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Russia, sanzioni subito: Ue divisa. Anche Biden prende tempo

Borrell parla di un «pacchetto pronto», ma per il via libera serve l’unanimità

Martedì 22 Febbraio 2022 di Flavio Pompetti
Sanzioni subito, Ue divisa. Biden prende tempo

Il contropiede con cui Vladimir Putin riconosce l’indipendenza delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk mette alle strette l’Europa sulle sanzioni contro Mosca. Il discorso del presidente russo arriva mentre a Bruxelles si è da poco conclusa una riunione-fiume del Consiglio Affari esteri con la partecipazione del ministro ucraino Dmytro Kuleba. Il vertice finisce però prima della svolta di giornata. L’imminente riconoscimento dei territori indipendentisti da parte della Russia è già nell’aria quando, a sera, l’Alto rappresentante Josep Borrell interviene dal podio della sala stampa: «Se così fosse, metterò le sanzioni sul tavolo perché i ministri possano decidere», dice il capo della diplomazia europea. Parole che sembrano una fuga in avanti, appena pochi minuti prima dell’intervento di Putin. 

LA CONDANNA

Mentre il premier polacco Mateusz Morawiecki chiede la convocazione di un summit straordinario dei leader dei Ventisette che potrebbe tenersi già questa settimana, in un comunicato congiunto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e quello del Consiglio europeo Charles Michel condannano la mossa del Cremlino: «Il riconoscimento delle due entità separatiste è una chiara violazione del diritto internazionale, dell’integrità territoriale dell’Ucraina e degli accordi di Minsk. L’Unione e i suoi partner reagiranno con solidarietà, fermezza e determinazione in solidarietà con Kiev». Michel e von der Leyen promettono sanzioni individuali «contro chi è coinvolto in questo atto illecito». Non è chiaro se questa formulazione possa ricomprendere anche Putin.

Di fatto non innesca ancora la reazione su larga scala promessa nei giorni scorsi, quel «pacchetto pronto» di cui parla Borrell e adatto a ogni evenienza che dovrà essere approvato all’unanimità dai governi. L’interrogativo sul tipo di sanzioni da mettere in campo non è facile da sciogliere. Bruxelles e gli Stati membri hanno infatti finora escluso l’adozione di misure preventive, chiarendo che le sanzioni «senza precedenti» in grado di mettere in ginocchio l’economia russa saranno adottate solo in caso di invasione dell’Ucraina da parte degli oltre 150mila militari di Mosca ammassati al confine e non invece - come pure invocato da Kiev - in maniera preventiva. Di misure punitive in caso di riconoscimento degli indipendentisti filorussi del Donbass, del resto, non si sarebbe parlato neppure nel corso dell’incontro di ieri, fanno trapelare fonti diplomatiche citate dal Wall Street Journal. Al massimo, era stata ipotizzata l’adozione di una dichiarazione congiunta in reazione alla strategia del Cremlino.

 

LE REAZIONI

«Avevamo previsto un simile sviluppo, e siamo pronti a reagire con la durezza necessaria- è il primo commento della Casa Bianca, tramite la portavoce Jean Psaki – Il presidente Biden emetterà presto un ordine esecutivo, che si aggiungerà alle sanzioni già minacciate in precedenza nel caso di un’invasione rdell’Ucraina». 
L’ipotesi di una “invasione limitata” era stata discussa in dettaglio nella conferenza sulla Sicurezza a Monaco la scorsa settimana. Insieme al riconoscimento delle due province separatiste, si era discusso della possibilità alternativa che Putin volesse occupare un corridoio di collegamento tra la Crimea e la Russia, o che puntasse a intensificare gli attacchi cibernetici mentre i bombardieri russi avrebbero colpito in modo selettivo le postazioni militari ucraine, come gli Usa hanno fatto in Serbia nel 1999. 

I tre scenari erano visti come una provocazione del presidente russo per vedere se la compattezza della risposta occidentale sarebbe sopravvissuta, anche di fronte ad una violazione limitata del territorio ucraino. La possibilità che uno dei tre scenari divenisse reale era tale che il segretario di Stato Anthony Blinken si era espresso in maniera preventiva. Aveva detto che un eventuale riconoscimento russo delle province indipendentiste «proietterebbe ulteriori dubbi sulla supposta disponibilità a continuare a perseguire soluzioni diplomatiche per arrivare ad una conclusione pacifica della crisi.

In questo caso ci sarà bisogno di una ferma e pronta risposta da parte degli Stati Uniti, in piena cooperazione con i suoi alleati e i suoi partner». Il ritardo di una risposta da Washington dopo gli sviluppi di ieri a Mosca dipende probabilmente dall’intensa attività di consultazione che la diplomazia statunitense sta intessendo, per verificare se l’annuncio di Putin è sufficiente per motivare e ricostruire lo stesso consenso che si era creato intorno alle sanzioni, nel caso che le truppe russe si fossero spinte fino a Kiev. 

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