Putin «pronto a trattare» con l'Ucraina, Mosca non smentisce: l'indiscrezione della Tass

L'agenzia di stampa ufficiale russa cita una frase pronunciata dallo Zar al presidente turco Erdogan

Martedì 27 Settembre 2022 di Cristiana Mangani
Putin «pronto a trattare» con l'Ucraina, l'indiscrezione della Tass. E Mosca non smentisce

Vladimir Putin potrebbe riprendere i negoziati con l’Ucraina. Lo zar lo ha ammesso durante i colloqui con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Samarcanda. E la notizia, questa volta, potrebbe essere vera, perché è stata diffusa dalla Tass che ha citato il ministro degli Esteri di Ankara Mevlüt Cavusoglu. Il presidente russo avrebbe deciso di riaprire alle trattative in seguito al lavoro di mediazione che sta attuando da tempo Erdogan, il cui obiettivo è di portare intorno al tavolo delle trattative gli stessi Putin e Volodymyr Zelensky. Spiega Cavusoglu nella conferenza stampa al Japan national press Club a Tokyo, che «l’obiettivo turco è quello di riunire i due leader per garantire che le decisioni siano prese al livello di leader. Il mondo intero paga il prezzo della guerra».

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E aggiunge: «Come Turchia, non abbiamo perso la speranza, continueremo i nostri sforzi».
La diplomazia, dunque, insiste ancora affinché si trovi una soluzione al conflitto. Anche se Putin ogni giorno riserva una nuova sorpresa e, ieri, ha concesso la cittadinanza russa a Edward Snowden, ex dipendente della National security agency che aveva svelato i programmi di sorveglianza di massa negli Stati Uniti. Accusato dal dipartimento di Giustizia americano di aver violato l’Espionage act e di furto di proprietà del governo, nel giugno del 2013 era fuggito in Russia, dove, dopo essere rimasto per un mese in un terminal dell’aeroporto per essersi presentato con un passaporto invalidato, aveva ottenuto diritto d’asilo. 

 

L’ANNESSIONE

Se non bastasse, il Cremlino si prepara anche a dichiarare l’annessione di quattro regioni nel sud-est dell’Ucraina. Oggi sarà l’ultimo giorno in cui a Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson gli abitanti delle zone occupate saranno chiamati a esprimersi sul referendum pro-Mosca, liquidato come una farsa da Kiev e dagli occidentali: una vittoria disegnata a tavolino da Putin per mascherare le difficoltà del suo esercito sul terreno e soprattutto le crescenti proteste in patria contro la mobilitazione per il fronte. Che avrebbero provocato la fuga dal Paese di ben 260mila persone. Tanto che, per tentare di calmare le acque, il Cremlino è stato costretto ad ammettere che sono stati commessi degli «errori» nel reclutamento.
L’esito della consultazione verrà comunicato nei prossimi giorni. Quanto all’annuncio dell’adesione alla Russia, secondo Mosca, avverrà a «tempo debito», dopo l’espletamento delle procedure legali del caso, ma l’annessione di questa parte del territorio ucraino è considerata di fatto già acquisita, per inquadrare la controffensiva ucraina nell’area come un attacco alla Russia stessa.

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LE TENSIONI

Intanto, dopo le tensioni e gli arresti, la piazza si è fatta sentire anche in alcune regioni abitate dalle minoranze etniche, come il Daghestan. Oltre cento gli arresti dopo gli scontri tra manifestanti e polizia. In Siberia un 25enne ha aperto il fuoco in un ufficio di leva ferendo il comandante. Su Telegram il governatore della regione Igor Kobzev ha fatto sapere: «A Ust-Ilimsk, un giovane ha sparato all’ufficio di arruolamento militare. Il commissario militare, Alexander Vladimirovich Eliseev, è in terapia intensiva in condizioni estremamente gravi. L’assassino è stato arrestato e sarà punito». Secondo gli ucraini, le nuove reclute verrebbero inviate direttamente al fronte senza addestramento. Di fronte a questo caos il Cremlino ha ammesso che sono stati commessi «errori» negli sforzi per la mobilitazione, ma la colpa è stata attribuita alle «autorità di diverse regioni, che non hanno eseguito correttamente gli ordini» convocando molti civili che non avevano i requisiti. 
 

Ultimo aggiornamento: 09:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA