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Russia, torna lo scudo Nato. L'Alleanza blinda l’Europa: 300 mila soldati in campo. Mosca: «Il rischio cresce»

«Più fondi, non saranno soldati di carta». Via libera all’ingresso di Svezia e Finlandia

Mercoledì 29 Giugno 2022 di Cristiana Mangani
La Nato si rafforza: «Russia è minaccia diretta». Mosca: l'allargamento è una mossa destabilizzante

L’apertura a Finlandia e Svezia, il potenziamento delle forze da schierare sul campo (da 40 mila a 300 mila) e la nuova strategia da adottare per “contenere” l’asse Russia-Cina. La Nato diventa globale. Durante il vertice di Madrid vengono ridisegnate le nuove “cortine di ferro”: si spazia dal mar Baltico all’Oceano Pacifico, si pensa anche al clima, sviluppando le armi economiche e militari. Con due protagonisti indiscussi: gli Stati Uniti che esercitano sempre di più il ruolo di “deus ex machina” sull’Europa, e la Turchia che apre a Stoccolma e a Helsinky in cambio dell’estradizione di una trentina di “terroristi”, e offre ampia collaborazione «per l’apertura di corridoi per il passaggio del grano». 
È questo lo “Strategic concept”, sostanzialmente le linee guida all’Alleanza per i prossimi dieci, con il quale si ridisegna il ruolo della Nato. Nella consapevolezza che il pericolo può venire da Sud e da Nord: dall’Africa e dall’Artico. 
 

I temi

Il documento approvato definisce la Russia come la «minaccia più significativa e diretta» alla sicurezza degli Alleati e affronta per la prima volta il tema della Cina e delle sfide che Pechino pone alla «sicurezza e ai valori degli Alleati». L’atto precedente risale a una dozzina di anni fa. A quei tempi, la distensione con Mosca sembrava definitiva, al punto da considerare il Cremlino un partner. La Cina non era quasi presa in considerazione. Ma ora, con il conflitto in Ucraina, è tutto cambiato. Il pericolo di una guerra allargata è reale. Si spinge per un riarmo atomico di fatto. Anche se non vuol dire che bisogna rinunciare al Trattato di non proliferazione nucleare, che resta «un baluardo». «Le forze nucleari strategiche dell’Alleanza, in particolare quelle degli Stati Uniti - si sottolinea nello Strategic concept - sono la garanzia suprema della sicurezza dell’Alleanza. Le forze nucleari del Regno Unito e della Francia hanno un proprio ruolo deterrente e contribuiscono in modo significativo alla sicurezza generale dell’Alleanza».

La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov ha avvertito che il suo Paese non è «intimidito» dalla mossa di Usa e Nato e che «risponderà» in virtù delle sue «capacità e risorse», che non mancano. Washington, ha concluso, «avrebbe potuto evitare tale escalation». Con l’ultimo giro di potenziamento, che si aggiunge ai 20mila uomini portati in Europa dopo l’attacco russo in Ucraina, per un totale di 100mila, l’America aumenta unità e mezzi - si va dagli incrociatori in Spagna agli F-35 nel Regno Unito - e per l’Italia significa un battaglione per la difesa aerea a corto raggio composto da 65 militari, come ha chiarito il Pentagono.

Tutto va letto nel quadro del nuovo modulo, un mix di forze effettivamente dislocate nei quadranti caldi dell’est europeo e pre-assegnate (ma di stanza nel Paese di origine). La Nato assicura che non si tratta di «soldati di carta» - promessi ma poi chissà - bensì di truppe che devono rispettare norme comuni di verifica e devono essere suddivise in vari livelli di pronto intervento. «Da 0 a 10 giorni, da 11 a 20 giorni e così via», ha spiegato il Segretario generale Jens Stoltenberg. Le 300mila forze Nato a disposizione del comando supremo andranno a riempire i nuovi moduli - terra, mare, aria, cyber e spazio - e saranno fornite dagli alleati secondo i vari impegni politici assunti dai leader (una lista precisa ancora non c’è).
 

 

 

L'indopacifico

La nuova postura diventerà attiva entro il 2023. L’altra novità, anch’essa definita «storica», è stata la presenza dei leader dei partner dell’indopacifico (Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda) riuniti in una sessione dedicata. L’obiettivo è serrare i ranghi in chiave anti-cinese. Il Dragone, infatti, non viene definito come «nemico» o «minaccia» ma l’ombra lunga - e sinistra - della sua crescita, d’intesa con la Russia, viene vista come una sfida ai valori democratici e agli interessi degli alleati. «La Cina bullizza i suoi vicini e la Nato resta al fianco dei suoi partner in quell’area del mondo», ha precisato Stoltenberg. Insomma, una Nato che protegge i suoi confini tradizionali, ma non solo.

 

 

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 06:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA