Strasburgo, notte di terrore: «Sparava raffiche sulla folla sembrava un film di guerra»

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Strasburgo, notte di terrore: «Sparava raffiche sulla folla sembrava un film di guerra»

di Italo Carmignani

dal nostro inviato
STRASBURGO «Mio figlio è lì, in centro, vi prego fatemi passare, vi prego, vi prego. Non ho notizie e ho paura, tanta paura». Un lampo attraversa lo sguardo di Annie, una mamma ferma al bordo di una tragedia che ancora non conosce. Piange, bloccata davanti alle transenne della polizia francese, un agente la consola, ma non arretra. «No», continua a ripetere, non può farla passare, oltre quella striscia di plastica bianca e rossa non si va, è una frontiera invalicabile. Oltre quella barriera di polietilene è successo di tutto. È successo qualcosa che Strasburgo non avrebbe mai immaginato, qualcosa che segnerà la sua storia per sempre. Con in faccia la paura, i turisti escono dalla zona rossa, delimitata come fosse un terremoto.
L'INCREDULITÀ
Uno di loro, Michel, arriva dalla zona di fuoco. «Incredibile, incredibile, mi tremano ancora le mani. È successo tutto così in fretta. Cinque minuti, una sparatoria pazzesca, poi quei tre corpi in terra. Ho avuto davvero paura. Erano stesi senza vita, attorno a loro altri feriti. Sembrava una guerra, di quelle che si vedono solo nei film prosegue colpi di fucile a ripetizione, non sapevo che fare. Ho cominciato a correre, ma solo ora mi rendo conto che poteva essere peggio. Sono vivo e non so ancora come ho fatto. Scusa, ma adesso devo chiamare la mia mamma».
Elsa è di Salerno, capelli raccolti con una crocchia, parla e trema. Non sa bene se sia l'effetto del freddo o della paura. Vive a Strasburgo da qualche mese. «Mi trovavo dopo il ponte della stazione, assieme a degli amici, quando un ragazzo in bici ci ha gridato di tornare subito indietro perché c'erano stati degli spari. Paura? Certo, ma anche incredulità. Strasburgo è stata violata, sembrava immune. Solo quando c'è stato il Bataclan a Parigi qui c'era stata una retata alla moschea, ma poi più nulla. Forse per questo nessuno se lo aspettava».
LE VOTAZIONI
Vestita da festa, Strasburgo si era preparata ad accogliere la riunione del Parlamento, la sessione che chiude l'anno. All'ordine del giorno, tanti temi tra cui quello dei migranti. Molti giornalisti e parlamentari si trovavano all'interno del palazzo dove erano in corso le votazioni. Immediato lo sbarramento. Nessuno entra o esce più. Un messaggio arriva ai funzionari del Parlamento, sopra c'è scritto: «Restate calmi, nessuno si può muovere fino a nuovo ordine». Sembra un fortino sotto assedio e la paura è più veloce delle parole. Quando la temperatura si avvicina allo zero e la città s'imbalsama di brina, attorno alle transenne ormai c'è una folla. Chi esce dal circuito del terrore ha la faccia bianca del panico e l'animo in subbuglio. «Non posso credere sia successo, vivo a Strasburgo da tanti anni racconta Pierre, un ragazzone alto, fisico piazzato e mai ho avuto così paura. Colpi di fucile, sì. Li ho sentiti bene, ma non ero sul posto. C'è stato un fuggi fuggi, ho visto gente che correva in preda al terrore, altri più calmi. La polizia mi ha fermato subito e con modi spicci mi ha perquisito. Capisco, erano molto agitati. Capisco, forse anche loro avevano paura. Nessuno sapeva cose fosse accaduto veramente, nessuno. Perciò gli agenti hanno pensato che tutti noi potessimo essere coinvolti. Capisco, perché avevo paura anche io».
LE LACRIME
Il suo amico è un americano di New York, erano insieme al momento della sparatoria. «Ero a New York quando ci sono stati gli attentati di Parigi racconta , mai avrei immaginato potesse accadermi qui a Strasburgo di essere coinvolto così in una sparatoria. Ho fatto il militare negli Usa, ma so che in questi casi non bisogna intervenire, solo le forze di polizia devono operare, noi non possiamo fare nulla. Solo obbedire agli ordini. Sì, anch'io sono stato bloccato e perquisito». Mamma Annie continua a piangere davanti al poliziotto, ma è commossa, il figlio l'ha chiamata. È salvo e sta bene. Strasburgo, l'elegante cittadina immersa nel verde e nelle sue buone maniere, molto meno.
 
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Mercoledì 12 Dicembre 2018, 07:31






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