Usa, trova la nave del tesoro: è in cella da 5 anni per non rivelare dove ha nascosto lingotti per 300 milioni

Lunedì 21 Dicembre 2020 di Flavio Pompetti
Usa, trova la nave del tesoro: è in cella da 5 anni per non rivelare dove ha nascosti lingotti per 300 milioni

Prigioniero da cinque anni in un carcere di Milan nel Michigan, Thomas Thompson è umiliato e privato della libertà, ma non è sconfitto. Al contrario, si sente il vero vincitore nella guerra che lo vede opposto al giudice che l'ha condannato, e ai creditori che lo inseguono da più di trent'anni. Come un novello Conte di Montecristo nella sua prigione nell'isolotto di Chateau d'If, Thompson tiene stretto il segreto del tesoro che lo farà ricco il giorno in cui potrà uscire di galera, mentre il giudice Algenon Marbley continua ad inasprire la carcerazione nell'attesa di un pentimento e della rivelazione del nascondiglio dove è custodito l'oro.

Thompson è un cacciatore di tesori, socio onorario di una genia di imprenditori con le scintille agli occhi, che inseguono il sogno della ricchezza immediata scorrazzando nel tratto di mare tra l'Atlantico meridionale e le isole Antille. Nel 1988 la fortuna gli ha sorriso con il ritrovamento della SS Central America, un battello a vapore spinto da una ruota a pale, che si era inabissato alla profondità di 2.300 metri davanti alla costa della Carolina del sud nel 1857, con un carico a bordo di dieci tonnellate d'oro, del valore di 292 milioni dollari al cambio odierno. L'oro era stato estratto e lavorato dai giacimenti intorno a san Francisco, e viaggiava alla volta di New York, insieme ad un equipaggio di 578 persone, delle quali 420 perirono nel naufragio. Dietro la spedizione per il recupero c'era un gruppo di 167 investitori che aveva contribuito la somma di 12,7 milioni di dollari per allestire la nave da ricerca, e il modulo sottomarino Nemo, disegnato dallo stesso Thompson, che servì ad avvicinare il relitto e vuotarlo di parte del prezioso contenuto.

Nessuno dei soci, tra i quali figurano famigliari e amici dell'avventuriero, e persino un giornale dell'Ohio in difficoltà finanziarie al tempo, ha mai visto un solo dollaro di ritorno. Thomas era riuscito e recuperare circa due tonnellate d'oro, quando in uno dei viaggi di ritorno al porto, fu fermato dalla denuncia di trentanove ditte che avevano assicurato il contenuto della nave al tempo della spedizione, e che avevano pagato ricchi premi agli armatori dopo il disastro. La battaglia legale durò circa dieci anni, e quando si risolse con l'assegnazione a Thompson del 92% del valore del bottino salvato dal mare, questi dichiarò che l'intero ammontare copriva a malapena le spese legali che aveva dovuto sostenere.

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LA SVOLTA
Il pirata è invece è diventato ricco. Nel 2000 ha venduto un lotto di lingotti del valore di 52 milioni di dollari, e il tribunale che si è in seguito interessato del caso, ha trovato un conto bancario di 4,9 milioni di dollari a lui intestato nelle isole Cook. L'ultimo contenzioso ancora in atto riguarda 500 monete d'oro che erano ancora certamente in suo possesso. Thompson dice che la sua fidanzata le ha consegnate in Florida ad un intermediario anonimo che avrebbe dovuto venderle ma che le ha fatte sparire. I creditori non bevono la storia, e nemmeno il tribunale che nel 2015 aveva patteggiato con lui due anni di reclusione e una multa di 250.000 dollari, in cambio della sua collaborazione per la consegna delle monete. Dal momento della condanna, e di fronte al suo rifiuto a rispettarne i termini, il giudice Marbley ha imposto una penale di 1.000 dollari al giorno, fino a che la volontà del reo non si piegherà al pentimento e alla restituzione, e nel frattempo rifiuta di farlo uscire di galera. Il debito è cresciuto fino a 1,7 milioni di dollari, ma il prigioniero tiene la bocca cucita, in una battaglia di nervi e di carte bollate che per il momento lo vede al tempo stesso vincitore ma sconfitto, in quanto galeotto.

 


 

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