Terrorismo, Trump conferma uccisione Qassim al-Rimi, leader di al-Qaeda nello Yemen

Venerdì 7 Febbraio 2020
Ora c'è la conferma ufficiale: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo il timbro sull'uccisione del leader di al-Qaeda nella Penisola arabica, Qassim al-Rimi, in un raid aereo americano condotto in Yemen. «Continueremo a proteggere il popolo americano eliminando i terroristi che cercano di colpirci», ha detto Trump.«Sotto al-Rimi, al-Qaeda nella Penisola arabica ha commesso atti di violenza inconcepibile contro i civili in Yemen e ha cercato di condurre molti attacchi contro gli Stati Uniti e le nostre forze», ha affermato Trump.

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«La sua morte indebolisce ulteriormente al-Qaeda nella Penisola arabica e il movimento globale di al-Qaeda, e ci avvicina all'eliminazione delle minacce che questi gruppi rappresentano per la nostra sicurezza nazionale», ha aggiunto. Trump non ha fornito informazioni sulla data del raid aereo che ha portato all'uccisione di al-Rimi, ma nei giorni scorsi il New York Times aveva anticipato la notizia della morte di al-Rimi il mese scorso.



IL FOCUS
NEW YORK Sulla sua testa c'era una taglia di dieci milioni di dollari. Forse questo ha spinto una fonte a contattare la Cia e rivelare dove si nascondeva Qasim al-Raymi, uno dei terroristi più temuti nel firmamento dell'estremismo islamico. Per vari mesi la Cia ha tenuto sotto controllo l'individuo, nelle vicinanze di Sanaa, capitale dello Yemen, e lo scorso 8 gennaio lo avrebbe ucciso con un bombardamento via drone. La morte di al-Raymi non è stata confermata ancora dal Pentagono, ma Donald Trump ha fatto capire nei suoi tweet che non ci sarebbero dubbi che il 41enne capo di Al Qaeda in the Arabian Peninsula (Aqap) sia stato ucciso.
L'esecuzione del terrorista rappresenta un grave colpo per Al Qaeda, poiché al-Raymi racchiudeva in sé due elementi molto apprezzati dai membri del gruppo estremista: era giovane e aveva una lunga esperienza di combattente. Negli anni Novanta era stato in Afghanistan, poi era tornato nello Yemen dove era stato arrestato per un tentato omicidio dell'ambasciatore americano. Uscito di prigione aveva combattuto contro il gruppo rivale Isis. Nel 2009 aveva organizzato il complotto che avrebbe dovuto concludersi con l'esplosione di un aereo di linea americano sui cieli di Detroit. Per fortuna, il martire, il 23enne nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, non riuscì a fare esplodere la bomba che gli era stata cucita nelle mutande: l'ordigno si infiammò, causandogli ustioni e bruciando parte del suo sedile, ma non esplose. Al-Raymi aveva comunque dimostrato di avere le giuste credenziali terroristiche e la capacità di raccogliere intorno a se i resti frantumati di al Qaeda e guidarla nella sua guerra all'ultimo sangue contro l'Occidente.

LE ESECUZIONI
La sua probabile uccisione viene dopo altre due esecuzioni di avversari degli Stati Uniti, il capo ideologico dell'Isis, Abu Bakr al-Baghdadi ucciso a ottobre, e il generale a capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane Qasim Soleimani, ucciso lo scordo 3 gennaio. Questi ultimi due attacchi tuttavia stanno avendo conseguenze impreviste. Un vasto rapporto presentato all'Onu nei giorni scorsi e corroborato dalla testimonianza dell'inviato speciale Usa per la lotta all'Isis, James Franklin Jeffrey, rivela che l'Isis si sta riformando nella regione nord est dell'Iraq. Il gruppo terrorista che aveva creato un califfato a cavallo fra l'Iraq e la Siria, si è anche trovato un nuovo capo, e si tratta proprio dell'ex braccio destro di al-Baghdadi, Amir Muhammad Said Abdal Rahman al-Mawla, che ora verosimilmente prende il posto di al-Raymi come terrorista più ricercato. Subito dopo l'uccisione di al-Baghdadi si era diffusa la notizia che il nuovo capo si chiamava Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi, ma pare che quello fosse uno pseudonimo proprio di al-Mawla.

La preoccupazione espressa dal rapporto dell'Onu, e confermata da funzionari dell'antiterrorismo Usa, è che Isis abbia ancora circa 14-18 mila combattenti a sua disposizione, oltre a un patrimonio intatto di oltre 100 milioni di dollari, con i quali può riorganizzarsi: «Siamo preoccupati» ha confermato Jeffrey. Secondo l'inviato Usa, la situazione è complicata anche dal fatto che dopo l'attacco contro l'iraniano Soleimani, le truppe Usa debbono «essere primariamente concentrate sulla propria protezione», nell'ipotesi di possibili contrattacchi delle milizie pro-Teheran. (Anna Guaita)
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