Donald Trump assolto, l'impeachment non passa: senatori repubblicani compatti

Sabato 13 Febbraio 2021 di Flavio Pompetti
Donald Trump assolto, l'impeachment non passa: senatori repubblicani compatti

Il Senato ha assolto Donald Trump anche nel secondo processo d’impeachment, nel quale era accusato di istigazione all’assalto del Congresso. A favore della condanna 57 voti, di cui sette repubblicani. I no sono stati 43. Per la condanna erano necessari 67 voti, ossia i due terzi dei 100 senatori. Nella giornata finale del processo c’è stata però un’apertura a sorpresa. All’inizio della seduta i democratici hanno detto di voler ascoltare la parola di testimoni dei fatti, e hanno imposto un voto che ha convalidato la loro richiesta. Il passaggio ha generato totale confusione in aula: alcuni tra i senatori hanno ammesso di non sapere esattamente quello che stavano votando. Cinque dei repubblicani si sono schierati con i democratici, incluso il senatore Lindsay Graham, il quale ha cambiato opinione dopo avere espresso un parere negativo in prima battuta.

Melania Trump, la nuova vita dell'ex first lady: spa, massaggi e un nuovo ufficio (ma non si sa per cosa)
 

LA TELEFONATA
L’attacco era iniziato la sera prima, quando la deputata repubblicana Jamie Herrera Beutler aveva riferito alla stampa il contenuto di una telefonata avvenuta il sei di gennaio tra Donald Trump e uno dei suoi più fedeli deputati repubblicani: Kevin McCarthy, il quale era assediato al Campidoglio dalla folla dei rivoltosi. «Devi fermarli - lo stesso McCarthy avrebbe raccontato alla collega di aver detto al presidente uscente - Devi andare in tv, subito! Scrivere su Twitter, e chiedere che facciano un passo indietro». «Non sono i miei» avrebbe risposto Trump, ammiccando alle false voci che suggerivano una matrice anarchica. McCarthy gli avrebbe chiarito che erano trumpiani i rivoltosi che avevano appena rotto una finestra per entrare nel suo ufficio. «Vuol dire che sono più adirati per le elezioni di quanto lo sei tu» avrebbe concluso Trump, prima di lanciare su Twitter nuovi incitamenti alla folla contro il “traditore” Mike Pence che si era appena rifiutato di rovesciare l’esito delle presidenziali.

La testimonianza contraddice la tesi della difesa secondo la quale Trump era ignaro dell’emergenza in corso al Campidoglio, e per questo non è potuto intervenire a scongiurare l’assedio e le morti. Ma questo è solo un dettaglio in un processo che è stato tutto politico, e il cui risultato era scontato. A differenza di un tribunale, dove la struttura del dibattimento è descritta da un codice, nell’impeachment al senato le regole vanno negoziate tra i leader dei due partiti, e la fretta di questo secondo impeachment ha prodotto regole approssimative. Per due ore ieri si è rischiata una sospensione a tempo indeterminato, con i repubblicani che minacciavano di citare a testimoniare la sindaca di Washington Muriel Bowser e la presidente della camera Nancy Pelosi, entrambe da loro ritenute responsabili più di Trump per non aver difeso a dovere il Campidoglio. Il portavoce di Trump Jason Miller, ha fatto circolare ad arte un elenco di 301 possibili testimoni che la difesa avrebbe voluto ascoltare. In aula c’erano cento senatori con la valigia e il biglietto di viaggio in mano, pronti a lasciare la capitale per la pausa invernale. Due chilometri più in là sulla Pennsylvania Avenue c’era Biden ansioso di veder conclusa questa che per lui è stata una distrazione dalle emergenze di governo in corso.

L’ACCORDO
Alla fine Schumer e McConnell hanno trovato un accordo. La testimonianza della Beutler è stata acquisita agli atti in forma scritta, i repubblicani hanno autorizzato l’inclusione del documento pur contestando l’autenticità del contenuto, e hanno rinunciato alle citazioni che avevano minacciato. Il dibattito è ripreso con pochi incidenti di percorso, e si è avviato verso la conclusione annunciata. I relatori democratici della camera si sono alternati a lanciare appelli conclusivi: «I saccheggiatori ci stanno ascoltando». «Trump ha consapevolmente tradito il suo paese». «Il futuro dell’America è nelle vostre mani - ha detto Jamie Raskin ai senatori prima del voto - il giudizio che state per esprimere definirà la memoria che lascerete in questa stanza». L’avvocato difensore Van Der Veer ha risposto che la rivolta era premeditata e che Trump non ha avuto nessun ruolo nell’alimentarla, e che una condanna sarebbe stata un pericoloso precedente di politicizzazione della giustizia. 

 


 

Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 01:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA