. Messaggi degli stessi evacuati descrivono una situazione caotica nei campi dove i russi promettevano di ospitarli, con attese al gelo per ore, senza cibo e uso di sanitari. L’evacuazione del Donbass sta comunque continuando, ma solo di donne e bambini. Quanto la situazione sia tesa nel Paese lo conferma il fatto che Germania, Francia e Inghilterra abbiano ha chiesto ai propri cittadini di lasciare «urgentemente» l’Ucraina. Mentre la Nato ha aumentato il livello di allerta delle truppe in Europa: ora le forze di pronto intervento dovranno essere in grado di intervenire entro 7 giorni, anziché 30.

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