Sanzioni alla Russia, frenata sul gas: gli Usa aprono all’Italia

«Comprendiamo le preoccupazioni». Call tra Biden, Draghi, Macron e Scholz

Lunedì 21 Febbraio 2022 di Marco Conti e Gabriele Rosana
Sanzioni alla Russia, frenata sul gas gli Usa aprono all Italia

«Anche all’Italia non si può negare di avere le proprie preoccupazioni, lo facciamo tutti, fa parte di questo processo». Kamala Harris, numero due della Casa Bianca, riconosce, pragmaticamente, che non possono esserci sanzioni contro Mosca studiate in una capitale e subite da un’altra. Trovano quindi “cittadinanza” anche a Monaco i dubbi espressi dal presidente del Consiglio Mario Draghi di imporre sanzioni al settore energetico russo senza tener conto che la dipendenza dell’Italia dal gas russo è maggiore di quella di molti Paesi europei. «L’Italia - ha aggiunto la vicepresidente Usa - è molto presente nei colloqui su come procedere per arrivare allo scopo di dissuadere la Russia dall’invadere».

LO SPIRAGLIO

Una “presenza”, quella italiana, che nel fine settimana potrebbe ulteriormente concretizzarsi in un incontro a Mosca di Draghi con Vladimir Putin. A chiederlo è stato il presidente russo, ma in agenda non c’è ancora una data precisa e a Roma si procede con cautela per evitare strumentalizzazioni. Nei giorni scorsi, era stato lo stesso Putin a rassicurare Draghi sulle forniture di gas, ma se l’obiettivo di Mosca era quello di aprire un varco tra gli alleati, è fallito perché, come ha sottolineato Draghi, «la compattezza dell’Occidente è fuori discussione». L’Italia, come la Francia e la Germania, continua a lavorare per tenere aperto lo spiraglio diplomatico nella convinzione che solo l’avvio dell’attuazione degli accordi di Minsk possa far calare la tensione. Se ne parlerà anche nel corso della telefonata che il presidente Usa ha programmato con Macron e col cancelliere tedesco Olaf Scholz per fare il punto della situazione, dopo la telefonata del presidente francese al Cremlino.

Nella terza e ultima giornata della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, l’appuntamento annuale che riunisce il gotha della diplomazia planetaria, va in scena la sintonia transatlantica sul pacchetto con cui l’Occidente vuole scoraggiare Vladimir Putin dall’aggressione. «Abbiamo messo in campo delle sanzioni imponenti, se non le più imponenti di sempre, contro l’economia russa e il suo governo», ma per il momento «crediamo ancora nel loro effetto deterrente» per dissuadere Mosca da un attacco in Ucraina, ha assicurato la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, mentre il capo del Consiglio europeo Charles Michel ha ribadito che l’Ue discuterebbe senza alcun ritardo le misure punitive durante un summit straordinario.

 

Ma è sui tempi (e sulla natura delle sanzioni) che restano i distinguo. Ieri l’Ucraina è tornata a premere sull’acceleratore e a chiedere sanzioni preventive: «La Russia va fermata adesso. È tempo di agire. Stiamo vedendo come si stanno evolvendo le cose», ha detto il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba che insiste ulteriormente sulle misure preventive. Un messaggio che Kuleba porterà anche questa mattina a Bruxelles, dove si riuniscono i ministri degli Esteri dei Ventisette per un nuovo confronto sull’escalation a est e sul pacchetto che la Commissione europea sta mettendo a punto consultando gli Stati membri e in sintonia con il Tesoro americano: si va dallo stop ai visti e dal congelamento di conti correnti e beni all’estero dell’establishment vicino a Putin al divieto di compiere transazioni con i principali istituti di credito russi (ma una delle opzioni finora più radicali prevederebbe di tagliare fuori Mosca dal sistema internazionale di pagamenti Swift), dallo stop indefinito all’attivazione del gasdotto Nord Stream 2 fino al divieto di export di componentistica tech prodotta in Europa.

L’impatto sulle imprese che fanno affari con la Russia sarà notevole e l’allarme sulle forniture energetiche è alto, visto che l’Ue dipende da Mosca per il 40% della sua domanda, soprattutto in una congiuntura in cui i prezzi del gas sono già alle stelle: «Le sanzioni colpiranno duramente anche la nostra economia, questo è chiaro pure alle aziende tedesche», ha ammesso ieri il vice-cancelliere di Berlino Robert Habeck. Tanto che le diplomazie Ue, con l’Italia in prima linea, sono al lavoro per tenere al riparo dalle conseguenze i Paesi più esposti, come il nostro, e i settori più vulnerabili, dal lusso all’energia. Timori ben presenti nei contatti di queste ore.

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