Putin, le mosse dello Zar dopo la ritirata da Kherson: una nuova strategia per rispondere all'avanzata di Kiev

Il dietrofront non palesa le intenzioni di Mosca di sotterrare l'ascia di guerra quanto la volontà di riorganizzarsi, preparandosi anche ad affrontare possibile “svolte”

Venerdì 18 Novembre 2022 di Gianluca Cordella
Putin, le mosse dello Zar dopo la ritirata da Kherson: una nuova strategia per rispondere all'avanzata di Kiev

Chi credeva che la ritirata russa da Kherson fosse un primo, decisivo passo verso la fine del conflitto con l'Ucraina evidentemente si sbagliava. Prova ne sono i bombardamenti russi che da qualche giorno a questa parte sono ripresi incessanti. Con un obiettivo quasi “monotono”: distruggere i centri dell'energia per mettere in ginocchio il Paese. La verità, stando a quanto affermano gli analisti, è che la ritirata dalla sponda ovest del fiume Dnepr è stata una mossa obbligata (anche se attentamente ponderata) che non palesa le intenzioni di Mosca di sotterrare l'ascia di guerra quanto la volontà di riorganizzarsi, preparandosi anche ad affrontare possibile “svolte” nella strategia delle truppe di Kiev. Secondo fonti vicine ai vertici della Difesa britannica, Vladimir Putin adesso sta dando la priorità «alla riparazione dei mezzi danneggiati, alla riorganizzazione delle truppe e alla preparazione di nuove linee difensive» contro la rilanciata onda d'urto ucraina. Non a caso stanno fiorendo le nuove trincee, scavate non solo vicino al confine con la Crimea ma anche in luoghi strategici tra Donetsk e Luhansk, fino a 60 chilometri dietro l'attuale linea del fronte.

«Nell'attuale contesto il controllo del territorio non è importante – ha spiegato l'esperto militare russo Vasily Kashin -, ciò che conta è ridurre al minimo le proprie perdite e aumentare quelle del nemico, distruggendone l’economia. La nuova strategia di Mosca è soffocare l’Ucraina, distruggendo gradualmente le infrastrutture e aumentando i costi per i suoi alleati occidentali». Un'analisi che si sposa perfettamente con i bombardamenti mirati sui poli energetici degli scorsi giorni. Il presidente Volodymyr Zelensky ieri ha ammesso che quasi 10 milioni di ucraini sono rimasti senza elettricità.

Il tutto con gli ultimi missili che sono stati lanciati durante le prime nevicate della rigida stagione ucraina. Probabile dunque che Putin a questo punto voglia aspettare la prossima primavera per rilanciare le operazioni militari su vasta scala. Continuando nel frattempo a fiaccare la resistenza locale tagliando i rifornimenti energetici. L'Ucraina, dal canto suo, ha detto di non volersi fermare nemmeno con il meteo ostile. Due gli scenari possibili, che non si escludono a vicenda: un tentativo di guadare il Dnepr, sfondando sulla riva sinistra occupata dai russi (gli Stati Uniti sarebbero pronti a fornire battelli blindati per realizzare l'operazione), o l'attacco in Crimea per tagliare le linee di approviggionamento dei russi. Strategia questa che potrebbe giovare proprio della liberazione di Kherson: da questa distanza è possibile bombardare direttamente le basi a Nord della Crimea.

Ovviamente la guerra di logoramento piace poco agli alleati, in qualche modo “incatenati” nel lungo periodo alle forniture di aiuti militari per l'esercito di Zelensky. Ma se da un lato la Russia sembra lontanissima da quella superpotenza che avrebbe dovuto - secondo lo Zar - conquistare il Paese in poche settimane, l'Ucraina - per quanto ringalluzzita dalla liberazione di Kherson  - non sembra in grado di liberare completamente i territori occupati. Ragion per cui la prospettiva della guerra di lungo periodo sembra ancora l'unica possibile. Al netto del verificarsi di condiziioni straordinarie che possano portare i leader a sedersi intorno al tavolo delle trattative.

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Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 10:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA