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Ucraina, Putin accusa gli Usa: «Biden in guerra con noi». L'agonia di Azovstal: civili portati fuori dall’acciaieria. Odessa sotto assedio

Il Cremlino ignora l’offerta di pace di Zelensky con la rinuncia alla Crimea. Ma la Nato è contraria: «Non lo accetteremo mai»

Sabato 7 Maggio 2022 di Cristiana Mangani
Guerra in Ucraina
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Quando nel pomeriggio di ieri le ultime famiglie, gli ultimi bambini, lasciano le acciaierie Azovstal, si capisce che per la città martire è arrivata la parola fine. I corridoi umanitari hanno funzionato per i civili, ora resta la guerra più aspra, la battaglia contro chi ha ritardato la conquista russa di Mariupol. Duemila circa i combattenti ancora rifugiati all’interno dell’impianto: non sperano di salvarsi ma lanciano il loro ultimo messaggio all’Occidente, a chi sta guardando questa resa impossibile comodamente seduto davanti a un televisore.

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Odessa sotto assedio, l'agonia di Azovstal

È ancora una volta Serhiy Volyna, il comandante della 36/ma brigata dei marines ucraini che si trova all’interno insieme con gli uomini del battaglione Azov, a gridare la disperazione sulla pagina Facebook: «Sembra come se mi fossi ritrovato in un reality show infernale - non si dà pace -, dove noi siamo i militari, combattiamo per le nostre vite, tentiamo ogni possibilità per salvarci, e il mondo intero sta solo a guardare una storia interessante. L’unica differenza è che questo non è un film e non siamo personaggi di fantasia. Stiamo aspettando il risultato delle vostre azioni. Il tempo stringe e il tempo è la nostra vita», conclude.

 


LA PARATA 


Difficile immaginare una soluzione pacifica, anche se il presidente Zelensky dice che stanno facendo di tutto per evacuarli da lì. Mentre la Russia sembra voler intensificare la sua offensiva, in vista del 9 maggio, data simbolica per il presidente della Federazione, quando verrà celebrata la vittoria sul nazismo. Da un lato le truppe di Mosca puntano a interdire l’afflusso di armi e aiuti provenienti dalla Nato, dall’altro ostacolare l’alimentazione dello sforzo bellico ucraino privandolo quanto più possibile del carburante necessario per muovere i mezzi. «Putin - conferma il direttore della Cia, William Burns - sta raddoppiando la guerra in Ucraina. È in uno stato d’animo in cui crede di non potersi permettere di perdere, penso che sia convinto che raddoppiare gli sforzi gli consentirà di fare progressi». 

LE ACCUSE


E infatti si fa più aspro il confronto tra grandi potenze. La Duma accusa gli Stati Uniti di partecipare «in modo diretto» alle ostilità. La guerra in Ucraina si sta avviando verso «settimane decisive», stima il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. E rileva che, al momento, non ci sono segnali da parte della Russia di una «escalation» con l’Alleanza Atlantica. Mosca, però, insiste e accusa gli occidentali di essere già entrati a tutti gli effetti nel conflitto. Soprattutto gli Usa. «Non solo con la fornitura di armi e attrezzature, ma anche con il coordinamento e lo sviluppo delle operazioni militari», dichiara il presidente della Duma Vyacheslav Volodin. Un riferimento chiaro alle informazioni che l’intelligence Usa avrebbe passato agli ucraini per colpire obiettivi russi. Tanto da far arrabbiare Joe Biden, che ha ammonito i vertici del Pentagono e della Cia sui rischi legati a queste fughe di notizie. Le recenti notizie di stampa - ha sottolineato il presidente - sono controproducenti e «distraggono dal nostro obiettivo».


In quest’ottica cresce l’attesa per il segnale che lo zar darà al mondo. La «grande guerra patriottica», vinta dall’Unione Sovietica contro la Germania di Hitler, è per Putin il totem della vera identità di un Paese in lotta contro l’aggressione occidentale, mascherata dall’espansionismo in Europa orientale della Nato, che tra l’altro continua a opporsi all’annessione «illegale» della Crimea: «I membri dell’Alleanza non l’accetteranno mai», avverte Stoltenberg nonostante il presidente ucraino Zelensky abbia fatto intendere di essere disposto a rinunciare alla penisola in cambio della pace. 


LE PREVISIONI 


Analisti e osservatori fanno le loro previsioni. Per il governo britannico Putin, frustrato per gli scarsi risultati sul campo, potrebbe alzare la posta, abbandonando l’espressione «operazione militare speciale» per passare a una vera «dichiarazione di guerra» all’Ucraina.  Nel frattempo, il timore di un intensificarsi dei bombardamenti sta spingendo diverse regioni a imporre un coprifuoco per ridurre i rischi per la popolazione. Che il 9 maggio sia vista come una data spartiacque, del resto, lo ha sottolineato anche il sindaco di Kiev, Vitalij Klitschko, invitando gli abitanti fuggiti dalla capitale - oltre un milione - a rientrare solo dall’indomani. E un appello a restare al riparo è stato lanciato direttamente da Zelensky, che ha chiesto «a tutti i cittadini di non ignorare le sirene antiaeree». Infatti a Odessa è stato stabilito il coprifuoco fino a tutta la giornata del 9.


I combattimenti proseguono durissimi sulle diverse linee del fronte. A partire dalla regione di Kharkiv nel nord-est, il cui controllo è cruciale per l’offensiva sul Donbass. Scontri a fuoco con armi leggere si sono registrati nei sobborghi di Severodonetsk, nell’oblast di Lugansk, tra separatisti filorussi e unità ucraine che usano cecchini e droni. Le minacce di raid missilistici restano forti in tutto il Paese, con attacchi segnalati da Sumy, nel nord-ovest, a Mykolaiv, cerniera tra le zone in mano ai russi dell’Ucraina meridionale e la regione di Odessa, bersagliata ancora una volta da lanci di missili che hanno danneggiato diverse infrastrutture. Bombe sono piovute anche su una scuola nel villaggio di Belogorovka, nel Lugansk, mentre nel sotterraneo si nascondevano almeno 90 persone, di cui solo 30 risultano in salvo: si teme una strage.


I russi continuano, poi, a colpire le infrastrutture del Paese con attacchi missilistici lanciati dalle navi e dai sottomarini della Flotta del Mar Nero e dai bombardieri strategici che si mantengono al sicuro all’interno del loro spazio aereo. Gli obiettivi sono sopratutto linee e nodi ferroviari, stazioni elettriche e depositi di carburante. Al momento, non è semplice valutare l’impatto di questi attacchi e capire se l’industria militare del Cremlino sarà capace di garantire le sufficienti forniture di sistemi d’arma, i missili da crociera sono molto più costosi delle “semplici” bombe guidate, così come una sortita di un bombardiere costa di più della sortita di un caccia tattico.


L’ANTICO EDIFICIO


Le truppe di Mosca hanno distrutto anche il Museo nazionale commemorativo letterario di Hryhoriy Skovoroda nella cittadina di Skovorodynivka, regione orientale di Kharkiv. Un missile ha colpito il tetto dell’edificio del XVIII secolo provocando un incendio che ha inghiottito tutti i locali. Il figlio del direttore che era di guardia nella notte è stato estratto dalle macerie con diverse ferite. 
 

Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 07:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA