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Oligarchi russi, Abramovich & Co: chi sono gli "intoccabili" che sfuggono alle sanzioni e perché

Le potenze occidentali hanno congelato beni degli oligarchi russi per oltre 200 miliardi di dollari. Ma ci sono nomi di super-ricchi vicini al Cremlino che non compaiono in nessuna lista. Ecco perchè

Giovedì 31 Marzo 2022
Oligarchi russi, Abramovich & Co: chi sono gli "intoccabili" che sfuggono alle sanzioni e perchè

Sanzioni sì, ma non per tutti. Mentre ammontano a oltre 200 miliardi di dollari i beni degli oligarchi russi congelati da Stati Uniti, Europa e Inghilterra come ritorsione per la guerra in Ucraina c'è un gruppo di uomini, potentissimi e intoccabili che sfugge alle sanzioni occidentali. Secondo Bloomberg, solo la metà dei 20 uomini più ricchi della Russia sono stati sanzionati, lasciando a un gruppo di super ricchi russi la possibiiltà di continuare a operare indisturbati sul mercato globale.

Il motivo? Il fatto che molti magnati hanno interessi intrecciati in settori per noi strategici e c'è il rischio che la sanzione si trasformi in un boomerang che fa più danni a chi la emana rispetto a chi la riceve. E poi ci sono le ragioni politiche. Come quelle che stanno spingendo gli Stati Uniti a non sanzionare il multimiliardario Abramovich, recentemente al centro di un giallo internazionale per il suo possibile avvelenamento a seguito del suo intervento come mediatore ai colloqui di pace tra Russia e Ucraina.

Chi sono gli "intoccabili" sfugge alle sanzioni occidentali 

Colpire i miliardari per colpire Putin. È questa la strategia che le potenze occidentali hanno adottato sin dalle prime ore di guerra. Ma se si prende la lista degli oligarchi più ricchi della Russia si vedono i limiti di questa azione deterrente: il Regno Unito ne ha sanzionati 10, l'Unione Europea 9 e gli Stati Uniti solo 4. 

Scorrendo i nomi, solo tre uomini figurano in tutte e tre le liste, mentre quattro dei cinque uomini più ricchi non compaiono da nessuna parte. Sono il dirigente dell'energia Leonid Mikhelson, il magnate dell'acciaio Vladimir Lisin e Vagit Alekperov, presidente del gigante petrolifero Lukoil PJSC. A capo di tutti, tra gli invisibili sfuggiti alle black list c'è il potente Vladimir Potanin, l'uomo più ricco del paese, un magnate dei metalli con un patrimonio stimato di 30 miliardi di dollari il 18 febbraio.

 

Perchè le sanzioni non colpiscono tutti 

Ma perché alcuni nomi mancano all'appello? Una prima falla è proprio nell'esistenza di più liste, emanate da diverse autorità. Di fatto può capitare che un oligarca sia nella lista del Regno Unito, ma non in quella europea o statunitense e questo riduce il potere deterrente delle sanzioni. Senza contare che anche Australia, Canada e Giappone hanno le proprie liste.

La mancanza di alcuni nomi nelle black list non è frutto di una  distrazione. Molti esperti confermano che la decisione di non sanzionare alcuni degli uomini più ricchi della Russia è almeno in parte legata alle loro partecipazioni importanti in grandi società di energia, metalli e fertilizzanti. "Ci sono ragioni per inseguire alcuni oligarchi e ci sono ragioni per tenerne in sospeso alcuni" ha spiegato John Smith, l'uomo che ha guidato l'unità delle sanzioni del Tesoro degli Stati Uniti, l'Office of Foreign Asset Control (OFAC) fino a maggio 2018, ed è ora un partner dello studio legale Morrison & Foerster a Washington. "Può essere che non si ritiene che questi uomini siano vicini al processo decisionale del Cremlino o perché potrebbero essere troppo difficili da sanzionare all'inizio, e i governi vogliono sviluppare un piano prima di premere il grilletto". 

Gli Stati Uniti hanno imparato la lezione del 2018, quando hanno sanzionato il miliardario Oleg Deripaska , che controllava la United Co. Rusal International PJSC, la più grande azienda mondiale di alluminio al di fuori della Cina. Una mossa che fece schizzare in alto i i prezzi globali, e la crisi rientrò solo0 un anno dopo, quando Deripaska ha accettato di rinunciare al controllo di Rusal.

Questa volta un caso simile è stato quello di Alisher Usmanov sanzionato unitariamente da Stati Uniti, Regno Unito e UE. Usmanov possiede il 49% di USM, il gruppo che controlla Metalloinvest un grande produttore di acciaio e ferro. Bloccare questa società sui mercati occidentali avrebbe avuto un impatto importante sui prezzi. Per questo il Tesoro degli stati Uniti il giorno dopo aver emesso le sanzioni si è apprestato a rilasciare licenze che consentono a qualsiasi società di cui detiene la maggioranza, direttamente o indirettamente, di continuare a operare.

Chi è Potanin, l'uomo più ricco della Russia che non compare in nessuna black list 

È uno degli uomini più ricchi della Russia, giocava a Hockey con Putin e ha aiutato il Cremlino ad  organizzare le Olimpiadi di Sochi nel 2014. Eppure il suo nome non compare in alcuna black list: Potanin è il re degli intoccabili. Il motivo è presto detto: con il 36% delle azioni di MMC Norilsk Nickel PJSC, l'ioligarca è il maggiore azionista di una società che rappresenta circa il 10% del nichel raffinato e il 40% della produzione mondiale di palladio, fondamentale per la produzione di semiconduttori, già scarsamente disponibili prima della guerra. Sanzionarlo potrebbe infliggere un duro colpo alle supply chain globali che utilizzano chip, un effetto a cascata in tutti i settori, dall'automotiv all'hi tech. Sarebbe un boomerang insomma. 

Come lui anche Mikhelson, il secondo uomo più ricco della Russia manca all'appello dei sanzionati. A renderlo "immune" alle sanzioni circa un quarto di Novatek PJSC, il più grande produttore di gas non statale in Russia e uno dei principali fornitori in Europa. 

Il caso Abramovich "graziato" dagli Usa: utile per la pace 

Tra i miliardari sfuggiti alla morsa statunitense c'è anche il miliardario patron del Chelsea Abramovich. Mentre Europa e Regno Unito lo hanno sanzionato, il Tesoro degli Stati Uniti non ha ancora agito contro di lui. La decisione è stata presa dall'alto per ragioni diplomatiche: a chiedere di "graziarlo", secondo il Wall Street Journal, è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in persona, durante una telefonata al presidente degli Stati Uniti Joe Biden con la motivazione che potrebbe rivelarsi importante per facilitare un accordo con la Russia. Il miliardario, con un patrimonio stimato di 14,5 miliardi di dollari, infatti ha partecipato personalmente ai colloqui di pace. Il suo ruolo nella trattativa però non è ancora chiaro, mentre continuano le indagini circa il suo possibile avvelenamento che sarebbe avvenuto il 3 marzo a seguito dell'incontro tra le delegazioni ucraina e russa in Bielorussia.

Ultimo aggiornamento: 13:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA