Mauritius, disastro ambientale: l'isola chiede aiuto agli esperti marini di tutto il mondo

Lunedì 10 Agosto 2020 di Barbara Savodini
Alcuni scatti de "L Express Maurice", il quotidiano on line dell'isola di Mauritius

Sono drammatiche le immagini della marea nera che, ora dopo ora, si allarga sempre più attorno all'isola di Mauritius, fino a pochi giorni fa considerata tra i luoghi più ameni, incontaminati e paradisiaci del pianeta.

I filmati e gli scatti della Riviere des Creoles, a poca distanza dal punto in cui il cargo MV Wakashio si è incagliato sugli scogli della costa sud-orientale, sono da brividi: uno strato di olio nero e denso sta uccidendo alberi, mangrovie, fauna e vegetazione.
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Come raccontato dalla pagina Instagram Savemauritiusreeef, che oltre ad aver organizzato una raccolta fondi sta documentando il disastro minuto per minuto, anche l'aria è irrespirabile tant'è che sono state già chiuse le scuole.

Incalcolabili i danni per la fauna marina e per la barriera corallina: protetta in quanto considerata, fino a pochi giorni fa, una delle più ricche, vaste e incontaminate al mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Mauritius: catena umana per salvare l'isola con barriere galleggianti

Tutti, sull'isola, stanno dando il proprio contributo per costruire delle barriere galleggianti realizzate con la paglia della canna da zucchero.
Centinaia gli uomini che stanno raccogliendo, anche con mezzi di fortuna, il greggio disperso in mare nel disperato tentativo di recuperare qualche centimetro di spiaggia o di salvare una manciata di mangrovie in più. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Dopo che il premier mauriziano Pravind Jugnauth ha dichiarato lo stato di emergenza ambientale, sono stati chiamati a raccolta i massimi esperti marini di tutto il mondo anche se la situazione è già drammatica.

La nave cisterna trasportava infatti quasi 4mila tonnellate di greggio.

Se la marea nera non dovesse essere arrestata le conseguenze per l'isola sarebbero devastanti, forse irreversibili.

Attualmente, dagli ultimi dati raccolti, sono state asportate dall'imbarcazione soltanto 500 tonnellate di greggio.

L’Express Maurice, il quotidiano on line locale, riporta che le condizioni della MV Wakashio stanno peggiorando e che si sono aperte nuove crepe nella chiglia della nave. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Mauritius avrebbe riaperto i confini il primo settembre: l'isola era stata dichiarata da mesi covid free e il governo stava valutando come far ripartire in sicurezza la stagione turistica dopo una lunghissima, e durissima dal punto di vista economico, chiusura delle frontiere.

Oltre al turismo, la seconda fonte di reddito per il paese è, come noto, la pesca. 
Si tratta della peggior crisi della storia contemporanea dell'isola di Mauritius

Intanto, nel corso di una conferenza stampa, Akihiko Ono, vice presidente esecutivo di Mitsui Osk Lines, proprietaria del cargo, si è "scusato" per la fuoriuscita e per "i grandi problemi causati". Nel corso della stesso incontro con i media, la compagnia ha annunciato un probabile sversamento di almeno mille tonnellate di petrolio.
Il Giappone, come annunciato dal ministro degli Esteri, ha inviato una squadra di soccorritori: il primo gruppo è partito nella giornata di oggi lunedì 10 agosto. Gli ambientalisti, da parte loro, lamentano pesanti ritardi governati e internazionali: l'imbarcazione si è infatti il 25 luglio ma, fino ai primi sversamenti avvenuti in concomitanza con il repentino cambiamento delle condizioni meteo, nessuno è intervenuto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento: 19:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA